lunedì, Ottobre 25

Terrorismo ibrido: convergenza tra IS e Al Qaeda

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Ormai da quasi due anni a questa parte, quando nelle strade delle capitali europee cala la sera si presenta l’incognita terrorismo, un terrorismo che ormai si pensa di conoscere, ma che muta continuamente sotto gli occhi di tutti gli esperti ed analisti.

Il terrorismo muta per una sua ragione esistenziale: per continuare ad operare sulla scena internazionale deve occultare le sue tracce, anticipando le mosse della sua controparte, in questo caso le forze armate regolari, schierate in campo. Se il terrorismo -e i suoi uomini- si lasciasse attrarre dalla facilità di schemi fissi, prevedibili e funzionali, soccomberebbe sotto il peso della sempre più imponente rete di sicurezza che dal settembre 2001 ad oggi si è evoluta fino a comprendere un vasto numero di organizzazioni sovrastatuali e poli di analisi. Il terrorismo, dunque, non solo cambia le sue tattiche offensive, ma anche le sue motivazioni, i suoi metodi di reclutamento e soprattutto il target dei suoi adepti.

Il 29 giugno di tre anni fa, in una moschea irachena, veniva pronunciato, dal futuro leader Abu Bakr Al Baghdadi, il famigerato discorso che sanciva la nascita mediatica dello Stato Islamico, all’epoca più conosciuto con la sigla ISIS (Islamic State of Iraq and Syria). Ben presto, considerata la violenza e la difficoltà ad arginare questo fenomeno terroristico in Medioriente, ci si è dimenticato di quella che è la prima organizzazione terroristica per reti logistiche ed organizzazione gerarchica: Al Qaeda.

In questi tre anni, è bene specificare, che l’organizzazione di Osama Bin Laden non è sparita dalle scene internazionali, ma ha continuato ad operare per i fini politici e religiosi che si era prefissata alle origini, oscurata dalla violenza della neonata galassia jihadista.
L’ISIS, successivamente diventato IS (Islamic State, Stato Islamico),  con l’espansione territoriale oltre i confini siriani ed iracheni, si trova a dover rivaleggiare con Al Qaeda, che è, sì, la sua matrice ideologica ed il suo unico modello, ma è anche una fonte per analizzarne i lati inefficienti e migliorarli. La prima ristrutturazione è sicuramente organizzativa.

A differenza di Al Qaeda, i cui vertici di comando ed ideologici hanno sofferto della strategia americana per l’eliminazione selettiva, portata a compimento attraverso l’uso massiccio di droni, lo Stato Islamico ha reso la sua struttura di comando più snella ed intercambiabile, ogni singolo elemento era sostituibile in tempi brevi, per evitare il vuoto di potere e dare la possibilità ai gregari di avere sempre un leader a cui far riferimento.
I leader, in gruppi come quelli terroristici, non solo servono da punto di riferimento per le questioni organizzative più urgenti, ma hanno la funzione di veri fomentatori delle masse usate come piccole truppe da sfondamento.

Dal 2014 fino alla fine del 2015, l’IS concentra le sue forze sul consolidamento territoriale e sulla messa a punta di una struttura elastica e mutabile. La mutevolezza dello Stato Islamico ne ha favorito, in un primo momento, lo sviluppo militare e la ramificazione nei territori sottomessi, una delle più importanti strategie di contrapposizione a questa organizzazione viene dal bombardamento delle reti logistiche per l’esportazione del petrolio dalle zone occupate ad opera dei russi dal settembre 2015. Le reti logistiche dello Stato Islamico si snodavano per tutto il bacino mediorientale fino a poco prima del massiccio intervento russo e successivamente delle coalizioni americane. Da quelle stesse reti partivano i più grandi finanziamenti alle operazioni militari, ed in un secondo momento anche alle operazioni terroristiche europee.

Il secondo passo di qualità che si evidenzia con più facilità tra Al Qaeda e l’IS lo si evince nelle tattiche terroristiche messa in pratica nel vecchio continente a partire dal 2015. Al Qaeda, grazie ad una rete logistica assodata e ramificata in tutta Europa, ha da sempre avuto modo di muoversi con più professionalità, ma con un numero di obiettivi drasticamente minore, questo ha prodotto una intensità mediatica scarsa verso le azioni terroristiche. Lo Stato Islamico ha invertito questo paradigma, sfruttando la visibilità offerta inconsapevolmente dai media e deprofessionalizzando l’evento terroristico.
Per spiegare meglio questa dinamica si pensi alla tecnica di reclutamento, che per l’IS si svolge sopratutto online, direttamente tra le nuove generazioni di immigrati europei. Il metodo di reclutamento è impersonale e la retorica usata fa sì che chiunque possa sentirsi attratto dalle argomentazioni sostenute dal Califfato emergente. Dal 2016 questa ondata di islamizzazione online porta i suoi frutti, fomentata da una risonanza mediatica senza precedenti -diviene, l’attentato a Nizza del 14 luglio, portato a compimento con un camion lanciato sulla folla, è l’emblema dell’attentato fantasma.
Oltre ad aver teorizzato la tecnica degli attentanti perpetrati con qualsiasi mezzi, l’IS ha gettato l’Europa in un clima di terrore reale e tangibile, a differenza della sua precedenze Al Qaeda, che prediligeva esplosivi ed obiettivi che avessero una interpretazione politica o giustificata. L’IS predilige obiettivi che si definiscono sensibili, anche con piccole azioni che non portano ad un grande numero di vittime, ma che tiene alto il livello di attenzione mediatico e delle autorità. Gli attentati fantasma, rivendicati solo dopo che il nome dell’attentatore è stato diffuso dai media, sono pressoché irrintracciabili, perché non lasciano una scia documentale, il lavoro d’intelligence si dovrà basare soprattutto sulla prevenzione, con un occhio vigile alla radicalizzazione in rete ed attraverso moschee clandestine.

A metà del 2017, dopo quasi dodici mesi di attentanti pressochè inarrestabili, la tecnica degli attentanti sembra essere cambiata nuovamente, creando un vero e proprio modello ibrido da Al Qaeda e lo Stato islamico.
Perdendo sempre maggior terreno e seguaci in Siria ed Iraq, ed avendo una catena di comando ormai debolissima, gli indottrinati che risiedono in Europa e Medioriente, i quali hanno seguito dalle origini il leader Al Baghdadi, all’improvviso si sono ritrovati senza un supporto che li guidi concretamente. La base tattica dello Stato Islamico è letteralmente lasciata  nuotare in un mare senza comandante,  l’unica soluzione per non dover abbandonare la lotta armata è tornare alle origini, ovvero ad Al Qaeda, che ha mantenuto le sue posizioni in attesa del tracollo dell’IS.

Dall’attento di Manchester del 22 maggio 2017, gli analisti e gli esperti hanno evidenziato come per portare a compimento un simile evento fosse necessario disporre di expertise specifiche e una logistica importante che potrebbe far capo alla vecchia guardia di Al Qaeda. L’uso sapiente di esplosivi, con una connotazione offensiva massimizzata dall’inserimento di chiedi e piccole schegge metalliche, è tipica delle zone afghane ed irachene, spesso si sono visti ordigni simili posizionati nelle vicinanze delle basi ISAF pronti a colpire i militari della coalizione. L’IS ha da sempre preferito altri metodi offensivi, più facili da gestire e più plateali, che non richiedessero un grande impegno ed una lunga preparazione. La rivendicazione dello Stato Islamico è ormai prassi assodata, avviene senza quasi nessuna convinzione, tanto che le ultime dichiarazioni di paternità degli attentanti appaiono diverse dalle precedenti senza particolari o dettagli.
La stessa lettura si può darla per l’attentato fallito a Bruxelles del 20 giugno 2017, dove nella stazione centrale della metropolitana della capitale belga, l’attentatore, che è stato neutralizzato dalle forze di sicurezza, pare avesse intenzione di far detonare una bomba, presumibilmente artigianale, ma che ha prodotto solo una fiammata modesta senza provocare feriti o danni.
L’intenzione di compiere una strage, però, si evince dalla presenza di chiodi e biglie di ferro nella sacca esplosiva, una scarsa preparazione perché seppur lesive questi artifizi devono essere legati all’ordigno perché siano efficienti. L’attentatore della stazione centrale di Bruxelles veniva da Molenbeek, il quartiere dal dove provenivano anche alcuni dei componenti la cellula che colpì nel 2015 a Parigi e nel 2016 nella capitale belga.

La preoccupazione più rilevante è che nei prossimi mesi vedremo sempre più attentati ibridi con una tecnica mutuata dall’IS e da Al Qaeda   -per altro di questa convergenza se ne avvisarono i sintomi già a inizio 2016. Se questa convergenza ideologica e tattica dovesse esistere le ragioni per temere una escalation di violenza è plausibile.
Con una direzione strategica come quella di Al Qaeda e la violenza mediatica e fisica dell’IS si avrebbe un mix letale di grande importanza difficilmente arginabile grazie alla sofisticata rete europea finanziata a suo tempo da Bin Laden.
Volontà di uccidere dello Stato Islamico e capacità operative di Al Qaeda manderanno nuovamente in corto circuito l’Europa senza risposte?

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