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Nuovo Esecutivo UE: vino nuovo in vecchie botti? field_506ffb1d3dbe2

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Bruxelles – «Oggi presento l’Esecutivo che rimetterà l’Europa sulla strada dell’occupazione e della crescita. Dobbiamo essere aperti al cambiamento e dobbiamo dimostrare che la Commissione può cambiare». Così il neo Presidente eletto della Commissione europea Jean-Claude Juncker ha voluto presentare alla stampa il ‘suo’ nuovo Governo dell’Europa con novità interessanti rispetto all’era Manuel Barroso che si concluderà a fine ottobre.
Dal 1 novembre entra in funzione la nuova squadra dopo il rigoroso esame collettivo e individuale del Parlamento europeo che dovrà dare il suo assenso alla nomina di ciascuno dei 27 Commissari europei presentati dai Paesi membri dell’Unione europea (28 con il lussemburghese Juncker la cui nomina era stata già approvata il 15 luglio scorso dall’Europarlamento con apposita votazione).
E’ interessante notare che nell’annunciare la nuova squadra che governerà l’Europa, Juncker abbia voluto sottolineare di aver «dato incarichi a persone non a Paesi» per ribadire che l’Esecutivo dell’Europa NON rappresenta i singoli Paesi europei ma svolge un ruolo di coordinamento per l’attuazione delle politiche europee. «Ho messo 27 giocatori in campo ciascuno con un suo ruolo specifico: è la mia squadra vincente», ha concluso il Presidente.

E’ quello che si augurano molti in Europa, dove la crisi continua a farsi sentire e dove il peso della globalizzazione diventa sempre più gravoso. Ecco perché, insiste Juncker, «dobbiamo essere aperti al cambiamento» e «dobbiamo dimostrare che la Commissione può cambiare». Non c’è stata la rivoluzione copernicana che Juncker avrebbe voluto (un pari numero di uomini e donne) perché tra i nomi proposti dai Governi dei 28 Paesi dell’Ue figuravano solo 9 donne. Ma sulle scelte nazionali Juncker non poteva interferire.

«Siamo soddisfatti che le priorità dei vicepresidenti della Commissione europea siano ampiamente orientate verso le riforme economiche», è stato il commento del leader dei Presidente del Gruppo dei Conservatori e Riformisti Europei (ECR), il britannico Syed Kamall, che si augura che «la Commissione europea si concentri sui settori in cui l’Unione europea sia un vero valore aggiunto», mollando la presa sui settori che possono essere meglio gestiti a livello locale.

Per la Presidente dell’Assemblea delle Regioni Europee (AER), Hande Ozsan Bozatli, la nomina dalla romena Corinna Cretu a Commissario per la Politica Regionale rappresenta l’inizio di «una nuova collaborazione fruttifera» dopo il lavoro svolto nel settore della politica regionale dal Commissario uscente, l’austriaco Johannes Hahn, «sempre molto attento alle esigenze delle Regioni e aperto al dialogo con la nostra rete regionale». Hahn, ha aggiunto Hande Ozsan Bozatli, «ha sempre dimostrato nella sua precedente carica di Commissario agli affari regionali di avere una notevole competenza nel settore della politica regionale sia all’interno che al di là delle frontiere europee». Il Commissario Hahn gestirà ora nel nuovo Esecutivo la politica di vicinato e dell’allargamento dell’Unione europea.

Per Magda Stoczkiewicz, direttore del ramo europeo dell’organizzazione ambientalista Amici della Terra (Friends of the Earth), «le funzioni attribuite alla squadra dei 28 rappresentanti includono significativi cambiamenti nei portafogli rispetto a quelli della Commissione uscente, con l’accorpamento delle responsabilità per il cambiamento climatico e l’energia».
Tra le novità del nuovo Esecutivo, osserva Stoczkiewicz, «la creazione di cinque posti di vice Presidente alla guida di una squadra di Commissari, compreso uno responsabile del miglioramento normativo anche se non è chiaro come questo sistema funzionerà in pratica». La Commissione europea, ha proseguito Stoczkiewicz, «svolgerà un ruolo fondamentale nell’affrontare le molteplici crisi che incombono sull’Europa nei prossimi cinque anni. I Commissari saranno giudicati in base al loro operato e possiamo solo sperare che facciano meglio dell’Esecutivo uscente», il Barroso Due,  «che ci ha delusi in molti importanti settori, specie in quelli ambientali e sociali».
Stoczkiewicz si riserva, però, il giudizio sull’accorpamento di cambiamento climatico ed energia. Se è vero che i due settori sono inestricabilmente legati tra loro, osserva, è anche vero che «c’è un autentico rischio che, mettendoli insieme, il cambiamento climatico possa passare in seconda linea di fronte alle questioni energetiche. Data l’enormità della sfida climatica, è essenziale che la nuova struttura sappia elaborare una politica coerente e ambiziosa sia per il clima che per l’energia».
Inoltre, sempre per Stoczkiewicz, «ci auguriamo che l’aver messo insieme ambiente e pesca rappresenti una maggiore protezione per i mari e la biodiversità marina di cui abbiamo un disperato bisogno. Ma questo è tutto da vedere».
Molto preoccupante, infine, per gli Amici della Terra, «la creazione di un Primo Vice-presidente Vicario della Commissione europea incaricato del miglioramento normativo, nella persona di Frans Timmermans», l’attuale Ministro degli esteri olandese. «Se questo indica un nuovo rafforzato attacco contro la burocrazia, su cui spinge in particolare la Gran Bretagna, c’è il rischio che vengano messe a repentaglio le politiche essenziali per proteggere persone e ambiente. La salute e la sicurezza, la protezione ambientale, gli standard del lavoro e dei consumatori non sono sovrastrutture amministrative ma diritti essenziali dei cittadini europei che bisogna proteggere».

La parola passa ora al Parlamento europeo che dovrà sottoporre ad un rigoroso esame i 27 ‘Ministri europei’ e dare (o meno) il suo assenso alla loro nomina. Se, come è già successo in passato in più di una occasione, il responso sarà negativo per alcuni dei candidati, il Governo che li ha proposti dovrà provvedere ad una nuova nomina.

 

 

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