domenica, Settembre 19

Chi sono i ‘nuovi poveri’ secondo il welfare?

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Per più poveri, insomma, sarebbe limitata la libertà di scegliere i beni che consumano…

È interessante riflettere sui presupposti della scelta della carta di debito in luogo del semplice trasferimento monetario: abilitare alcune spese e non altre, permettere l’acquisto dei soli beni “di prima necessità” implica definire stili di consumo legittimi (o consoni ai poveri) e stabilire gerarchie di importanza tra le scelte di acquisto. Nell’adozione della carta prepagata sembra implicita un’assunzione forte, quella che confina i poveri all’ambito della mera sopravvivenza, rivelando un approccio paternalistico nei loro confronti.

Quali sono i paradossi più evidenti?

I beneficiari intervistati nella sperimentazione torinese hanno lamentato l’impossibilità di usare la carta per sostenere spese giudicate importanti per i figli, come l’acquisto dei libri scolastici, il pagamento della retta della mensa, dell’abbonamento al trasporto pubblico, o della quota di partecipazione alla gita di classe. Tanto i beneficiari quanto gli attori del sistema di welfare locale hanno, inoltre, avvertito come un grave limite della CAS soprattutto l’esclusione dell’affitto dalle spese contemplate, a fronte di un’emergenza abitativa diffusa. Il paradosso generato da questo vincolo è apparso a molti evidente: a fronte di una spesa alimentare notevolmente incrementata, il beneficio rischia di rendere un bene di prima necessità come la casa di più difficile accesso rispetto ai benefici ‘in cash’. La questione, più volte sollevata nei tavoli di confronto, non sembra ad oggi trovare risposta nei documenti ministeriali del SIA.

Nelle linee guida per l’attuazione del SIA, così come nel Ddl per il contrasto alla povertà, la gestione dei progetti di attivazione è demandata alle autorità locali a partire dai Comuni, in collaborazione con il terzo settore. Quali sono stati, finora, i punti critici emergenti?

Il primo attiene alle risorse messe in campo. A fronte di fondi limitati la definizione dei progetti può diventare molto problematica con il rischio di configurarsi più come una redistribuzione delle risorse interna all’utenza che come un aumento effettivo dell’offerta di servizi. Nel caso torinese interventi già attivi sul territorio sono stati “dirottati” a favore dei beneficiari della Carta Acquisti sperimentale.

Il secondo nodo riguarda le concezioni dell’attivazione sottese ai percorsi progettuali proposti, tra visioni più estese e comprensive, centrate sull’empowerment individuale, e interpretazioni più ‘ristrette’ focalizzate sulla dimensione dell’occupabilità. L’esperienza ha mostrato che l’introduzione di un dispositivo di attivazione richiede, per essere personalizzato, una lettura attenta delle risorse e dei bisogni dei nuclei in base alle loro carriere lavorative e/o assistenziali.  Nel caso torinese le difficoltà di effettiva presa in carico da parte dei servizi sociali territoriali, già gravati da un forte aumento delle domande di assistenza negli ultimi anni, hanno orientato più verso una standardizzazione dei progetti che verso una loro reale personalizzazione.

Un’ultima domanda: dal punto di vista organizzativo, il coordinamento ‘di rete’ ha funzionato?

L’attivazione delle risorse locali e del terzo settore ha comportato, per esempio, per il Comune di Torino consistenti ‘costi di coordinamento’, richiedendo uno sforzo organizzativo notevole per realizzare modalità di confronto e condivisione che andassero oltre la ritualità o la ‘mobilitazione coatta’.  Eppure, su questo versante la sperimentazione torinese si è distinta nel panorama nazionale per la capacità di attivare le risorse del territorio e per la presenza di una rete tradizionalmente solida e ben sviluppata di relazioni con il terzo settore, istituzionalizzate anche attraverso il «Tavolo di Coordinamento Povertà». Anche se promosse dal livello nazionale, politiche locali di attivazione creano nuove domande di coordinamento inter-organizzativo. Nel caso torinese la partecipazione al Tavolo di una pluralità di attori non si è rivelata garanzia in sé di interazione sinergica e di raccordo tra gli stessi.

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