domenica, Maggio 16

Nuovo accordo per Roma Antica

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Il Consorzio Fori Romani è frutto dell’accordo siglato tra il Ministro dei Beni e Attività Culturali e Turismo, Dario Franceschini e il Sindaco di Roma Ignazio Marino che riguarda la valorizzazione, la tutela e la gestione dell’area archeologica centrale, secondo le modalità previste dal Codice dei Beni Culturali e dai decreti attuativi della legge su Roma Capitale che porterà entro il 31 dicembre alla nascita di tale ente, unico interlocutore per tutta l’area per i compiti suddetti che potranno essere svolti sia in via diretta sia indiretta.
Il Consorzio ha lo scopo di affrontare il tema della definizione di strategie e di obiettivi comuni per la valorizzazione dell’area archeologica. L’area archeologica centrale si estende per 78 ettari nel territorio romano (tra Colosseo, Foro Romano, Palatino, Colle Oppio con la Domus Aurea, Circo Massimo e Foro Traiano) prima di questo accordo le proprietà erano in parte dello Stato e in parte del Campidoglio, richiamando ogni anno circa 6,5 milioni di visitatori con oltre 42 milioni di introiti da biglietteria (per la maggior parte assicurati soltanto dal Colosseo, Foro Romano e Palatino, siti statali, che da soli richiamano 6,1 milioni di visitatori con biglietti per 41,4 milioni l’anno ).

Il Consorzio mira a costruire un portale unico dell’offerta culturale attraverso cui ognuno possa ottenere, in base alle esigenze individuali e al tempo che ha a disposizione, il tipo di ticket più idoneo, senza preoccuparsi di quale sia l’istituzione che lo emette. L’ente sarà retto da un Consiglio d’amministrazione composto da un Presidente (nominato dal Ministero del MiBACT d’intesa con il Sindaco), dal Soprintendente per il Colosseo e dal Sovrintendente capitolino ai Beni Culturali. Il nuovo Consorzio avrà autonomia finanziaria, curerà e promuoverà anche i rapporti con lo sponsor e i mecenati. All’inizio l’ente sarà dotato di risorse conferitogli da Roma Capitale e dal MiBACT e sarà così sostenuto fino all’autosufficienza dell’equilibrio finanziario da perseguire mediante la ricerca autonoma di finanziamenti, anche con aiuti di filantropi e mecenati in ogni Paese nel mondo. Tali mecenati potranno usufruire anche degli sgravi dell’Art Bonus, già approvato dal governo. Si tratta di un accordo storico perché la gestione unitaria del patrimonio archeologico della città è un problema avvertito fin dagli anni immediatamente successivi alla proclamazione di Roma capitale d’Italia, ossia nel 1870, e quello attuale è il primo passo concreto dopo tanti tentativi.

Claudio Parisi Presicce, Sovrintendente ai Beni Culturali di Roma Capitale ci illustra in che cosa consiste e quali vantaggi porta il Consorzio Fori Romani.

In che consiste il Consorzio Fori Romani e come funziona la gestione, la valorizzazione e tutela dell’area sotto la sua giurisdizione?

Il Consorzio è l’istituto giuridico individuato dal Sindaco di Roma e dal Ministro dei Beni e delle Attività culturali e del Turismo per dare attuazione all’accordo di valorizzazione dell’area archeologica centrale, secondo le modalità previste dalle normative vigenti, ossia dal Codice dei Beni Culturali e dai decreti attuativi della legge su Roma Capitale.

Tale Consorzio diventerà l’unico gestore e valorizzatore di quest’area romana?

I compiti del Consorzio potranno essere svolti in via diretta o indiretta. Per l’attuazione del piano strategico e conseguentemente per l’esecuzione degli interventi e la gestione dei servizi connessi si potrà avvalere di tutti gli strumenti previsti dalle normative vigenti, nel rispetto dei due principi fondamentali della trasparenza e della concorrenza.

Che vuol dire che il nuovo ente avrà autonomia finanziaria e gestirà in maniera diretta e indiretta la valorizzazione, gestione e tutela di tale area archeologica centrale?

Il Consorzio incasserà direttamente gli introiti derivanti dalla gestione dei luoghi archeologici compresi nell’area considerata e potrà reperire autonomamente le risorse necessarie all’attuazione del piano strategico, promuovendo raccolte di fondi e gestendo direttamente o in partecipazione progetti realizzati con finanziamenti europei.

Che cosa cambierà nella gestione di tale area archeologica rispetto a quanto fatto precedentemente e non crede che tale gestione autonoma possa isolare tale area archeologica dalle altre zone di interesse culturale della città di Roma?

Tra le linee di indirizzo principali concordate tra il Sindaco e il Ministro è prevista una sempre maggiore integrazione dell’area archeologica centrale nel tessuto sociale e urbanistico della città. È escluso che l’area possa trasformarsi in un’isola recintata e separata dal resto e per allontanare definitivamente questo legittimo timore si è deciso consapevolmente di non adoperare la dizione Parco archeologico.

Questo Consorzio Fori Romani supera definitivamente la divisione tra Stato e Comune su tale area archeologica centrale?

La divisione tra Stato e Comune affonda le sue radici nelle complesse vicende storiche della città. Il Consorzio non ha lo scopo di risolvere il problema delle proprietà, ma di affrontare il tema della definizione di strategie e di obiettivi comuni per la valorizzazione dell’area archeologica. Lo sguardo è rivolto in avanti e le azioni che saranno intraprese avranno come scopo quello di accrescere i benefici nei confronti degli utenti.

E perché tale accordo Stato e Comune di Roma è stato definito ‘storico’ dal ministro Franceschini e quanto è importante per la città di Roma?

Si tratta di un passo che possiamo definire storico perché la gestione unitaria del patrimonio archeologico della città è un problema avvertito fin dagli anni immediatamente successivi alla proclamazione di Roma capitale d’Italia, nel 1870, e quello attuale è il primo passo concreto dopo tanti tentativi.

E riguardo alla possibilità di un biglietto unico per l’entrata all’area archeologica centrale che ci può dire?

La città si è già dotata da qualche tempo, attraverso la card denominata Roma Pass, di uno strumento di accesso unico ai monumenti e ai musei del Comune e dello Stato. Occorre andare oltre, ossia costruire un portale unico dell’offerta culturale attraverso cui ognuno possa ottenere, in base alle esigenze individuali e al tempo che ha a disposizione, il tipo di ticket più idoneo, senza preoccuparsi di quale sia l’istituzione che lo emette.

Il Ministro Franceschini ha affermato che tutto questo permetterà la ricerca di filantropi e mecenati in ogni Paese del mondo che possano supportare le meraviglie del nostro Paese. Chi oggi è disposto a finanziare i monumenti italiani con la crisi ancora in atto e quali  Paesi finanziano di più il nostro patrimonio?

Le scelte iniziali del Sindaco di Roma, come la pedonalizzazione di via dei Fori Imperiali o gli investimenti di risorse per il restauro del patrimonio archeologico, fermi da tempo, hanno mutato in pochi mesi la percezione dell’immagine complessiva della città. Roma è ora un luogo dove le idee e le trasformazioni hanno ripreso il loro cammino. Lo hanno capito soprattutto all’estero, in particolare in quei paesi che desiderano sostenere coloro che lavorano per favorire l’integrazione tra i diversi tessuti della città, restituendo continuità e ricucendo le lacerazioni. Grazie a questa nuova credibilità sono arrivati i finanziamenti dell’Azerbaigian, del Presidente della Federazione internazionale di scherma e altri ne arriveranno nei prossimi mesi.

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