mercoledì, Ottobre 27

O corruzione, il tuo nome è “Sudafrica” field_506ffb1d3dbe2

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Rapporti dubbi, denaro speso, coperture politiche e e ministri corrotti, tutto questo è comune in Sudafrica. Tanto comune che, se non fossimo così occupati a preoccuparci delle conseguenze, potremmo cercare delle soluzioni, a parte la pura noia per la frequenza con cui si verificano questi eventi. Secondo il Public Protector sudafricano (una sorta di Ombudsman previsto dalla Costituzione – NdT), Thuli Madonsela, che sta rapidamente diventando un’eroina agli occhi di molti sudafricani, «Tutto quello che posso dire a questa nazione […] è che la corruzione in questo Paese ha raggiunto proporzioni di crisi; non si può dire diversamente».

Il palazzo del re

Di nuovo il Sudafrica viene alla ribalta con le notizie sulla corruzione nello scorso anno, quando è giunto alla nostra attenzione il fatto che la spesa del presidente Jacob Zuma per la sua casa privata di KwaZulu-Natal, è stata a dir poco esorbitante. Le ristrutturazioni della sua casa di Nkandla, pari a 250 milioni di rand, potrebbero essere state pagate dai contribuenti! Da allora, lo scandalo Nkandla, come viene ora chiamato, è stato oggetto di indagine da parte del governo, e del Public Protector Thuli Madonsela, e dell’Unità Indagini Speciali (SIU). Zuma sostiene che i restauri sono stati pagati dalla sua famiglia, ma questo è ancora da dimostrare. Il rapporto di Madonsela, pubblicato nel mese di marzo, dice che Zuma e la sua famiglia hanno beneficiato indebitamente di un restauro da 246 milioni di rand.

Inoltre, il Dipartimento dei Lavori Pubblici sostiene che 13 funzionari sono stati incaricati della ristrutturazione di Nkandla, ma le verifiche interne non sono ancora iniziate. Il dipartimento dice che i funzionari sono stati identificati attraverso le ricerche di SIU. Ora è stato anche rinviato a giudizio un alto funzionario, a seguito di un’inchiesta sul modo in cui sono state ristrutturate 7 case di ministri, per un valore di 60 milioni di rand.

Il problema di Nkandla è venuto alla luce non molto tempo prima delle elezioni dello scorso anno, e, di conseguenza, Jacob Zuma ha perso molti voti, già che i sudafricani non potevano conciliare l’idea di come il Presidente potesse vivere in un palazzo pagato da loro, quando ci sono tanti disoccupati e persone che vivono sotto la soglia di povertà. Coloro che ancora sostentono l’ANC non hanno avuto altra scelta se non votare per lui, il leader dell’ANC.

Il presidente Jacob Zuma ha negato la responsabilità della spesa per i lavori di Nkandla, e ha lasciato al ministro della Polizia Nathi Nhleko il compito di decidere se lui debba sostenere dei costi. Il presidente non ha accettato – anche se non ufficialmente lo respinge – il rapporto di Madonsela.

Zuma ha detto al ministro della Polizia «di riferire al gabinetto su una determinazione se il presidente sia responsabile e debba coprire qualche contributo… vista la legislazione, le pratiche del passato, gli usi e le conclusioni contenute nelle rispettive relazioni». Questo contrasta le richieste di Madonsela nella sua relazione. Ha detto che Zuma dovrebbe interpellare il Tesoro e le Forze di Polizia del Sudafrica (SAPS) per determinare il “costo ragionevole” delle misure non legate alla sicurezza – tra cui un centro per gli ospiti, un anfiteatro, un recinto per il bestiame e per le galline, e una piscina – e poi pagare una percentuale ragionevole di tasca propria.

Madonsela ha anche detto che Zuma e la sua famiglia hanno beneficiato indebitamente di spese non correlate alla protezione del presidente e che lui dovrebbe “aver chiesto la dimensione, i costi e la convenienza” del progetto. Notizie relative al 2009 parlavano della somma “esorbitante” di 65 milioni di rand che dovevano spendersi a Nkandla; quindi Madonsela dice Zuma sarebbe dovuto intervenire allora per evitare ulteriori spese. La sua incapacità di farlo è stata una violazione del codice etico esecutivo, incoerente con il suo incarico.

Il mistero dei ‘nastri spia’

Il Sudafrica è stato in fermento questa settimana per il succedersi delle teorie su ciò che si trova nei ‘nastri spia’ che saranno diffusi domani, quando la National Prosecuting Authority (NPA) ha posto il termine di consegna dei nastri che, con il collegio legale di Zuma, hanno faticato a mantenere segreti.

I nastri presumibilmente rivelano collusioni tra gli ex capi della Direzione Operazioni speciali, l’attualmente soppressa Scorpions, Leonard McCarthy, e l’ex capo del NPA, Bulelani Ngcuka, per manipolare la pubblica accusa prima della conferenza di ANC a Polokwane nel 2007. Zuma fu eletto presidente di ANC in quella conferenza.

Alcuni dicono che il contenuto dei nastri dimostrerebbe come le accuse di corruzione (oltre 700) contro Zuma farebbero parte di un complotto per chiudere le sue ambizioni presidenziali; ma l’allora Direttore Nazionale della Pubblica Accusa Mokotedi Mpshe ha detto che non c’era nulla sui nastri che avrebbe potuto incidere nelle tesi dell’accusa.

Invece, Mpshe sosteneva che ci fosse stato un abuso del processo: la tempistica delle accuse era stata manipolata per fini diversi dalla legittima finalità di un procedimento giudiziario, cioè garantire una condanna. Ha ipotizzato che l’ex capo degli Scorpioni, Leonard McCarthy, e il suo omologo dell’NPA, Bulelani Ngcuka, abbiano discusso su quando attaccare Zuma, con l’obiettivo di massimizzare i danni alla sua campagna per la leadership dell’ANC. Ha prodotto trascrizioni di conversazioni intercettate tra loro due, presumibilmente destinate a dimostrare questa cospirazione.

Ma perché sono stati pubblicati solo frammenti di tali conversazioni, e perché Zuma e NPA avrebbero imposto il segreto sul resto? C’è sempre stato il sospetto su cosa realmente contengano i nastri, e alcuni addirittura suggeriscono che non esistano. Conversazioni sulle registrazioni sono state citate come ragione per far cadere le accuse di frode e corruzione contro Zuma, che aveva prestato giuramento poco prima, come presidente, nel 2009 Al tempo, come capo di NPA, Mokotedi Mpshe ha detto che dimostravano una cospirazione politica contro Zuma e così il caso non poteva proseguire.  

Resta dunque da vedere se il contenuto dei famigerati “nastri spia” si rivelerà materiale utile per un nuovo film di James Bond, o per un remake del dramma shakespeariano “Molto rumore per nulla”.

Lo spregevole Zuma ei suoi seguaci

Thuli Madonsela ha consegnato un pesante atto d’accusa dell’amministrazione Zuma in tre schiaccianti relazioni che spiegano la colpa grave, l’inganno, gli atti illeciti e la corruzione a titolo definitivo del più alto livello di governo. Le tre relazioni (che riguardano Zuma e Nkandla, il Ministro dell’agricoltura, delle foreste e della pesca, Tina Joemat-Pettersson, e l’ex ministro delle Comunicazioni, Dina Pule) mostrano i ministri del governo che fanno pressione sui funzionari per assicurarsi che gli amici di Zuma, Joemat-Pettersson e Pule facciano affari lucrosi con il finanziamento dello Stato, a prezzi gonfiati, ottenendo benefici personali impropri, inclusi lussuose ristrutturazioni delle residenze personali o vacanze all’estero gratuite con le loro amanti – tutto a spese dei contribuenti.

Oltre allo scandalo Nkandla, che abbiamo già descritto, Madonsela ha scoperto che Joemat-Pettersson, nella seconda sentenza a lei avversa, ha sprecato il denaro dei contribuenti, si è comportata in modo non etico, e ha cercato di interferire in un’inchiesta sulla presunta cattiva condotta sua e del suo dipartimento .

Il rapporto preliminare, intitolato ” My Way or No Sea Patrols “, indagava sul conferimento “irregolare” di una gara da 800 milioni di rand, di due anni fa, sul Consorzio Sekunjalo Marine Services, guidato dall’uomo d’affari Iqbal Survé. La relazione afferma: ”L’aggiudicazione del contratto – per gestire una flotta di navi di ricerca e di pattuglia del dipartimento – alla Sekunjalo Marine Services Consorzio, era impropria e dava prova di cattiva amministrazione. Il processo di aggiudicazione della gara ha provato una turbativa d’asta e / o la stipuòa di accordi di appalto al consorzio Sekunjalo. Inoltre, il reparto che si è aggiudicato l’appalto, nel novembre 2011, non ha affrontato le preoccupazioni sollevate dal proprio consulente legale senior e dai revisori indipendenti.

La relazione invita Zuma a considerare l’azione disciplinare nei confronti di Joemat-Pettersson, e dice che il reparto dovrebbe indagare il comportamento “sospetto” di un alto funzionario e membro del comitato di aggiudicazione, ovvero Dina Pule.

Il rapporto Pule rivela che:

• Pule ha riciclato 6 milioni di rand del denaro dei contribuenti per donarli al suo fidanzato, Phosane Mngqibisa, fornendo una sponsorizzazione non richiesta – l’anno scorso – di 10 milioni di rand all’Indaba ICT a Città del Capo.

• Pule ha ammesso a Madonsela che Mngqibisa era il suo amante, mentre mentiva negandolo pubblicamente.

• Pule ha ottenuto che il suo dipartimento rimborsasse Mngqibisa per i suoi sontuosi viaggi all’estero, sapendo che non ne aveva diritto.

Così, mentre nell’arena i privilegiati si contendono il miglior boccone, i sudafricani guardano dalle linee laterali, in attesa di vedere chi sarà il vincitore. Il capo dell’United Democratic Movement, Bantu Holomisa, ha invitato Zuma a “iniziare a fare le valigie”, ma non possiamo a meno di chiederci se saremo noi a dovergliele preparare e chiudere. Ma non tutto è perduto. Mentre il numero degli individui e dei gruppi corrotti di questo paese è nutrito, c’è un egual numero di pionieri coraggiosi che sostengono la causa del popolo e che lottano per la giustizia e la trasparenza. Ciò di cui tutti abbiamo bisogno è un leader forte per affrontare la sfida. Tutto quello che posso dire è: speriamo tutti in  Thuli Madonsela.

Fonti:  Times Live EWN, IOL News

Traduzione di Valeria Noli @valeria_noli

 

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