martedì, Giugno 15

Nuovi farmaci: ricerca, prevenzione e cura

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Che ci si senta in salute solo quando la si sta per perdere lo sosteneva il chirurgo francese contemporaneo Renè Leriche nella sua comprensione della ‘salute’ come semplice coscienza di vivere. La questione, che sia prevalsa una medicina ripartiva, anche se tecnologicamente avanzata, orientata alla cura della malattia oramai conclamata, la si fa risalire storicamente al primo decennio dal secondo dopoguerra. Ma l’ampliamento della conoscenza del DNA come codice universale della vita, già dal XX secolo, ha aperto nuove vie di accesso progettuali, prima inimmaginabili, tali da portare alla nascita della genetica. Oggi il progetto ‘nuovi farmaci’ ha dimostrato di poter parlare anche ‘Made in Italy’. Secondo gli ultimi dati ISTAT pubblicati questa estate, nel nostro Paese cresce la produzione farmaceutica complessiva del 10,5%, con un trend di media negli ultimi 5 mesi di 7,7 punti percentuali. Un andamento, a detta del Presidente di Farmindustria, Massimo Scaccabarozzi, che potrebbe traghettare l’Italia a essere leader industriale di comparto, sia a livello europeo che mondiale.

La ricerca di settore, dati alla mano, ha dimostrato nel tempo di aver imparato dagli errori del passato. Si è dimostrato come un farmaco possa risultare efficace in fase di sperimentazione su animali, ma inefficace sull’uomo, e viceversa. Emblematico fu il caso del ritiro dal commercio di un sedativo, Talidomide, prescritto negli anni ’60 a donne in gravidanza, e che portò alla nascita di bambini deformi negli arti inferiori. Oggi, stando alle statistiche, il consumo dei farmaci è considerato efficace e sicuro. Le nuove prospettive a cui guarda la farmacologia e la farmacogenetica moderna mirano a superare problemi irrisolti. I piani di sviluppo si disarticolano tra ricerca, innovazione, prevenzione, diagnostica predittiva, attenzione all’appropriatezza della cura prescritta, e messa a punto di nuovi protocolli terapeutici sempre meno invasivi, tali da aumentare nel paziente sia l’aspettativa che la qualità di vita. Il tutto però deve fare i conti con la sostenibilità e i costi dei percorsi pianificati, da una parte; dall’altra, con la capacità del Sistema sanitario nazionale italiano (SSN) di investire su fronti strategici, traducendo in certezza la possibilità di accesso dei cittadini a nuovi servizi di cura prescindendo da classe sociale, etnia, istruzione, etc. Come in passato, restano ancora inspiegabili certe contraddizioni, così come i conflitti che si generano ogni volta, che un nuovo modello di ‘governance’ si intravede all’orizzonte.

Il mercato, ad esempio, dei farmaci generici equivalenti è uno di quei settori, che a primo impatto sembra disperdersi tra le pastoie burocratiche italiane. Per chiarire meglio il quadro conoscitivo, cercando di andare oltre a una mera sensazione di superficie, abbiamo deciso di intervistare il Presidente dell’Associazione Nazionale Industrie Farmaci Generici (Assogenerici), Enrique Hausermann.

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