domenica, Maggio 9

Nuovi modelli economici per la Cina

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Oltre alla Russia, la Cina ha un altro vicino di casa che può concorrere ai pesi massimi: l’India. Anche questo Paese condivide con i cinesi una frontiera di ben oltre 3.000 km che da un secolo (precisamente dalla determinazione della Linea McMahon nel 1914) costituisce fonte di scontri tra i due Stati, le cui relazioni sono nettamente più complesse anche a causa di altre questioni critiche come quella del Tibet o le rispettive scelte in ambito di alleanze (l’India con gli Stati Uniti e la Cina con il Pakistan).

Entrambi i Paesi mostrano però i segnali di questo cambiamento nella gestione della diplomazia e se ne è avuto un esempio nell’aprile del 2013, quando un’incursione di un comando militare cinese in un territorio conteso tra i due Stati ha fatto temere lo scoppio di un conflitto. La reazione dell’India è stata particolarmente interessante: nessun intervento militare, bensì un’opera di screditamento delle maggiori imprese cinesi di telecomunicazioni, la Huawei e la ZTE, pubblicamente attaccate dall’India’s National Security Council una settimana prima della visita ufficiale del premier cinese Li Keqiang. I risultati di questa visita non sono stati particolarmente importanti, ma almeno il presidente della Repubblica Popolare Cinese ha dichiarato la volontà di risolvere la disputa territoriale e ha affermato l’intenzione di sviluppare il commercio tra i due Paesi: il potenziale offerto dal mercato indiano per i prodotti cinesi è infatti abbastanza accattivante da far raffreddare le tensioni delle frontiere.

Difformi dal modello diplomatico che vede prevalere le ragioni dell’economia su quelle della politica sono le relazioni con il Giappone. Se negli anni Ottanta si riscontravano dei segnali di avvicinamento, in seguito le relazioni economiche tra i due Paesi sono mutate profondamente, facendo riaffiorare la classica logica geopolitica. Fin dalla fine dell’Ottocento, con il Trattato di Shimonoseki del 1895 a conclusione della guerra sino-giapponese, i rapporti tra i due Paesi si presentano conflittuali. L’occupazione giapponese degli anni Quaranta è stata peraltro un’ulteriore conferma. C’è però da sottolineare che, a partire dall’apertura economica cinese, i primi rapporti ad essersi ammorbiditi sono stati proprio quelli con il Giappone, che è divenuto il principale investitore estero e il Paese che più ha influenzato la crescita cinese grazie alla cessione (voluta o meno) di apparecchiature tecnologiche.

La visita ufficiale di Jiang Zemin in Giappone nel 1998, la prima realizzata da un Presidente della Repubblica Popolare, ha dimostrato l’intenzione di distendere i rapporti. Tuttavia, se le logiche economiche possono condizionare la politica, i fatti più recenti legati alla crisi mondiale hanno portato con sé un ritorno alla vecchia geopolitica. Il Giappone ha dovuto cedere alla Cina il secondo posto del podio dei Paesi più economicamente sviluppati e, in generale, il rapporto di interdipendenza tra i due si è sì mantenuto, ma invertendo i ruoli: nonostante gli investimenti giapponesi in Cina siano ancora importanti, ora sono i cinesi a investire nell’arcipelago del Sol Levante, entrando direttamente in settori sensibili come quello dell’elettronica. Nel 2012 la disputa sulle Isole Diaoyu/Senkaku ha portato in Cina ad accese manifestazioni contro le imprese giapponesi e i loro prodotti.

Gli interessi economici in questo caso sono stati scavalcati o, più precisamente, il fattore economico è passato dall’essere un criterio di discernimento all’essere un’arma che può ferire, come è successo al settore automobilistico giapponese, profondamente colpito dai fatti del 2012. Discutendo di confronti bilaterali che vedono coinvolta la Cina, non si può non parlare dei rapporti con il gigante d’oltreoceano: gli Stati Uniti. Le relazioni tra le due attuali superpotenze hanno dimostrato non solo di essere in generale migliorate, ma anche d’aver assimilato profondamente il nuovo approccio diplomatico, tanto da lasciare uno spiraglio aperto al ritorno della geopolitica tradizionale. Se si prende in considerazione un arco di tempo di trent’anni, dalla visita del Presidente Nixon in Cina nel 1973 all’acquisto di una succursale dell’americana IBM da parte della cinese Lenovo, molte cose sono cambiate e resta chiaro che il confronto politico spesso può irrigidirsi, come è successo in occasione della repressione in piazza Tienanmen nel 1989, della crisi dello Stretto di Taiwan del 1996, del bombardamento dell’Ambasciata cinese di Belgrado o dell’incidente dell’Isola di Hainan nel 2001.

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