domenica, Maggio 9

Nuovo Catasto: più equità fiscale field_506ffb1d3dbe2

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La riforma del Catasto procede troppo lentamente, senza avviare speditamente la riparametrazione delle rendite catastali. Sono eloquenti i dati diffusi dall’Agenzia delle Entrate dove emerge una flessione del 12,6% registrata nel 2014, riguardante il gettito Tasi-Imu relativo all’abitazione principale, attestandosi a 3,5 miliardi di euro, a fronte dei circa 4 miliardi di euro del 2012.

Queste informazioni consentono di quantificare lo stimolo per il mercato che scaturirebbe dalle ipotesi di azzeramento dell’imposizione sulla prima casa, recentemente avanzate dal Presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi. A ben guardare – secondo l’Istituto di Studi Economici Nomisma – si tratterebbe di un incentivo piuttosto modesto, quantificabile in circa lo 0,11% sul primo anno e comunque inferiore all’1%, considerando i valori attualizzati su un orizzonte decennale. Con riferimento allo sgravio che una simile riforma garantirebbe al 76,6% di famiglie che vive in una casa di proprietà, il dato numerico risulta modesto e pari a 17 euro mese, vale a dire poco più di un quinto del bonus di 80 euro, introdotto a partire da maggio 2014 per i lavoratori dipendenti e gli assimilati che guadagnano fino a 26mila euro.

A beneficiarne non sarebbero soltanto le famiglie a basso reddito, poiché la sperequazione delle basi imponibili su cui vengono calcolate le imposte sulla casa, acuite dagli effetti regressivi dell’abolizione delle detrazioni, finirebbe per agevolare anche quei nuclei con disponibilità economica tutt’altro che modesta e con una propensione alla spesa rispetto alle variazioni del reddito più contenuta, se paragonata con quelle delle famiglie meno abbienti. I dati elaborati da ImpresaLavoro, Centro Studi di ispirazione liberale, mostrano con chiarezza l’evoluzione dell’imposizione fiscale avvenuta sulle abitazioni ad opera degli ultimi governi.

«Il complesso sistema fiscale che grava sui proprietari di immobili in Italia, più volte riformato nel corso degli ultimi anni, si compone», si legge nel documento realizzato dal Centro Studi, «di una componente di imposizione diretta gravante sul reddito derivante dagli immobili nonché sul patrimonio stesso; di una componente indiretta che colpisce i trasferimenti di proprietà e i contratti traslativi. C’è una importante distinzione tra l’abitazione principale e le altre abitazioni, cosiddette ‘seconde case’. L’abitazione principale è esente da imposte sul reddito (dal 2001) ed inoltre gode di importanti agevolazioni fiscali, tra le quali la detrazione degli interessi sui mutui connessi ad acquisto, costruzione o ristrutturazione dell’immobile (dal 2001). Il trattamento fiscale dell’abitazione di residenza, dal punto di vista della componente prettamente patrimoniale, si è modificato in più occasioni negli anni più recenti: una prima volta con l’esenzione dall’Imposta Comunale sugli Immobili (dal 2008); una seconda volta con l’assoggettamento all’IMU (nel 2012), ed una terza volta con una sua esenzione parziale (2013); una quarta volta con l’applicazione della neonata Tasi (a partire dal 2014). Gli immobili non adibiti ad abitazione principale sono tassati con l’aliquota marginale ai fini dell’imposta sul reddito da locazioni (in alternativa c’è la possibilità del ricorso alla cedolare secca), sono soggetti all’Imu (Imposta Municipale) che ha sostituito l’Ici, l’Irpef e le addizionali relative ai redditi fondiari associati agli immobili non affittati. L’utilizzo degli immobili è gravato dalle imposte sulla raccolta dei rifiuti, sostanzialmente invariate dal punto di vista del presupposto impositivo e della loro base imponibile, ma modificate negli anni con il passaggio dalla Tarsu/Tia (applicate fino al 2012) alla Tares (operante solo nel 2013) fino ad arrivare alla Tari (che costituisce dal 2014 la terza componente – assieme a Imu e Tasi – della cosiddetta Iuc o più comunemente Imposta Unica Comunale)».

Con Luca Dondi, Consigliere delegato dell’Istituto di Studi Nomisma, vogliamo comprendere gli effetti sociali ed economici sulla popolazione relativi alla riforma del Catasto, considerando il ruolo della politica compresi i ritardi, colpevoli di una forte sperequazione sulle rendite catastali delle abitazioni.

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