martedì, Aprile 13

Nuovi eventi culturali alla BNCR field_506ffb1d3dbe2

0

Biblioteca_nazionale_centrale_di_Roma

La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma (BNCR), conosciuta anche con il nome di Vittorio Emanuele II (personalità a cui è stata intitolata al momento della sua creazione), fu inaugurata il 14 marzo 1876 nella sede del Collegio Romano, già appartenuto ai Gesuiti. Tutt’oggi è la più grande biblioteca italiana. Al nucleo originale presente alla sua istituzione vide aggiungersi man mano i fondi manoscritti e a stampa di 69 biblioteche conventuali, devolute al Regno di Italia dopo la soppressione delle corporazioni religiose di Roma nel 1873. L’edificio attuale (in cemento armato, vetro e alluminio),  articolato su quattro corpi, è invece collocato all’interno dell’area archeologica del Castro Pretorio. Fu realizzato soltanto cent’anni dopo, tra il 1965 e il 1975, da un gruppo di architetti(Massimo Castellazzi, Tullio Dell’Anese, Annibale Vitellozzi) che aderivano alla corrente dell’International Style’, detto anche ‘Movimento Moderno’, molto in voga in quegli anni. Lo stile si caratterizzava per un rinnovamento dei caratteri, della progettazione e dei principi dell’architettura, dell’urbanistica e del design. L’edificio è stato recentemente ristrutturato per le esigenze di una moderna struttura bibliotecaria e all’esterno vi è stato eretto anche un anfiteatro.

È una delle biblioteche statali italiane che hanno il compito principale di raccogliere e conservare tutte le pubblicazioni nazionali: vi sono circa 7.000.000 volumi a stampa, 2.000 incunaboli, 25.000 cinquecentine, 8.000 manoscritti, 10.000 stampe e disegni, 20.000 carte geografiche e 1.342.154 opuscoli. Oggi la bibliotecavuole diventare un vero polo di attrazione culturale prevedendo una serie di eventi, come per esempio le aperture serali e la valorizzazione dei fondi più importanti ivi contenuti, tra i quali le carte di Gabriele D’Annunzio, di Elsa Morante e di Pier Paolo Pasolini. Il suo patrimonio può e deve proporsi come punto di riferimento per la cultura del Novecento. Inoltre, per conferirle ancora più valore, si vuole trasformare l’istituzione nella Biblioteca Nazionale d’Italia. In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2014, sabato 20 settembre alle 10:00 sarà possibile partecipare ad una visita gratuita a tale struttura.

Abbiamo intervistato Andrea De Pasquale, nuovo direttore della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma che ha proposto le nuove iniziative culturali per la valorizzazione di tale struttura sopra citate.

 

Come mai l’idea di convertire questa imponente biblioteca, la più grande del Paese, in una sorta di polo di attrazione culturale?

L’idea di un polo di attrazione culturale nasce dalla volontà di riscoprire anche la vocazione museale delle biblioteche di Stato, che ha sempre contraddistinto la storia di queste istituzioni fin dalla loro costituzione. A partire dall’Ottocento, in tutte le biblioteche italiane statali, era presente uno spazio destinato a visitatori, turisti e studiosi e dedicato all’esposizione dei materiali più preziosi e significativi delle collezioni. Questa presenza di spazi museali nelle biblioteche è andata via via sparendo nel corso del Novecento, per concludersi definitivamente con la Seconda guerra mondiale. Per ragioni conservative, infatti, le biblioteche hanno pensato di riporre i cimeli nei magazzini, puntando più sulla conservazione che sulla valorizzazione. Ho, dunque, lanciato la proposta della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma come luogo della contemporaneità e della cultura del Novecento, che preveda al suo interno anche uno spazio museale, in linea con le grandi biblioteche nazionali europee, come la British Library di Londra e la Bibliothèque Nationale de France di Parigi. L’idea è quella di realizzare un’esposizione permanente, completata da una sezione dedicata a documenti esposti a rotazione e legati alle peculiarità della biblioteca, rappresentate soprattutto dai fondi del Novecento. La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma possiede, infatti, l’archivio e la biblioteca di Elsa Morante, i manoscritti di Gabriele D’Annunzio, le carte di Pier Paolo Pasolini e di tanti altri autori della nostra letteratura. Per rendere la Biblioteca un  polo culturale bisogna quindi puntare non solo alla tutela del patrimonio, ma alla sua valorizzazione ed esposizione al pubblico. Una delle difficoltà delle nostre biblioteche è quella di non riuscire a comunicare: quando si arriva in una biblioteca non si sa quale patrimonio vi è conservato, anche perché, a differenza degli altri beni culturali, per fruire di un libro bisogna prenderlo tra le mani. In questi anni è prevalsa soprattutto la cultura della tutela, che è certamente fondamentale, ma è mancata, soprattutto in Italia, la politica della valorizzazione, la considerazione del bene librario come bene culturale, come un tesoro da mostrare.

 

In che cosa consisterà questa conversione e che progetti ed aperture serali sono in corso di attuazione?

La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha delle caratteristiche fondamentali che ne fanno, oltre a un centro della cultura nazionale, anche un luogo significativo per la Capitale. Si tratta di uno spazio straordinario al centro della città, a due passi dalla Stazione Termini e situato di fronte alla metropolitana di Castro Pretorio, dotato di un giardino enorme, un parcheggio, una sala conferenze di oltre 300 posti, un’arena, un bookshop, chiuso da alcuni anni, e un bar-ristorante. Questo spazio è sicuramente sottoutilizzato e si presta, attraverso un’operazione di project financing, all’utilizzazione per eventi culturali che cerchino di promuovere tematiche strettamente connesse ai nostri fondi. Basti pensare a cosa rappresenta per il Novecento tutta la multimedialità del cinema e dell’audiovisivo. L’idea è quella di scorporare questi spazi, che già dai tempi della Legge Ronchey si connotavano come servizi aggiuntivi, dalla gestione ordinaria della biblioteca: del resto si tratta già di spazi in più rispetto all’attività ordinaria di questa istituzione, perché il servizio di caffetteria e la gestione del parcheggio sono tuttora esternalizzati, non è il personale della biblioteca che se ne occupa. Poiché sono luoghi isolati e isolabili, possono diventare, in un’ottica complessiva e globale, luoghi di aggregazione sociale attraverso la realizzazione di manifestazioni culturali che travalichino anche gli orari consueti della biblioteca. L’atrio della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha due accessi: un ingresso nell’atrio principale, su cui si affaccia lo spazio del bookshop e la sala mostre, e un secondo sbarramento invece con porte a vetro che consente l’accesso effettivo in biblioteca. L’idea è quella di rendere isolata la parte antistante e permettere un’entrata allo spazio mostre, al bookshop, alla sala conferenze, al bar-ristorante e ad altri eventuali spazi anche in orari serali e di chiusura della biblioteca.

 

Questo cambiamento culturale fa parte della sua nuova governance o è un’iniziativa che Lei eredita e che era già stata progettata negli anni precedenti?

No, non è qualcosa che eredito, ma un’idea che rientra perfettamente nel quadro della politica culturale della biblioteche europee. La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma diventa quindi un centro di aggregazione culturale al di fuori dell’effettiva fruizione delle collezioni. Penso per esempio alla Bibliothèque Nationale de France, che ha un espace pédagogique separato per la formazione degli insegnanti e le visite guidate, ai suoi spazi espositivi esterni accessibili alla cittadinanza al di fuori dei consueti orari di apertura. Credo che questo aspetto sia fondamentale, perché stiamo parlando di luoghi pubblici e sottoutilizzati, che, se usati e gestiti bene, possono creare impresa. Pensate ad una sala conferenze di 300 posti nel centro di Roma, con parcheggio annesso, che rimane chiusa per molti giorni dell’anno, che danno costituisce anche per l’erario dello stato. Questo cambiamento alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma rientra quindi nell’alveo di una più vasta politica culturale, che punta a sviluppare certe tematiche strettamente legate alla cultura del Novecento, come la multiculturalità: questa istituzione nasce fin dalle sue origini con numerosi fondi legati alle culture dell’Oriente (penso ai libri dei gesuiti in lingua cinese, ai successivi fondi acquisiti legati al Giappone, alla Russia ed ai paesi slavi), che devono caratterizzare anche la creazione e l’organizzazione di attività extra bibliotecarie.

 

Come sarà trasformata la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma in Biblioteca Nazionale d’Italia?

Tale luogo deve diventare intanto sicuramente una biblioteca dove il servizio al pubblico è fondamentale: bisogna agevolare la ricerca, perché questa istituzione deve tornare a essere vissuta come posto in cui gli studiosi hanno a disposizione tutte le risorse bibliografiche, digitali e le banche dati possibili legate alle singole discipline; bisogna dunque incrementare la politica degli acquisti, attualmente ridotta dalla contrazione dei finanziamenti, anche grazie ai proventi che nasceranno dell’utilizzo degli spazi; bisogna potenziare le collezioni, puntare ad una digitalizzazione sempre più spinta dei fondi conservati in biblioteca e mettere il più possibile a disposizione degli utenti lo straordinario patrimonio del deposito legale, affinché la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma, che riceve per legge copia di tutte le pubblicazioni presenti nel nostro Paese, divenga l’archivio culturale d’Italia. Inoltre il nostro istituto istituzione dovrà essere non solo una grande biblioteca di ricerca, punto di riferimento anche per le altre biblioteche e nella quale si rappresenta la cultura italiana, ma anche un luogo per la formazione dei bibliotecari, esattamente come succede alla Bibliothèque Nationale de France.

 

Il vostro patrimonio librario e non solo può proporsi come punto di riferimento oggi per la cultura del Novecento?

Sicuramente sì. Il patrimonio di questa biblioteca, la più grande in Italia, è immenso con oltre 8.000 volumi. Questi volumi e fondi della biblioteca sono caratterizzati dalla cultura del Novecento: anche se conserviamo fondi antichi notevoli che arrivano dalle biblioteche degli antichi conventi di Roma e manoscritti straordinari, le nostre collezioni si sono costituite proprio a partire dal 1875 in poi, con particolare riguardo per il secolo scorso. La stessa struttura con ampie vetrate, inaugurata nel 1975, nasce con la contemporaneità, con connotati architettonici ben precisi fin dalle origini e con un apparato decorativo di sculture, arazzi e pitture creato da artisti contemporanei. I fondi, come l’archivio di Elsa Morante e le carte di D’Annunzio, Pirandello, Montale, Calvino, Pasolini e altri, costituiscono un unicum che rappresenta i grandi autori del nostro Novecento attraverso i loro manoscritti e le loro prime edizioni.

 

I vostri fondi librari conservano tra gli altri documenti le carte relative a Gabriele D’Annunzio, Elsa Morante e Pier Paolo Pasolini. Come verranno valorizzati questi fondi?

Verrà creato questo spazio espositivo permanente dedicato al Novecento. Preferisco non dire di più, ma soltanto che all’inizio del prossimo anno ci sarà l’inaugurazione di questo spazio: sarà anche un luogo di formazione sulla lettura del Novecento per gli studenti del liceo, perché vi saranno rappresentati i grandi autori italiani attraverso allestimenti multimediali e l’esposizione a rotazione di manoscritti ed edizioni rare, oltre a mostre temporanee dedicate ad autori e critici letterari del secolo scorso.

 

In occasione delle Giornate Europee del Patrimonio 2014 si offrirà al visitatore una visita guidata gratuita della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma. Che ambienti della biblioteca e che tematiche andrà a valorizzare questa visita?

Sicuramente saranno oggetto della visita le sale e le collezioni bibliografiche permanenti: si potrà iniziare con una visione di insieme dell’architettura e dell’esterno dell’edificio, ma poi si proseguirà nelle sale di consultazione, dove verranno illustrati i repertori, gli strumenti e i materiali a disposizione del pubblico.

 

La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha attuato dei progetti europei, come per esempio ‘Europeana collection 1914-18’ e ‘Athena Plus’. Ci parla di questi e altri progetti europei legati alla biblioteca che essa intende effettuare per rendersi competitiva e più presente in Europa?

Sicuramente sarà mio compito partecipare attivamente alla rete delle biblioteche nazionali europee, di cui la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma è partner a pieno titolo. La partecipazione ai progetti europei è sicuramente fondamentale: insieme all’Istituto Centrale del Catalogo Unico la Biblioteca Nazionale Centrale di Roma partecipa a progetti come ‘Europeana collection 1914-18’ e ‘Athena Plus’, focalizzati sull’arricchimento delle collezioni della Biblioteca Digitale Europea. Naturalmente questi progetti verranno incentivati. Io sono inserito personalmente in équipes di ricerca internazionali e lavoro con il professor Frédéric Barbier all’École pratique des hautes études a Parigi; partecipo periodicamente a convegni in Romania, Ungheria, Francia e Inghilterra e sono membro del Centre Gabriel Naudé di Lione e dell’Istituto di Studi del Rinascimento di Salamanca. I miei legami pregressi con il panorama della cultura europea del libro permetteranno sicuramente di istituire e progettare altre iniziative. Alcune sono già in cantiere.

 

Ci può descrivere il progetto ‘Google Books’, iniziato nel 2012 e che durerà per 6 anni? Quali saranno i vantaggi per gli utenti una volta portato a termine tale progetto di digitalizzazione? Quali libri della biblioteca sono stati e saranno coinvolti in questa operazione e per quanto tempo i libri scelti per la digitalizzazione non saranno disponibili in biblioteca?

La prima fase del progetto è stato concluso un mese fa e si spera di poterlo proseguire. Ha portato alla digitalizzazione di monografie antiche, storiche e moderne, anche più antiche del previsto, cioè stampati con tecniche manuali, che risalgono all’introduzione della stampa, comunque in buone condizioni per garantire la tutela di questo patrimonio, digitalizzando solo quello che dal punto di vista della tutela poteva essere riprodotto, procedendo anzi ad interventi di ripristino e restauro del materiale che era danneggiato. Tale materiale verrà reso disponibile attraverso le teche digitali del nostro ministero, quella della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma e nell’OPAC, cioè il catalogo on line della biblioteca stessa, nel quale viene segnalata la presenza della copia digitalizzata con la possibilità di consultazione. Per questo progetto non sono stati scelti però periodici, quindi tutto il patrimonio di riviste e di giornali è rimasto escluso.

 

C’è anche il progetto ‘La biblioteca del Novecento’. In che consiste e per quale scopo è stato creato?

‘La biblioteca del Novecento’ è un progetto della Biblioteca Nazionale Centrale di Roma che ha puntato al censimento del materiale archivistico, in particolare degli autori del Novecento, e che non riguarda solo la nostra biblioteca ma offre un quadro più generale sui fondi novecenteschi.

 

Nella vostra biblioteca è presente un Ufficio di tutela e conservazione delle raccolte librarie. In che consiste il suo lavoro?

La Biblioteca Nazionale Centrale di Roma ha al suo interno un laboratorio di restauro che ha come compito quello di garantire la conservazione dell’immenso patrimonio librario della biblioteca. In questo campo ci sarebbe da fare moltissimo, anche se, per fortuna, i fondi bibliografici sono generalmente in buone condizioni. Negli ultimi anni il laboratorio, oltre a restaurare libri antichi, si è soprattutto specializzato nella conservazione del libro e delle legature contemporanee. Questo restauro potrà sembrare più facile e semplice rispetto al libro antico, ma in realtà non lo è, dal momento che, soprattutto a partire dalla fine dell’Ottocento, la qualità della produzione libraria, a cominciare dalla carta e fino alle stesse tecniche di stampa, si è notevolmente abbassata. Le legature, invece, realizzate in maniera più industriale e per grandi quantità, hanno perso nella loro fattura la robustezza e la solidità che caratterizza il libro antico. La carta di un incunabolo prodotto nel Quattrocento è di gran lunga più resistente della carta di un libro ottocentesco.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.
End Comment -->