lunedì, Aprile 12

Nuovi flussi migratori verso la Francia 40

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Parigi – Dopo l’Italia, anche la Francia si trova costretta a dover fare i conti con il problema dell’immigrazione clandestina. Dall’inizio dell’anno, il numero di immigrati entrati illegalmente nel paese è lievitato fino a raggiungere cifre record mai toccate prima.  Provenienti principalmente dall’Africa Occidentale, dal Corno d’Africa, dalla Siria e dai paesi del Maghreb, la maggior parte dei clandestini che riesce ad arrivare in Francia dopo aver passato il Mediterraneo ha come unico scopo quello di attraversarla per raggiungere altri Paesi, primo fra tutti l’Inghilterra. Per questo, la piccola città portuale di Calais è un passaggio obbligatorio per tutti coloro che vogliono attraversare La Manica e raggiungere la tanto agognata Terra Promessa. I modi per riuscire a passare sono essenzialmente tre: via treno, via traghetto o via camion. Solitamente quest’ultima soluzione è la più utilizzata grazie a degli accordi presi con molti camionisti che offrono un “passaggio” in cambio di una lauta ricompensa in denaro.

L’incremento dei flussi migratori ha portato un conseguente aumento del numero di clandestini bloccati nella zona portuaria nell’attesa di riuscire a trovare un varco securitario da dover poter passare. Essendo sprovvista di un vero e proprio centro di accoglienza, la cittadina di Calais ha visto in poco tempo crescere a dismisura il numero di palazzi occupati e tendopoli attorno alla zona portuale. Questa situazione, unita al forte disagio percepito dalla popolazione locale, ha creato un insostenibile clima di tensione tra i vari gruppi etnici. Dopo una serie di piccole beghe risoltesi con l’intervento della polizia, il 7 agosto la situazione è degenerata con una violenta rissa tra un gruppo di Eritrei e uno di Sudanesi, sedata solamente grazie all’intervento di una quarantina di CRS (Compagnie républicains de sécurité, l’equivalente della celere italiana). Le violenze hanno causato 70 feriti, di cui uno grave trasportato all’ospedale più vicino in elicottero.

L’episodio si è trasformato velocemente in un caso nazionale, costringendo le autorità a doversi confrontare con un problema che fino ad oggi sembrava essere sotto controllo.

Secondo stime ufficiali, nel primo semestre del 2014 sono stati bloccati e respinti più 8000 immigrati alla frontiera franco-italiana, il quintuplo dell’anno precedente. Solamente a Calais la polizia ha arrestato 7500 persone, contro le 3200 del 2013. Neanche durante le “Primavere arabe” del 2011 si erano registrate simili cifre. A riprova del fatto che la Francia viene vista come un “corridoio” di transito verso altri Paesi, basta guardare in numero esiguo di richieste d’asilo presentate in questi ultimi anni. La maggior parte dei clandestini punta verso altre nazioni come Germania, Paesi Bassi e Inghilterra. Nei loro viaggi, l’Italia è una tappa fissa da cui passare per raggiungere i paesi nordeuropei. Il portavoce dell’organizzazione umanitaria France Terre D’Asil, Pierre Henry, ha spiegato che questo fenomeno «è la conseguenza del rifiuto dell’Unione Europea nel venire in aiuto dell’Italia. Visto che non ha ricevuto risposte, si lascia passare un numero consistente di immigrati che si riversano in Francia».

A queste motivazioni se ne aggiungono altre riguardanti le diverse situazioni nei paesi d’origine dei clandestini. La caduta del regime di Gheddafi avvenuta nell’ottobre 2011 è una delle principali ragioni dell’aumento dei flussi migratori. Da quel momento la situazione in Libia è andata progressivamente peggiorando, aumentando così il già alto numero di emigrati che ogni mese il loro paese sotto la dittatura del Generale. A questi si aggiungono i migliaia di profughi che scappano dalla guerra in Siria e gli Eritrei che fuggono da un Paese succube di una violenta dittatura militare.

L’aumento di questi flussi migratori sembra preoccupare anche la Germania. La regione della Sarre, situata sul confine con i dipartimenti francesi della Mosella e dell’Alsazia, ha visto crescere esponenzialmente in questi ultimi due anni il numero di arresti nei confronti di immigrati sprovvisti di regolare permesso di soggiorno. Nel 2012 la polizia tedesca ha fermato 545 immigrati, una cifra irrisoria se si confronta ai 1017 del primo semestre di quest’anno. La maggior parte degli arresti è stata effettuata sulla linea ferroviaria dei TGV che collega Parigi con Francoforte passando per Sarrebruck, capoluogo della regione tedesca.

Secondo un articolo pubblicato l’11 agosto sul settimanale ‘Der Spiegel’, Angela Merkel sarebbe intenzionata a prendere contatti con l’Eliseo per studiare una soluzione che metta fine a questa ondata di clandestini. Il ministro dell’Interno tedesco, Hans-Peter Friedrich, ha confermato la volontà da parte del governo di risolvere il problema dichiarando che «non si tratta di un tema esclusivamente franco-tedesco. L’immigrazione illegale riguarda tutta l’Europa».

Anche l’Inghilterra avrebbe espresso preoccupazioni riguardo la situazione. Il governo britannico ha più volte sollecitato Parigi invitandola a rinforzare i controlli al confine.

L’associazione dei Trasportatori su strada ha lanciato una petizione sul sito del Ministero degli Interni affinché venga ufficialmente chiesto alla Francia di regolare questo problema.

Come spesso accade in situazioni come queste, i partiti politici non hanno perso tempo nel criticarsi a vicenda, portando l’intera situazione sul piano elettorale in vista delle prossime presidenziali del 2017.

Il 23 luglio il Governo ha presentato due progetti di legge al Consiglio dei Ministri: uno sul diritto di asilo e l’altro sull’immigrazione. Preparati entrambi da Manuel Valls, queste proposte mirano a snellire le procedure burocratiche per i richiedenti asilo politico e per gli immigrati in attesa di un regolare permesso di soggiorno. Il Ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, ha commentato il disegno di legge definendolo come «una legge di sinistra, che rivendico come tale e che difenderò contro ogni tipo di ostruzionismo».

Naturalmente, la risposta del centrodestra non si è fatta attendere. In un’intervista rilasciata il 5 agosto alla radio nazionale, il deputato dell’UMP Eric Ciotti ha risposto alla proposta di legge puntando il dito contro la gestione dal governo su questi temi. Ciotti ha dichiarato che a livello europeo «la Francia è diventata l’anello debole delle politiche migratorie» e che ›bisogna rivedere le condizioni con cui è possibile ottenere la nazionalità». Affermazioni al limite del paradossale vista la condotta superficiale del governo Sarkozy sulle politiche migratorie.

Alla polemica non poteva poi mancare il Front National (FN), che non si è lasciato sfuggire l’occasione di cavalcare l’onda dell’indignazione, attaccando direttamente i suoi avversari senza troppi giri di parole. In un comunicato stampa firmato da Marine Le Pen e pubblicato sul sito del partito, si legge che «in una simile situazione di tensione, il silenzio e l’azione del governo risultano essere criminali. Quanto all’UMP, che ha contribuito con il governo di Sarkozy ad incrementare i flussi migratori legali e illegali, va condannata vista la pesante responsabilità che ha nell’aver aumentato i flussi migratori». L’estrema destra francese non poteva perdersi un’occasione così ghiotta per tornare all’attacco sul tema dell’immigrazione, da sempre uno dei punti chiave del suo programma.

L’argomento è stato inserito nell’agenda della Comunità europea e verrà discusso a Bruxelles il prossimo 30 agosto. Nel frattempo, nuove ondate di clandestini continuano ad arrivare a Calais con la speranza di riuscire a raggiungere un paese da dove poter ricominciare una nuova vita.

 

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