martedì, Agosto 3

Nuovo rapporto sui diritti umani nelle Americhe Oltre a Cuba e Venezuela, per la prima volta la CIDU include gli USA

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Diritti umani america latina

La Commissione interamericana per i diritti umani (CIDU), l’organo autonomo legato all’Organizzazione degli Stati americani (OSA), che ha il compito di monitorare la tutela dei diritti nel continente americano, ha pubblicato, lo scorso 23 aprile, il suo consueto rapporto annuale. Come sempre, la ricerca offre un utile strumento per analizzare quali, tra gli Stati del Nuovo Mondo, hanno compiuto passi avanti nel garantire i diritti dei propri cittadini, e quali, invece, si sono dimostrati meno virtuosi nell’assolvere questo compito.

Non stupisce trovare, nella ‘lista nera’ della Commissione, i soliti noti. Il Venezuela, ad esempio, che fin dai tempi di Hugo Chàvez viene bacchettato puntualmente su vari fronti. Anche nel 2013 dunque, a preludio delle proteste che hanno scatenato la crisi politica che oggi funesta il Paese, il Governo di Nicolàs Maduro non ha modificato, sottolinea i rapporto, le norme che ‘implicano restrizioni legali e amministrative che ostacolano il godimento dei diritti umani’. A queste si aggiunge il problema strutturale della scarsa separazione del potere giudiziario da quello esecutivo, favorita dalla dipendenza dei giudici dalle autorità politiche.

Altri tasti dolenti che rileva la Commissione riguardo al Venezuela sono la scarsa integrità in materia di diritto penalegli ostacoli che si presentano ai gruppi che proteggono i diritti umani e la violazione del pluralismo nei mezzi d’informazione. Molti di questi problemi, vale la pena ricordarlo, hanno creato il clima di malcontento alla base delle manifestazioni studentesche che hanno avviato la crisi attuale. Le richieste che chi è sceso in strada ha presentato all’establishment chavista, e che ora sono oggetto dei dialoghi in corso tra Governo e opposizione, vertono, almeno in parte, proprio sulla tutela del diritto alla libertà di stampa e di opinione, nonché sulla garanzia di maggiore sicurezza per i cittadini.

L’unica nota positiva che la Commissione ha speso per lo Stato della Rivoluzione bolivariana è il successo nel contrasto alla povertà. Un’osservazione che sembra rispondere allle critiche mosse a suo tempo da Chavez nei confronti della Commissione e, più in generale, dell’OSA, dipinti come strumenti di propagnada e ingerenza in mano agli Stati Uniti. In diverse occasioni, del resto, gli Stati dell’ALBA, l’organizzazione che riunisce i Paesi socialisti (Bolivia, Cuba, Venezuela ed ed Ecuador) hanno indicato come le analisi della CIDU si focalizzassero in maniera quasi esclusiva su diritti di tradizione liberale, ignorando quelli di stampo socialista.

Questi contrasti hanno portato il Venezuela, nel 2013, ad uscire dalla Convenzione americana sui diritti umani, una scelta che nel rapporto si invita a riconsiderare, dato che ‘priva i cittadini venezuelani di un meccanismo per proteggere i propri diritti umani, e limita le risorse in loro possesso per difendersi dalle loro violazioni’.

Anche per quanto riguarda Cuba la musica non è cambiata. L’attenzione è, come al solito, rivolta alla restrizione dei diritti politici, tra cui la libertà di associazione, di espressione, di libera circolazione delle opinioni, l’assenza di libere elezioni e di un potere giudiziario indipendente. Il rapporto dichiara che ‘nel corso del 2013, le informazioni disponibili suggeriscono che la situazione generale dei diritti umani non è cambiata, e persistono severe repressioni e restrizioni dei difensori dei diritti umani’. Un giudizio che, sostanzialmente, sottolinea come il riformismo cubano inaugurato sotto la guida di Raul Castro a partire dal 2006 sia limitato alla sfera economica.

È interessante notare come si faccia menzione, nel trattare di Cuba, delle gravi ripercussioni che l’embargo economico e commerciale adottato dagli Stati Uniti nei confronti dell’isola implica per i diritti dei cittadini cubani. Senza dubbio, almeno su questo aspetto le autorità cubane si troveranno d’accordo.

Un altro caso su cui si concentra l’analisi della Commissione è l’Honduras. Naturalmente il fulcro delle violazioni è in relazione allo stato drammatico in cui versa la sicurezza pubblica, con altissimi tassi di criminalità, e un’alto tasso di corruzione e violazione dei diritti degli accusati da parte delle forze di polizia. Lo Stato honduregno, sostiene il rapporto, non ha saputo rafforzare le sue istituzioni democratiche in seguito al golpe del 2009, una debolezza che si ripercuote sui diritti dei cittadini.

Una novità che è stata introdotta quest’anno è una sezione all’interno del quarto capitolo in cui è presente una panoramica della situazione dei diritti umani nella regione, con alcuni casi che destano particolare preoccupazione. La Commissione ne sottolinea tre: le misure contro la libertà di espressione in Ecuador adottate dal Governo del Presidente Correa, la privazione della cittadinanza degli haitiani presenti nel Paese da parte della Repubblica Dominicana e la situazione dei detenuti nel carcere di Guantanamo, dove sono imprigionati i sospettati di azioni o cospirazioni terroristiche nei confronti degli Stati Uniti.

La CIDU è fortemente critica nei confronti della Ley Orgánica de Comunicaciòn ecuadoriana, che risale a giugno 2013. La legge, secondo il rapporto, limita la libertà di stampa e di espressione attraverso norme esageratamente punitive. Ad essere sotto accusa è, in particolare, l’inserimento della fattispecie del linciaggio mediatico, attraverso la quale ‘qualunque denuncia di corruzione che possa condurre alla riduzione della credibilità pubblica del funzionario coinvolto, potrebbe essere qualificata dall’organo amministrativo competente come linciaggio mediatico ed essere oggetto delle corrispondenti sanzioni’. Senza contare, si aggiunge, l’esistenza di norme penali e civili che puniscono in modo sproporzionato chi critica funzionari pubblici.

L’inclusione degli Stati Uniti è senza dubbio una novità di rilievo. La situazione di Guantanamo è da anni al centro dell’attenzione da parte di chi si occupa di diritti umani per via delle detenzioni ingiustificate, le numerose denunce di maltrattamenti e abusi, e l’alimentazione forzata a cui sono stati sottoposti i prigionieri durante gli scioperi della fame organizzati per attirare l’attenzione sulla propria condizione. La Commissione esorta il Governo di Barack Obama a chiudere la struttura (che, lo ricordiamo, si trova a Cuba, in una zona occupata dagli USA), accelerare la liberazione dei prigionieri che l’hanno ottenuta, e garantire agli altri un trattamento detentivo e un giusto processo, in linea con le garanzie costituzionali.

La presenza degli USA è significativa perché dimostra come, negli ultimi anni, il peso politico degli Stati Uniti a livello continentale sia notevolmente diminuito, anche in seno all’Organizzazione che, più di qualunque altra, ne rappresentava gli interessi. Oggi l’OSA rispecchia quella che è la tendenza regionale al multipolarismo, e si trova a mediare tra blocchi con visioni dei diritti umani in parziale disaccordo, un fattore che ha contribuito ad ampliare e approfondire il suo raggio d’azione. L’attivismo e la crescente intromissione della Commissione nelle vicende dei singoli Stati, pur con risultati non sempre significativi, mostrano come, malgrado le molte sfide che attendono l’America Latina, il tema dei diritti umani sia uno dei perni su cui, tra luci e ombre, si punta per accompagnarne lo sviluppo.

 

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