giovedì, Aprile 15

Nuova Zelanda: le prospettive per i gay field_506ffb1d3dbe2

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Sydney –
La Nuova Zelanda è un Paese spesso trascurato dagli affari internazionali, nonostante sia in possesso di caratteristiche economiche e sociali che la pongono tra le Nazioni più virtuose del pianeta. Di poco più piccola dell’Italia, ha una popolazione di soli 4,5 milioni di abitanti, con una densità demografica tra le più basse del pianeta. Complice una situazione simile a quella della non lontana Australia  -popolazione esigua a fronte di abbondanti risorse naturali-  la Nuova Zelanda può vantare il sesto tasso di qualità di vita più alto al mondo, al pari di uno dei PIL pro capite più elevati in assoluto. Questi elevati standard si riflettono in diversi aspetti della vita sociale, compresi quelli inerenti all’estensione dei principali diritti dell’uomo.

La Nuova Zelanda è stato infatti il quindicesimo Paese al mondo, il primo in Oceania, a legalizzare il matrimonio tra coppie dello stesso sesso nel 2013, precedendo in modo inatteso l’agenda politica australiana.

Il processo che ha portato a tale riforma è stato lungo e travagliato, ma ha avuto come assoluta protagonista Louisa Wall, celebre sportiva di origini Maori che ha giocato sia nella nazionale di rugby che nella nazionale di netball neozelandese, vincitrice del Campionato del Mondo di rugby femminile del 1998. Wall è infatti la prima firmataria del disegno di legge che, dopo un iter parlamentare piuttosto complesso, ha portato alla legalizzazione del matrimonio egualitario in Nuova Zelanda.

Terminata la brillante carriera sportiva, Louisa Wall, atleta dichiaratamente omosessuale, ha iniziato a dedicarsi attivamente alla politica del proprio Paese, divenendo più volte membro del Parlamento neozelandese a partire dal 2008. Il suo impegno più importante, tra gli altri, è stato proprio quello in favore del riconoscimento del matrimonio tra omosessuali, battaglia che ha portato a termine con successo, ottenendo il riconoscimento da parte di esponenti di più partiti. Il momento in cui la nuova legislazione venne varata è considerato uno dei momenti di maggiore intensità della storia politica neozelandese, marcato in maniera indelebile dal canto di Pokarekare Ana, una tradizionale canzone d’amore Maori, nell’aula parlamentare.

I diritti acquisiti della comunità gay della Nuova Zelanda sono tuttavia nuovamente sotto attacco da parte del leader dei conservatori Colin Craig, il quale ha recentemente dichiarato che «essere gay non può essere normale» e che «le donne neozelandesi sono troppo promiscue», scatenando una violenta discussione nel Paese. A tali dichiarazioni ha risposto il co-leader dei Verdi neozelandesi, Russel Norman, ora denunciato per diffamazione da Craig, il quale ha affermato che «Il signor Craig è una persona che pensa che il posto delle donne sia nelle cucine ed il ruolo dei gay sia quello di nascondersi dentro agli armadi. Sono vedute che riflettono la politica degli anni ’50 di questo Paese».

Di tutto questo ne abbiamo parlato direttamente con l’Onorevole Louisa Wall, la quale ha concesso questa intervista esclusiva durante i molti impegni che la vedono coinvolta tra Auckland e Wellington.

 

Onorevole Wall, la Nuova Zelanda è stato il primo Paese in Oceania a legalizzare i matrimoni gay. Come si è arrivati a tale traguardo, quale percorso è stato seguito?
Il matrimonio egualitario in Nuova Zelanda è stato ottenuto attraverso l’applicazione del principio di uguaglianza di tutti i cittadini neozelandesi. Tutto è cominciato nel 1986, quando abbiamo decriminalizzato il fatto stesso di essere omosessuali. Poi, nel 1993, l’orientamento sessuale è stato inserito come punto basilare del nostro Atto per la Tutela dei Diritti Umani. Tutti i passi successivi che abbiamo compiuto sono serviti a permettere il matrimonio in Nuova Zelanda, a prescindere dal sesso o dall’orientamento sessuale di due persone.

Crede che essere stata una nota giocatrice della nazionale neozelandese di rugby e di netball abbia contribuito al successo della sua causa?
Si, ritengo che la mia credibilità con il pubblico in quanto rappresentante del mio Paese nel mondo mi abbia permesso di comunicare e condividere, nel tempo, tutti i principi fondamentali del nostro sistema giuridico, tra i quali l’uguaglianza e la non discriminazione come base fondamentale per un’integrità sociale e civile. Lo sport è un mondo che si basa sull’onestà, la trasparenza e la fatica, se non ci metti tutto il tuo impegno rischi di essere estromesso e anche criticato. Credo che questo livello di integrità sia eccezionalmente adatto per il contesto politico.

I dibattiti attuali sono tutti incentrati sulle dichiarazioni dell’Onorevole Colin Craig riguardo ai rapporti tra persone dello stesso sesso. Esiste un qualche tipo di pericolo per l’attuale legislazione che lei ha così fortemente promosso?
L’unico modo per eliminare l’attuale legislazione in materia, a parte una nuova legislazione elettorale che però necessità di un referendum popolare, consiste nell’avere la maggioranza semplice in Parlamento. Nel nostro caso questo vuol dire avere 61 parlamentari che supportino tale proposta su un totale di 120. Colin Craig ovviamente non ha mai supportato l’uguaglianza nel matrimonio, ma non posso dire con certezza se eliminare tale legislazione sia una priorità politica per lui e il suo partito.

Cos’è che ancora manca, in Nuova Zelanda, per assicurare diritti universali alla comunità LGBTI (Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender and Intersex)?
Nel gennaio 2008 la Commissione per i Diritti Umani ha pubblicato il rapporto per lo studio della comunità transessuale dal nome ‘To Be Who I Am / Kia noho au ki toku ano ao’. Una delle raccomandazioni di tale rapporto era proprio quella di inserire in modo specifico l’identità sessuale all’interno della sezione numero 21 dell’Atto per la Tutela dei Diritti Umani, alla voce che trattava la definizione di discriminazione sessuale. Questo emendamento legislativo deve ancora essere valutato in Parlamento ed io sono fortemente impegnata a lavorare assieme alla nostra comunità LGBTI per ottenere questo risultato.

Con la vittoria di Tony Abbott nelle ultime elezioni l’Australia non ha seguito il percorso della Nuova Zelanda, fermandosi alle unioni civili. Cosa si sente di dire alla comunità gay australiana, e cosa invece a chi sostiene i conservatori in Australia?
Alla comunità gay australiana dico: ‘kia kaha’, siate forti, ce la potete fare. Avete passione, motivazioni e supporto a sufficienza per ottenere l’uguaglianza nell’unione del matrimonio. Sapete bene dove volete arrivare, quindi fate in modo che ogni azione che portate avanti sia compiuta in modo da coinvolgere tutta la comunità, remate insieme verso la direzione comune e non sarete mai sconfitti. A coloro che supportano e votano i partiti conservatori d’Australia – e direttamente al Primo Ministro Tony Abbott – dico: non abbiate paura della democrazia e non abbiate timore della gente. Lasciate che i membri del Parlamento federale esprimano liberamente la propria opinione con un voto di coscienza per permettere il matrimonio egualitario. Fate in modo che la volontà collettiva del popolo australiano sia ascoltata.

 

 

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