martedì, Giugno 15

Nuova Zelanda, Italia e UE: quale commercio? field_506ffbaa4a8d4

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Sydney – Leconomia della Nuova Zelanda, spesso caratterizzata da andamenti altalenanti, continua a crescere, oramai proiettata verso un incremento robusto e continuo. Grazie, infatti, a politiche economiche e fiscali adeguate, complice la tenuta delle esportazioni, il Paese è passato da una crescita del PIL reale dell’1,2%, nel 2011, al 2,8% nell’anno successivo, per continuare il percorso di crescita con un tasso del 2,4% nel 2013 e del 3% nel 2014, con una stima di crescita tra il 2,7% ed il 3% per il 2015. Questo andamento positivo è poi sostenuto dal mantenimento di un tasso di inflazione basso ma costante e, contemporaneamente, da un abbassamento del tasso di disoccupazione.
Parte di questi dati è dovuta alle peculiari caratteristiche del Paese. La Nuova Zelanda, formata da due isole maggiori e da migliaia di piccole isole incastonate nell’Oceania meridionale, condivide con la più grande Australia la condizione di Paese sottopopolato e ricco di risorse minerali. Si estende infatti per circa 268.000 chilometri quadrati – circa il 10% in meno dell’Italia – ma ha una popolazione di soli 4,5 milioni di persone, all’incirca pari a quella della Provincia di Roma. Nonostante ciò è stata capace, nel corso degli anni, di sfruttare efficacemente il proprio territorio ricco di risorse naturali, specialmente carbone, argento, ferro, rocce calcaree e oro. L’abbondanza di risorse si estende anche ai combustibili fossili, quantificati in circa il 30% dell’intera produzione energetica nazionale. Petrolio e gas naturale, nello specifico, sono maggiormente concentrati nelle regioni meridionali.
Una fotografia dell’attuale situazione economica neozelandese mostra una cosiddettamixed economy‘, ovvero uneconomia basata su diversi settori, con solidi principi di libero mercato. Il terziario vale circa i due terzi del PIL, ma rimangono molto importanti i comparti manifatturieri ed agricoli, mentre l’esportazione di risorse e servizi concorre a formare circa un terzo del prodotto interno lordo nazionale.

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