lunedì, Settembre 20

Obama a Cuba incontra Raul Castro

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Dopo un arrivo tormentato dalla pioggia e dalla critiche per la mancata accoglienza da parte di Raul Castro, Barack Obama ha incontrato il presidente cubano al Palazzo della Rivoluzione per continuare quel processo di normalizzazione trai due Paesi che ormai va avanti dal 2014. Dopo quasi novant’anni, un presidente americano è tornato a Cuba per un viaggio davvero storico. «E’ il momento giusto per venire a Cuba e per mettere in moto un processo di cambiamento. Ci sarà un cambiamento», ha detto Obama al suo arrivo. «Anche se ci sono ancora significative differenze su diritti umani e libertà individuali, crediamo che venire qui serva a sfruttare al meglio la nostra capacità di spingere per un maggior cambiamento». Ma ammette: «Non ci sono dubbi che questo sia ancora uno Stato a partito unico che esercita il controllo e opprime la dissidenza». Oggi anche la visita al memoriale di José Martí, poeta, scrittore e rivoluzionario, considerato ‘l’apostolo dell’indipendenza cubana’. E Obama gli ha dedicato una frase nel libro delle memorie: «E’ un grande onore rendere omaggio a Josè Marti, che ha dato la vita per l’indipendenza del suo Paese. La sua passione per la libertà e per l’autodeterminazione continua a vivere nel popolo cubano oggi». La visita di Obama viene vista da Mosca come «il rifiuto degli Stati Uniti della politica delle sanzioni nelle questioni internazionali. La Russia è interessata a che l’Avana mantenga buone relazioni con tutti i Paesi vicini, a cominciare dagli Stati Uniti», ha detto il portavoce Dmitry Peskov.

Ma non solo Cuba nell’agenda degli USA. Infatti il Segretario di Stato John Kerry vedrà le due delegazioni che trattano la pace in Colombia: da una parte i negoziatori del governo di Bogotà, guidata da Humberto de La Calle e l’Alto Commissariato per la Pace, Sergio Jamarillo, dall’altra i guerriglieri delle FARC, il gruppo tuttora inserito nella lista nera Usa dei terroristi, a segnare l’ennesimo passo storico dell’amministrazione Obama. I due incontri si svolgeranno in momenti separati ma nella stessa sala dove il 23 settembre scorso il presidente della Colombia Juan Manuel Santos e il capo delle FARC decisero di raggiungere un accordo finale entro sei mesi. Probabile che le FARC chiedano a Kerry di essere tolte dalla lista dei terroristi e di autorizzare la presenza a Cuba di Juvenal Ovidio Ricardo Palmera Pineda, prigioniero in un carcere Usa dove sconta una condanna a 60 anni in isolamento ma considerato dalla delegazione un elemento decisivo per le ultime fasi del negoziato. Ma sembra difficile che gli USA accettino.

Tornando in Europa e precisamente in Turchia, emergono dettagli sul rinvio della partita di calcio a Istanbul tra Galatasaray e Fenerbahce voluto per un allarme attentato. Secondo l’Intelligence infatti l’ISIS voleva colpire per creare lo stesso panico che si è avuto a Parigi con gli attacchi allo Stade de France e non solo il 13 novembre scorso. Si parla di un’azione in grande stile, con un kamikaze che avrebbe colpito al termine della partita, quando i tifosi erano in massa verso le uscite, per poi sparare contro di questi altri colpi. Inoltre secondo l’intelligence si è pensato alla partita solo dopo aver scartato la data del Newroz, il capodanno curdo che si festeggia oggi. Mente del piano sarebbe Yunus Durmaz, uno dei tre superterroristi dell’Is di cui le autorità turche avevano diffuso le foto e ritenuto responsabile dell’attentato kamikaze che a ottobre ha ucciso 103 persone al corteo filo-curdo alla stazione di Ankara.

Sempre ad Istanbul intanto sabato sera è stata fermata una cittadina italiana con l’accusa di aver pubblicato sui social network materiale di propaganda a favore del Pkk. A darne notizia l’Ansa, secondo cui la 24enne comasca, che era arrivata da pochi giorni nel Paese, ora si trova ora in un centro di detenzione per stranieri in attesa di espulsione. Secondo quanto riferito dai familiari la giovane avrebbe manifestato «la sua opinione negativa a proposito della repressione che riguarda il popolo curdo, ma genericamente senza parlare di Pkk o di altri partiti».

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