O tempora, o mores! Lo sciopero degli assicurativi a Bologna

Cambiano i tempi. Per rendercene conto bisogna spulciare le notizie più assurde, quelle che nessuno legge, tipo lo sciopero degli assicurativi Unipolsai a Bologna. Accade quello che non ti saresti mai aspettato da un’azienda da sempre giudicata di sinistra, amica della CGIL, vicina alle istanze sociali, oggi come oggi forse più vicina a Renzi, oggetto misterioso dei poveri anni Duemila che ci tocca vivere. Tutti sanno che gli assicurativi sono un popolo bellicoso, altro che i metalmeccanici e i postelegrafonici, altro che i no global, altro che i Cobas della scuola! La Direzione Unipolsai doveva difendersi da tutti quei facinorosi che manifestavano per il mancato rinnovo del contratto. Il 28 aprile via Stalingrado – mai nome fu più adatto! – sembrava la piazza rossa presidiata dall’esercito, dice Il Resto del Carlino (noto foglio con simpatie rivoluzionarie). I poveri assicurativi in rivolta erano cento, poco più, ma la loro ferocia è nota dagli Appennini alle Ande, ché quando s’incazza un assicurativo son dolori. In via Stalingrado c’era l’assemblea degli azionisti, mica si poteva disturbare tanta gente importante. E allora vai con polizia in schieramento antisommossa, mica cavoli, mezzi blindati, manganelli, della serie te avvicinati e il contratto te lo rinnovo io, ma a colpi in testa. E gli assicurativi – indiani metropolitani, selvaggi trogloditi, noti facinorosi dispensatori di disordini – hanno impugnato il megafono per gridare slogan terribili, roba tipo: “Siamo stanchi di sottostare a chi non ci vuole ascoltare!”. Cose che “Pagherete caro, pagherete tutto!” gli fa una pippa.

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Mettetevi nei panni di Cimbri e dei poveri azionisti. Che cosa avreste fatto? Di fronte all’immane pericolo che gli assicurativi aggiungessero, in uno sbotto di ferocia: “Siamo stanchi, per piacere, rinnovateci il contratto!”, hanno chiamato la polizia e le squadre antisommossa. Per ribadire il grande pericolo rappresentato da questo sciopero – ne ha parlato nessuno, coinvolge un settore di cui importa una mazza a tutti – i manifestanti hanno impugnato il megafono per dire: “La dignità non si compra!”. No che non si compra, amici assicurativi, ché se si comprava Cimbri e soci azionisti in pompa magna erano già scesi al mercato.

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