martedì, Ottobre 26

Nuovo downgrade senza riforme serie field_506ffb1d3dbe2

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Assemblea Nazionale del PD

Le recenti riforme messe in campo dall’attuale governo in Italia per rilanciare l’economia avranno un impatto minimo sul Bel Paese. È questo uno dei motivi per cui l’agenzia di rating statunitense, Standard & Poor’s, ha deciso di mantenere l’outlook negativo sul debito sovrano del Tesoro italiano.

Secondo S&P, l’attuazione delle riforme è ‘incerta’ nei prossimi due anni e potrebbe essere influenzata delle vicende elettorali e politiche nel medio termine. Sebbene l’agenzia di rating definisce «costruttivo l’operato del Governo Letta sul fronte dei tagli delle tasse alle imprese», «gli effetti di questi interventi saranno relativamente limitati e pari solo allo 0,2% del Pil». Per gli analisti dei mercati finanziari, è ormai chiaro che per il Governo italiano i tempi del ‘io speriamo che me la cavo’ o ‘ha da pass’ a nuttata’ , siano finiti. “Lo diomostra la crescente tensione sociale degli ultimi giorni” nota un market strategist, sottolineando che “la politica deve maturare la convinzione che il tempo perso e’ dannoso e non gioca a favore ma contro”.

Secondo l’esperto, “la ripresa nel 2014 sarà molto probabilmente inferiore alle stime del governo che valuta una crescita del PIL all’1% nel 2014 vs. -1.7/-1.8% del 2013”, in quanto “si tratterebbe di un rimbalzo del tasso di crescita annua del 2.7-2.8%, la quale è poco credibile”.

Nel frattempo, il debito pubblico italiano prosegue la sua salita, aggiornando i massimi storici a 2.085,321 miliardi di euro, in crescita di 17 miliardi rispetto ai 2.068,7 miliardi di euro di settembre 2013. Le entrate tributarie dello Stato continuano a scendere nei primi 10 mesi dell’anno, attestandosi a 307,859 miliardi di euro, in calo rispetto ai 309,301 miliardi di euro dei 10 mesi del 2012. Secondo l’agezia di rating statunitense, esiste ancora un terzo di probabilita’ di downgrade nei prossimi 12 mesi, soprattutto se il Governo non sara’ in grado di attuare politiche a sostegno della crescita e di contenere il debito.

S&P prende atto che il merito di credito italiano rimane sostenuto da «un’economia diversificata» e dalla condizione «relativamente solida» della posizione con l’estero. Tuttavia, avverte che sul merito di credito continuano a pesare «le deboli prospettive di crescita» del Paese, mentre l’indebitamento netto del Governo rimane tra i più alti rispetto agli Stati con lo stesso merito di credito.

L’agenzia di rating ritiene che l’Italia per uscire definitivamente dalla crisi e far ripartire l’economia reale nel 2014 dovrà risolvere il problema del credit crunch bancario. Infatti, sul rating italiano impatta «un meccanismo di trasmissione di politica monetaria sbilanciato che ha portato a condizioni del credito molto ristrette per il settore privato dell’Italia”. Di conseguenza, l’agenzia ritiene che “ci sia il rischio di un forte deterioramento del finanziamento estero a causa del peggioramento delle condizioni del settore finanziario».

Nei prossimi due anni, S&P si aspetta «una ripresa lenta» del Pil italiano rispettivamente al +0,4% e al +0,9%”. In termini nominali il Pil dovrebbe invece attestarsi in media poco sopra l’1% il prossimo anno e poco sotto il 2% nel 2015 e nel 2016. La strada da fare per ritornare ai livelli precrisi è molto lunga. Infatti, S&P ricorda che «dopo due anni consecutivi di recessione, ll’attivita’ economica in Italia è crollata di circa l’8% (quarto trimestre del 2007) e la disoccupazione e’ raddoppiata attestandosi oltre il 12% della forza lavoro» e ci si aspetta che rimarrà su questi livelli per i prossimi due o tre anni.

L’agenzia di rating stima anche che “la competitività italiana continuerà a peggiorare nei confronti dei partner commerciali chiave in assenza di riforme a sostegno della produttività”. Gianluca Ziglio, fixed income di Sunrise Broker a Londra, spiega a L’Indro che “S&P guarderà nel breve termine alla performance del PIL nominale (PIL reale e inflazione assieme), alla stabilitàpolitica e alla capacita’ del governo di dimostrare che sa gestire una maggioranza difficile per conseguire obiettivi concreti”.

Partendo da una contrazione annua del Pil dell’1.7% nel terzo trimestre 2013 la ripresa sarà graduale – continua Ziglio, aggiungendo che quindi il tasso di crescita medio del Pil nel 2013 sarà ancora più basso. Inoltre i tassi di inflazione sono in calo e deprimono la crescita del PIL nominale mentre i tassi di mercato sono in salita a livello globale con la Fed pronta a ridurrere lo stimolo monetario. “Di conseguenza sarà difficile conseguire la stabilizzazione del PIL senza interventi di finanza pubblica aggiuntivi”. Con questo trend, “ci sarà sempre meno spazio per qualunque forma di stimolo pubblico all’economia fin tanto che non si riesca a conseguire una significativa riduzione della spesa corrente per destinarla a detassazione e investimenti produttivi”.

Secondo lo strategist, un taglio di S&P nei prossimi mesi potrebbe tagliare non più di un notch, lasciandoci comunque investment grade. Moody’s ha lo stesso rating (Baa2) mentre Fitch ci da un notch in più a BBB+. Quindi l’impatto sarebbe contenuto anche se il margine che ci separa da junk si assottiglierebbe. Tuttavia, “agli investitori preoccuperebbe di più un downgrade di DBRS che attualmente ci ha ad A-“, sotto di esso “verrebbero applicate penalizzazione rilevanti per i titoli di Stato italiani usati come collaterale presso la Banca centrale europea, la quale potrebbe spingere le banche a ridurre l’esposizione in BTP finanziata da prestiti dell’ECB con un potenziale impatto molto negativo sugli spreads”.

Infine, Ziglio sottolinea che “il fatto che Francoforte abbia intenzione di condizionare ulteriori iniezioni di liquidità a prestiti al settore privato piuttosto che per finanziare carry trades sui titoli di stato e che questi possano avere una rischiosità non nulla negli stress tests rappresentano ulteriori fattori di rischio per il mercato”, facendo si che “la capacità di assorbimento domestica del debito italiano nel 2014 possa essere considerata ormai satura e possa divenire negativa con effetti in termini di aumento dei rendimenti”.

 

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