O Patriota, mio Patriota … Secondo Giorgia Meloni, il nuovo Presidente dello Stato dovrà avere due qualità. Volere il bene della nazione e soprattutto essere un ‘PATRIOTA’. Per poi aggiungere che rispondente a questo alto profilo è il Berlusca, ma non Draghi

Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

La politica e la stampa le chiama kermesse. Oppure meeting. Rigorosamente in inglese, perché incontro, riunione, consesso hanno poco… appeal! Quella di Giorgia è Atreju, ‘a atrejundo vai?, recitante ‘il Natale dei conservatori’. Nessuno in passato se l’è mai filata, pochissime settimane fa Formigli di ‘Piazza Pulita’ mandava in onda degli inequivocabili servizi realizzati dal sito Fanpage che testimoniava dei contatti, collusioni, osmosi tra i Fdi e la composita violenta e con qualche ex terrorista galassia di estrema destra. Almeno a Milano. E nessuno mai a chiedersi nell’archetto politico tutti questi consensi verso Giorgia e camerati vari come mai fossero passati dal 4 al 20%. Tutto finito, risolto, scurdammuce ‘o passato, le frequentazioni con le destre, le parole d’ordinesovraniste, che poi sono sempre quelle due “nazione” e “patriota”, accordi ed alleanze con le peggiori destre europee. L’ultima è con i polacchi che con l’Ungheria costituiscono le punte di diamante… nero incuneatesi in un’Europa debole, frammentata, opaca.

Ora c’è da pensare, dicono i queruli politici, ad un radioso futuro, ovvero votare il nuovo Presidente della Repubblica. Su cui si stanno incartando tutti. Al ‘Natale dei conservatori’ già casca di tutto? Perché quello dei cattolici progressisti, di centro, a sinistra (questi ultimi ammesso che esistano ancora, come sinistra intendo…) come sarebbe, con palle e festoni di altri colori? O crocifissi e falci e martello?! Lasciamo perdere, c’è un significato occulto che non colgo! Sarebbe un’adunata che non meriterebbe motivi particolari per interessarsi dei sodali di Giorgia, quella che dove va recita il suo scarno curriculum di mamma, cristiana, donna”. Tanto per rispondere a chi mi taccerebbe di maschilismo. A me? Come se lei fosse l’unica della sua specie nel mondo. Io sono papà, ateo, uomo, e dunque? Neanche in un curriculum accetterebbero cose del genere, che è andata a sciorinare come fosse un manifesto politico a Madrid all’adunanza di Vox, neo partito di destra dalle nostalgie franchiste. Cioè Francisco Franco, dittatore spagnolo… Sono passati allo spettacolo tutti da lì, eccetto Draghi e Mattarella. (ingrati!). Ministri, papabili per il Quirinale (Sabino Cassese, Marta Cartabia, se Dio esistesse, ci scampi la seconda!). Pareva un ‘Porta a Porta’ fuori porta del sopravvissuto riciclatissimo Vespa allisciato da molti, con il suo consueto girovagare per televisioni per ammannirci il suo ultimo parto libresco. Ebbene, pure Letta, il ‘compagno’ democristiano del Pd, è andato lì, oltre a frattaglie di Centro che non c’entra essendo in troppi, a prestarsi amabilmente al palco di Giorgia, la camerata de’ noartri.

Finito il teatrino, dove mancava pure Lui, l’homo arcorensis, perché altro “papabile”, finto, al Colle!!! E dismesso subito un romanesco bon ton e classe da cui è lucidamente estranea, appena smontato il gazebo e rimosse le seggiole, ha preso a pesci in faccia il compunto Signor onorevole Letta apostrofato come il “Casalino di Macron (becera e cafona attribuzione) o come “il procacciatore di interessi del governo francese”, il Letta appunto, che proprio non doveva esserci lì a provare a far la parte di colui che dà le carte per il Quirinale. Sbagliato proprio andarci, come riconosciuto perfino da Michele Serra. Ma anche tutti gli altri, per quale motivo hanno sentito l’estrema urgenza di apparire proprio lì? Per rimescolare alleanze, patti, mediazioni, intrallazzi, cercare candidati condivisi, in una classe politica di straniante maggioranza e l’unica forza politica all’opposizione, proprio Fdi. Perché nessuno riesce a sottrarsi a 15 minuti di esposizione (Andy Wahrolparlava di celebrità) nella società dello spettacolo mediatico. E poi perché ognuno cerca di ritagliarsi uno spicchio di persuasione nel pensarsi indispensabile ed arbitro di un voto che comunque andrà non sarà un successo. E tra i GM, grandi mediatori, reali o presunti, non poteva mancare l’egolatrico, il sor Matteo, quello del “Rinascimento” color del sangue saudita, il “visin de casa” con il Machiavelli.

Che cosa ha escogitato come fine strategia quirinalizia la Giorgia che tremare il mondo fa? Non so se sono in grado di riassumerne la complessità e l’articolazione della riflessione ma ci provo. In sostanza che il nuovo Presidente dello Stato dovrà avere due qualità. Volere il bene della nazione e soprattutto essere un ‘PATRIOTA’. Per poi aggiungere che rispondente a questo alto profilo è il Berlusca, ma non Draghi. La chiuderei qui, perché è un ragionamento politico meno che sillabico, ma faccio il tollerante e tiro innanzi. Dunque, Silvio che ha imbrattato l’immagine dell’Italia nel mondo, meno da noi con i tanti sodali avvinti dal suo afflato per la patria, con il “bunga bunga”, olgettine, antiche frequentazioni mafiose, tentativi di acquisto di senatori, decine di leggi per sé, conflitto di interessi con un sistema televisivo senza pari nel mondo occidentale, ecc. ecc., ah dimenticavo con una sentenza definitiva per frode fiscale di 4 anni, va bene, risponde ai requisiti di dignità ed onore del paese. Draghi no, perché non ha mai avuto avvisi di garanzia, men che mai condanne, è intelligente, colto, preparato, l’unico che abbia smontato l’arroganza tedesca, presidente della Bce, non sarebbe un buon viatico. Difatti, metti che poi all’estero si sospettasse che l’Italia potrebbe diventare un paese, pardon, una nazione, serio, che figura ci faremmo, con i pregiudizi e stereotipi verso di noi? Poi c’è il secondo termine, patriota. E qui si conferma tutto lo spessore di Giorgia. Difatti secondo l’Enciclopedia Treccani che non pari ad un consesso da bar sotto casa, ci ricorda che patriota viene dal latino tardo patriota, greco πατριώτης, ovvero dello stesso paese, compatriota. Il divertente è che, Giorgia non sa, il suo significato politico si è sviluppato sull’esempio del francese patriote, proprio quelli che lei detesta (hanno combattuto persino per una rivoluzione!). Ma altri elementi sono esilaranti, come il fatto che trattasi di persona che ama la patria (l’Italia è il paese che amo, la cosiddetta famosa discesa in campo del Silvio, mentre la politica seria sarebbe un’ascesa…) e mostra il suo amore lottando e combattendo per essa. Qui proprio preferirei non aggiungere altro

In ultimo, ancor più comico se non fosse il tutto mediocremente tragico, è che durante la seconda guerra mondiale furono chiamati patrioti i partigiani, specialmente nel primo periodo della lotta per la Resistenza (contro fascismo e nazismo)! Tenete a mente quest’ultimo elemento. Alfine che dire che non abbia il sapore di uno sberleffo, non essendovi proprio materia per discettarne seriamente. Oppure no, un momento, forse c’è una novità insperata. Se il tutto rilasciasse un clamoroso coming out, un outing, insomma un inglesismo per dire che Giorgia ha in serbo una notizia clamorosa. E se stesse per virare verso posizioni da antifascista, pensando ai patrioti della Resistenza? Avremmo una situazione nuova che aprirebbe orizzonti imperscrutabili e che lascerebbe la destra-centro priva di una gamba nera con cui dover ridipingere l’intero tavolo di quegli schieramenti… Ma forse sono troppo ottimista. Di sicuro fieramente antifascista.

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.