lunedì, Settembre 20

Chi sono i ‘nuovi poveri’ secondo il welfare?

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Quali sono state le maggiori criticità?

La principale criticità della CAS è relativa alla ristrettezza dei criteri di accesso, che ha determinato l’esclusione di un numero particolarmente elevato di domande. Ciò ha fatto sì che una quota piuttosto consistente dei 50 milioni di euro stanziati per la sperimentazione non sia stata impegnata. Questo limite viene superato dal Decreto istitutivo del SIA, che sembra attenuare considerevolmente la ristrettezza dei criteri, stemperando almeno in parte il carattere categoriale e superando alcuni dei limiti della CAS.

Per esempio?

In particolare, oltre ai nuclei con minori, l’accesso alla misura viene esteso anche alle famiglie in condizione di povertà economica in cui sono presenti disabili o donne in stato di gravidanza. La condizione lavorativa, poi, viene inserita all’interno di una valutazione multidimensionale in cui la disoccupazione di tutti i membri (senza limiti di tempo) viene considerata un titolo preferenziale. Cade, infine, il requisito del permesso di soggiorno di lungo periodo per gli stranieri.

Possiamo parlare di un ‘primo passo’ verso un welfare aperto ai bisogni sociali indipendentemente da requisiti di categoria?

Nonostante una maggiore inclusività, va sottolineato che il SIA mantiene il carattere categoriale che aveva contraddistinto l’istituzione della Carta Acquisti Sperimentale. Inoltre, le prime informazioni disponibili sull’implementazione della misura lasciano intendere che anche il SIA, a causa degli ancora troppi vincoli, non stia dando i risultati auspicati. Molte domande non raggiungono i 45 punti richiesti per vedere riconosciuto il beneficio e sono, pertanto, rifiutate. Il SIA – e per quanto sappiamo, anche il REI – non rappresentano misure universalistiche di sostegno al reddito, rivolte al totale della popolazione in condizione di povertà economica.

Perché, al posto dell’assegno monetario, si è fatto ricorso a una carta elettronica prepagata?

Si tratta di una scelta in continuità con la vecchia Carta Acquisti (quella ordinaria, introdotta nel 2008 dal governo Berlusconi), vincolando la spesa a un consumo predefinito, e anche per sfruttare il circuito attivato.  Tale modalità di erogazione si è rivelata problematica dal punto di vista delle sue implicazioni per i beneficiari; implicazioni, peraltro, scarsamente tematizzate nel dibattito pubblico e nel confronto tra policy maker anche in occasione dell’istituzione del SIA.

Ci potrebbe fornire qualche feedback emerso dalla sperimentazione torinese?

La carta, lo ricordiamo, è utilizzabile per la spesa alimentare e l’acquisto di farmaci solo negli esercizi convenzionati (abilitati al circuito Mastercard) e negli uffici postali per il pagamento di utenze domestiche. Non è possibile prelevare contanti. Le sue modalità di funzionamento impongono forti vincoli sia rispetto alle categorie merceologiche dei beni da acquistare che ai luoghi del consumo, orientando le famiglie a cui è destinata verso la grande distribuzione e, al tempo stesso, verso una ristrutturazione del budget familiare in funzione della sopravvivenza materiale. Se nelle dichiarazioni ministeriali il coinvolgimento di gruppi commerciali convenzionati è stato motivato dalla concessione di sconti sui prodotti, di fatto queste restrizioni nelle modalità di impiego hanno impedito ai beneficiari di personalizzare le scelte di consumo in base alle esigenze familiari, rimandato loro una percezione di inadeguatezza e, in definitiva, sono state vissute come una forte limitazione dei propri margini di azione.

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