martedì, Settembre 28

Nuove, utili, celebrazioni field_506ffb1d3dbe2

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otto settembre

La rimozione è una delle cose che riescono meglio agli italiani. E la rimozione dell’ 8 Settembre, quando (nel 1943) il potere in carica (il Re) se la squagliò, lasciando militari e civili alla mercé della belva nazista (cui pure con il nostro habitus ambiguo qualche motivo di essere un po’ furibonda l’avevamo fornito), è attività comune. Anche perché comune, ripetuta nel tempo, è stato il comportamento di quei, piccoli e grandi, leader politici che fatto il pasticcio, si sono comportati allo stesso modo.

Il Presidente del Consiglio ha assicurato più volte che “ci mette la faccia” su quel che dice, promette, farà. O non farà. Per ora è così: anche se la faccia, una volta persa, serve a poco, ovunque tu la metta. Siamo dunque in attesa di poter giudicare Matteo Renzi sui fatti (“Pochi finora, è vero. Ma aspettate e vedrete”, ha dovuto ammettere il Ministro dell’Economia, Giancarlo Padoàn, barcamenandosi tra Massimo D’Alema ed il suo attuale datore di lavoro). E, visto lo stato delle cose, chiunque dovrebbe, del caso, essere ben lieto di essersi sbagliato.

Ma, per l’intanto, si potrebbe cominciare a non celebrare solo le, vere o presunte, giornate gloriose. A partire dal non mentovato anniversario dell’8 settembre, ricordiamo ufficialmente anche quelle brutte o vergognose. E, nella fattispecie, cominciamo  a giudicare le facce dei tanti che avendo, a diverso titolo, gestito negli anni il nostro quotidiano 8 Settembre, hanno poi affrontato le conseguenze con una certa eleganza. Filandosela o defilandosi.    

 

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