sabato, Novembre 27

Nuove regole e vecchi problemi del turismo africano

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A partire dagli anni ’70 in Casamance, la regione meridionale del Senegal, si sviluppa sotto l’impulso della cooperazione francese una forma di turismo alternativo, fondato su un basso impatto ambientale e sulla partecipazione della comunità locale. L’iniziativa ha origine dall’antropologo e cooperante francese Christian Saglio, poi diventato consigliere del ministro del Turismo del Senegal.  Furono sperimentate con il sostegno dell’Agenzia di Cooperazione Culturale e Tecnica (ACCT), in seguito l’Agence Intergouvernementale de la Francophonie, una nuova formula quella del campement, cioè villaggi ecosostenibili che potessero portare il turismo non di massa verso la scoperta della cultura locale e i capitali ricadessero sulle popolazioni. Negli anni 80 il governo ha investito molto sul settore turistico che ha progressivamente preso importanza e grazie all’esempio della Casamance questa tipologia di turismo, si sviluppò in tutto il paese fino a raggiungere 55 strutture. Le strutture turistiche sono aumentante nel biennio del 2002-2003 e i ricettivi alberghieri hanno avuto un aumento dal 10% al 14,5%. La nozione di turismo sostenibile è uno dei campi di applicazione dello sviluppo sostenibile ideato nel vertice della Terra di Rio de Janiero del 1992, svoltosi nel quadro dell’Agenda 21 che comprende il rispetto dell’equilibrio fra bisogni turistici e aspirazioni locali con l’obiettivo di preservare l’ambiente.

Oggi il turismo è la seconda voce più importante nel bilancio statale dopo le esportazioni. Dal 1984 al 2012 è stato calcolato che il numero degli arrivi turistici è triplicato generando redditi, secondo le statistiche ufficiali di 89 volte. Le sue entrate contribuiscono al PIL del 4,6%. Il Senegal  oggi rappresenta la decima destinazione turistica africana e la prima nell’Africa nera francofona. L’offerta turistica si articola su quattro segmenti: balneare (54%), d’affari (33%), culturale (7%), ecoturismo-sostenibile (6%). Negli ultimi anni a causa della pandemia dell’Ebola in alcuni Paesi africani il turismo senegalese ha subito una forte inflazione, pari al 60%. Nonostante il Senegal abbia avviato sin da subito attuato un programma di misure preventive, onde evitare la possibilità di diffusione del virus e a parte un solo caso di ebola subito curato, la paura del contagio ha fatto precipitare l’afflusso dei turisti. La scarsa informazione in Occidente sulla diffusione del virus ha alimentato l’idea che tutta l’Africa è contagiata. Il presidente Macky Sall che negli ultimi anni ha portato una solida stabilità nel paese è attuato ingenti riforme per attirare capitali stranieri nelle ultime settimane ha varato un’importante riforma per far riprendere il mercato turistico. Dal primo maggio è abolito il visto turistico e le tasse aeroportuali sono state abbassate del 50%. Il ministro del Turismo e della Cultura Yossou N’Dour, noto musicista in tutto il mondo ha varato delle riforme per incrementare il turismo culturale del Paese. L’Unesco ha fortemente sostenuto queste riforme incentivando il restauro e la valorizzazione di alcuni siti dal valore storico-culturale importante. La città di Saint Louis e l’isola di Gorée sono le due zone che più delle altre hanno beneficiato di questi investimenti e ora sono il polo principale del turismo culturale.

L’investimento sul turismo culturale oltre a portare investitori e nuovi turisti serve anche a combattere un grave problema che affligge i Paesi poveri: il turismo sessuale. Anche il Senegal come la Giamaica, Cuba, Kenia, Capo Verde, Santo Domingo e  l’elenco delle mete è ancora lungo, è diventato negli anni ’90 meta di questo turismo. Un interessante articolo comparso su Le Monde Diplomatique dell’antropologo Franck Michel sottolinea come il turismo sessuale abbia trasformato il mondo in un gigantesco luna park per gli uomini. “Qui si offrono senzazioni forti e sesso a buon mercato con i poveri del sud del mondo – e per quanto riguarda le donne – Stanno seguendo le orme maschili, ripercorrendo lo stesso schema di potere, dominazione e sopraffazione di stampo coloniale”.

Per molti anni abbiamo sentito i racconti di uomini che tornavano da vari Paesi vantandosi essere stati in compagnia di donne, spesso molto giovani, disposte a tutto per avere dei soldi per fare un pasto decente.  Questo turismo è stato stigmatizzato, soprattutto quando si traduce nelle terribili scene in Thailandia, dove vedi ragazzine (e ragazzini) anche di 10 anni costretti a prostituirsi per non morire di fame, ma non è stato fermato. Nell’ultimo decennio questa modalità si è diffusa e allargata e ora anche le donne occidentali si sono emancipate, se così si può dire, il turismo sessuale piace anche a loro. Nella maggior parte dei casi non si tratta però di giovani ragazze ma di signore tra i 45 e i 65 anni di età, in vena di trasgressione e troppo spesso convinte che non si tratti di prostituzione perché i loro ragazzi si considerano delle guide turistiche che nel pacchetto propongono anche dei servizi per così dire: aggiuntivi. Signore pronte a pagare per qualche settimana di passione con uno dei tanti giovani che affollano le spiagge delle zone turistiche. Il GlobalPost ha scritto che nel Senegal le radici del fenomeno sono nella povertà del Paese che nonostante la sua stabilità ha un Il tasso di disoccupazione dei giovani, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, stimato al 30% e la Banca Mondiale ha calcolato che lo stipendio medio gira intorno ai 3 dollari al giorno.

Due sociologhe inglesi, Julia O’Connell Davidson e Jacqueline Sanchez Taylor, hanno analizzato nello specifico il turismo sessuale femminile in Giamaica, e hanno scoperto che almeno un terzo delle donne intervistate (240), pur ammettendo di aver avuto una relazione con ragazzi del luogo, hanno escluso di aver pagato i ragazzi ma hanno affermato di avergli offerto generosamente cene e regali. Signore pronte a pagare per qualche settimana di passione con uno dei tanti giovani che affollano le spiagge di Dakar. Il GlobalPost ha messo in luce che nel Senegal le radici del fenomeno sono nella povertà del Paese. Il tasso di disoccupazione dei giovani, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, è stimato al 30% mentre la Banca Mondiale calcola uno stipendio medio di 3 dollari al giorno.

Il Senegal è una delle più stabili democrazie africane e negli anni più recenti ha avuto una buona crescita economica con un tasso annuo medio di crescita attorno al 5%. Grazie a numerose riforme strutturali, che hanno avuto pesanti costi sociali, un’inflazione è a livelli contenuti e ha avuto un aumento delle entrate del 138% negli ultimi 5 anni. Il Senegal è uno degli stati più sviluppati della regione dell’Africa francofona ma le sue buone performances dell’economia non hanno tuttavia avuto effetti significativi per ora, sulle condizioni di vita della popolazione. Metà dei senegalesi vive ancora sotto la soglia di povertà, la disoccupazione è alta e l’accesso ai servizi rimane problematico.

La disoccupazione e la prostituzione legale e regolamentata fanno sì che il Paese sia un’importante meta del turismo sessuale. Esso non porta molti contributi al benessere sociale ed è veicolo della diffusione delle malattie sessualmente trasmissibili che per ora non è una priorità dello Stato perché solo lo 0,9% della popolazione ne è affetto ma il rischio di un aumento dei casi con l’aumento del turismo sessuale è reale, inoltre il Paese nonostante la sua stabilità è uno dei 20 Paesi peggiori del mondo per l’indice di sviluppo umano.  Queste condizioni alimentano il sempre più esteso fenomeno della migrazione, anche clandestina, di giovani senegalesi verso l’Europa e l’America e l’aumento dei giovani che si dedicano alla prostituzione.

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