domenica, Dicembre 5

O capitano! Mio capitano! L’Attimo Fuggente di Robin Williams, Lincoln, Politica, Italia e i nostri ‘eroi’

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Il saluto deciso da Robin Williams, che con la sua opera rivela noi stessi a noi stessi (come solo attori, musici, pittori e poeti, che poi forse sono un’unica razza, sanno fare), ci devasta, come ci avesse lasciato un fratello, un amico, uno zio bizzarro e geniale.

Allo stesso tempo riporta chiunque ne abbia la sensibilità, nella bellezza del nostro, personale, attimo fuggente. E ci fa ripensare con nostalgia a quelle due magnifiche ragazze che tanto abbiamo amato, Politica e Italia, ridotte a quasi infrequentabili, sfasciate baldraccone, non donne di provincie, ma bordello. Ce le fa rivedere con occhi affettuosi e puri, com’erano e come potrebbero tornare ad essere. O capitano! Mio capitano! (O Captain! My Captain!), con la quale Walt Witman, nel 1865, ‘raccontò’ l’assassinio di Abraham Lincoln, che aveva appena abolito lo schiavismo, è infatti filo conduttore de ‘L’attimo fuggente‘, il film di Peter Weir che Williams interpretò con sensibile profondità. I riferimenti metaforici al Presidente ucciso sono continui. Il Capitano (Captain), naturalmente è lui, la nave (ship) rappresenta gli Stati Uniti, il viaggio tremendo (fearful trip) richiama le difficoltà della Guerra di Secessione. E tutto ci fa vivere quel dramma con un odore di passione e pulizia, ormai, da noi, corrotte.  

 

O Capitano! Mio Capitano!

O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
la nave ha superato ogni ostacolo, l’ambìto premio è conquistato,
vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
occhi seguono l’invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;
ma o cuore! Cuore! Cuore!
O gocce rosse di sangue,
là sul ponte dove giace il Capitano,
caduto, gelido, morto.

O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane;
risorgo – per te è issata la bandiera – per te squillano le trombe,
per te fiori e ghirlande ornate di nastri – per te le coste affollate,
te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;
ecco Capitano! O amato padre!
Questo braccio sotto il tuo capo!
E’ solo un sogno che sul ponte
sei caduto, gelido, morto.

Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili,
non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà,
la nave è all’ancora sana e salva, il suo viaggio concluso, finito,
la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;
esultate coste, suonate campane!
Mentre io con funebre passo
Percorro il ponte dove giace il mio Capitano,
caduto, gelido, morto.

 

O Captain! My Captain!

O Captain! My Captain! Our fearful trip is done,
The ship has weather’d every rack, the prize we sought is won,
The port is near, the bells I hear, the people all exulting,
While follow eyes the steady kell, the vessel grim and daring;
But O heart! Heart! Heart!
O the bleeding drops of red,
Where on the deck my Captain lies,
Fallen cold and dead.

O Captain! My Captain! Rise up and hear the bells;
Rise up – for you the flag is flung – for you the bugle trills,
For you bouquets and ribbon’d wreaths – for you the shores a-crowding,
For you they call, the swaying mass, their eager faces turning;
Here Captain! Dear father!
This arm beneath your head!
It is some dream that on the deck,
You’ve fallen cold and dead.

My Captain does not answer, his lips are pale and still,
My father does not feel my arm, he has no pulse nor will,
The ship is anchor’d safe and sound, its voyage closed and done,
From fearful trip the victor ship comes in with object won;
Exult O shores, and ring O bells!
But I with mournful tread,
Walk the deck my Captain lies,
Fallen cold and dead.

Se qualche politico avesse, o riavesse, l’intimo l’obiettivo di suscitare almeno un po’ di quella passione (pur rimanendo in ottima salute), non sarebbe disprezzabile obiettivo.

 

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