giovedì, Settembre 23

O Roma, o morte image

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Non entrerò nel merito del palleggiamento di responsabilità in atto (sulla pelle dei cittadini, as usual) riguardo al varo del cosiddetto decreto Salva Roma, che infiamma oggi la pagina politica italiana. La questione è complessa  e coinvolge verosimilmente, oltre il fatto concreto che il Comune della Capitale d’Italia abbia da molto tempo le casse vuote e sia, di conseguenza, impossibilitato a  prendere i provvedimenti minimi necessari non ad adeguare Roma al livello che le compete come città tra le più belle ed importanti del mondo e a capitale europea di primaria importanza, ma a gestirne anche la semplice ordinaria amministrazione.

Ciò che appare abbastanza chiaro è che le cause principali di questa situazione vergognosa sono due. La prima è l’evidente incapacità (a essere davvero magnanimi) delle amministrazioni, nessuna esclusa, di risolvere problemi di antica data come la gestione delle società partecipate (AMA, ATAC, Roma Metropolitane, ecc.) i cui vertici sono in gran parte nel mirino della magistratura, o come l’assenza di una politica seria, riconoscibile in un disegno organizzato e attentamente pianificato, che affronti  carenze storiche in modo finalmente  determinato.

Parlo del fatto, tanto per fare un esempio, che a Roma, come tutti sanno, un acquazzone un po’ più violento significa paralisi totale a causa di una rete fognaria abbandonata al suo destino dal momento della sua realizzazione. Non parliamo poi della neve, evento che i cambiamenti climatici in corso stanno rendendo più frequente rispetto a quando Franco Califano celebrava in una bellissima canzone “La nevicata del ‘56”.

O della cervellotica gestione del traffico veicolare, ivi comprese le misure punitive nei confronti della cittadinanza nelle frequentissime occasioni di pubbliche manifestazioni  o eventi di vario tipo. C’è sempre una dimostrazione in corso, e se non c’è ecco pronto un derby a rischio guerriglia urbana, o un raduno religioso con folle strabocchevoli. O magari una maratona podistica, nella splendida cornice di monumenti che di giorno in giorno perdono pezzi.

O di una segnaletica al limite dell’assurdo, dove  un cartello surreale, isolato nella periferia cittadina ti indica con poetica vaghezza la direzione da prendere verso l’Auditorium , distante magari una ventina di chilometri. Ma se devi imboccare la giusta uscita di una tangenziale in assenza del navigatore gps è meglio raccomandarsi agli dei. 

O della questione, irrisolvibile, riguardante la scelta di un sito adeguato a fungere da discarica per i rifiuti solidi di una città di tre/quattro milioni di abitanti.  

A fronte di tutto ciò, i principali lavori e provvedimenti intrapresi a Roma riguardano l’avvio di una linea metropolitana, la “C”, di cui le ripercussioni negative, negli ultimi dieci anni, sono state l’unico segnale avvertito dai cittadini e tutto lascia credere che l’andazzo prosegua. Il rifacimento della pavimentazione in sampietrini di alcune strade del centro, decisione discutibile già a monte ed eseguita malamente, tanto che le condizioni delle strade in questione sono già da rivedere.  La chiusura parziale di un tratto di Via dei Fori Imperiali, vicino a un Colosseo in via di ristrutturazione con capitali privati, che non ha lasciato tracce esaltanti nel vivere quotidiano della capitale, se non una serie di varianti peggiorative del flusso veicolare.

L’altra causa del disastro è certamente lo sciagurato provvedimento di cancellazione dell’IMU, che ha annullato l’unica fonte consistente di denaro a favore delle casse comunali italiane, fortemente voluto ad esclusivo scopo elettorale da Silvio Berlusconi .

Il resto, come è facile prevedere, è guerra tra bande battenti bandiere politiche variopinte,  spesso con l’identico simbolo impresso sul vessillo che garrisce al vento.

Nelle ultime elezioni comunali c’era stato chi aveva proposto un suggerimento intelligente, la costituzione di una carica separata, il sindaco del centro storico di Roma, che da solo equivale come superficie e numero di abitanti a una media città italiana, e comprende più gioielli di architettura antica di qualsiasi altra città mondiale. Un sistema già in atto a Londra, con ottimi risultati.

Naturalmente è stato ignorato.

 

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