domenica, Settembre 19

Nuova Zelanda: i Maori di ieri e di domani Intervista ad un esperto del Gruppo Storico del Ministero della Cultura neozelandese

0

 

Sydney – La Nuova Zelanda è un Paese dalla storia peculiare, una tra le ultime terre ad essere scoperte e ad essere colonizzate dagli Europei grazie al marcato isolamento geografico. Stato arcipelagico composto prevalentemente dalle due isole maggiori  -Isola del Nord ed Isola del Sud-  è stato scoperto dal primo europeo soltanto nel 1642, per divenire poi parte della Colonia del New South Wales, oggi Stato australiano che ospita la città di Sydney, nel 1788. E’ stato nel 1841 che la Nuova Zelanda ha potuto beneficiare dello status di colonia autonoma, gettando le basi per un importante sviluppo futuro.

Come nella maggior parte dei casi della storia coloniale europea, tuttavia, le fertili terre neozelandesi erano abitate già da tempo da diversi gruppi di popolazioni indigene, il popolo Maori, che, secondo studi genetici recenti, erano presenti sul territorio a partire dal 1250-1300 d.C. Studi incrociati su grado di deforestazione, datazione al carbonio e differenze nel DNA di diverse popolazioni del sud-est asiatico hanno permesso di tracciare sommariamente la rotta seguita da quello che sarebbe divenuto il popolo Maori, probabilmente spostatosi da Taiwan alle isole Melanesiane, per poi approdare in Nuova Zelanda attraverso le Isole della Società, oggi Polinesia Francese. Il carattere estremamente tardivo del popolamento di tali terre è evidente da tali ricostruzioni, in contrasto con quelle effettuate nei confronti delle popolazioni Aborigene australiane, presenti nel nord dell’Australia da circa 50.000 anni secondo gli studi più accreditati.

Gli eventi maggiori della storia antica dei Maori sono rappresentati da due grandi battaglie tra popolazioni nordiche e meridionali, altrimenti caratterizzate da un marcato pacifismo, e dall’arrivo in massa dei colonizzatori europei. Questo fu un evento graduale nel tempo ma costantemente problematico, dominato dagli sforzi dei missionari per convertire le popolazioni locali, ripagati da un certo successo, ma anche dai frequenti scontri che hanno decimato le popolazioni costiere, alcune delle quali dedite al cannibalismo nei confronti dei nemici. Come spesso è accaduto nel caso di invasioni esogene, il diffondersi di morbi sconosciuti alle popolazioni locali  -come influenza, pertosse, tifo, scarlattina e morbillo-  si dimostrò letale per i Maori che, nonostante notevoli progressi nei rapporti con gli Inglesi, continuarono a calare di numero nei decenni. Da circa 100.000 individui stimati nel 1800, passarono a 60.000 nel 1840 ed a 37.520 nel censimento del 1871, complice anche la vasta espropriazione di terre.

La sorte delle popolazioni Maori è stata altalenante per poco meno di un altro secolo, fino allo sviluppo di un crescente interesse da parte dei governi e dei Neozelandesi di origine europea per la storia e la cultura Maori negli anni ’60 del secolo scorso, accompagnato da una lunga serie di proteste e richieste di riconoscimento di diversi diritti, contemporaneamente a quanto accadeva in Australia negli stessi anni per la Questione Aborigena e, più diffusamente, in tutto il mondo per il diffondersi delle richieste di indipendenza che avrebbero portato al fenomeno internazionale della decolonizzazione europea.

Oggi i Maori sono largamente accettati ed integrati con i Neozelandesi di origine europea, contribuendo a fare della Nuova Zelanda il Paese con il 6° indice di sviluppo umano (HDI) più alto del mondo. La popolazione Maori conta oggi circa 750.000 individui, di cui 1.300 in Canada, 3.400 negli USA, 8.000 nel Regno Unito, 130.000 in Australia e circa 600.000 in Nuova Zelanda, rappresentando quasi un sesto della popolazione totale neozelandese.

Della cultura e delle prospettive per il popolo Maori ne abbiamo discusso con un esperto del Gruppo Storico del Ministero della Cultura della Nuova Zelanda, il quale ha chiesto di rimanere anonimo in rispetto del proprio regolamento interno.

In base a cosa avete potuto tracciare con un certo grado di sicurezza le origini del popolo Maori?
Il popolo Maori di Aotearoa, la Nuova Zelanda, discende da popolazioni polinesiane arrivate in questa terra attorno al 1300. Nonostante ci sia ancora un dibattito acceso su date e numeri precisi, i risultati combinati di test genetici e di valutazioni linguistiche, geografiche, antropologiche e forestali non lascia dubbio sulle origini dei Maori.

Come hanno viaggiato dalle regioni del sud-est asiatico alla Nuova Zelanda?
Le diverse popolazioni hanno ovviamente viaggiato via mare, spostandosi con un grande numero di canoe. La forte tradizione Maori nella costruzione di canoe è nota, e vi sono prove attendibili che molte storie tramandate di generazione in generazione, come quelle di Tainui, Te Arawa, Mataatua, Horouta e Takitimu, siano effettivamente avvenute secondo quanto riportato.

Quali sono stati i maggiori momenti di contatto tra Maori e colonizzatori europei?
Ovviamente ci sono stati violenti scontri fino al mutuo riconoscimento delle due parti, anche se questo non ha risolto del tutto il problema. In seguito a moltissimi scontri ed incomprensioni, anche a causa dell’incapacità degli Inglesi di parlare correttamente la lingua dei Maori, venne firmato un importante trattato nel 1840, il Trattato di Waitangi, il quale cedeva la sovranità alla Regina d’Inghilterra nella versione inglese e manteneva il dominio Maori, o Tino Rangatiratanga, sulla Nuova Zelanda. Il dibattito è aperto ancora oggi. Anche dopo il trattato, tuttavia, continuarono violenti scontri tra colonizzatori europei, i Pakeha, ed i Maori, i quali videro le proprie terre continuamente confiscate, riorganizzate ed assegnate agli Inglesi per permettere una crescita della loro popolazione in Nuova Zelanda.

Che cos’è il Rinascimento Maori, e cosa ha rappresentato per la Nuova Zelanda?
Il Rinascimento Maori è stato il fondamentale momento storico, cominciato nel 1970, in cui il popolo Maori ha smesso di essere una popolazione in declino e destinata ad un tramonto demografico e sociale. Il Rinascimento Maori è stato un fenomeno che ha toccato tutti gli aspetti della vita sociale in Nuova Zelanda, guidato da grandi rivendicazioni territoriali, dalla possibilità per i Maori di amministrare i propri affari,  dall’istituzione di un sistema educativo parallelo per la cultura Maori e dalla reintroduzione di categorie economiche protette secondo la tradizione del popolo Maori. Ora la cultura Maori è diffusa ed in continua crescita, sono presenti molte grandi aziende possedute o guidate da maori e c’è una significativa rappresentanza politica sia a livello locale che nel parlamento neozelandese. Oggi i Maori sono presenti in una vasta gamma di attività sia in Nuova Zelanda che negli altri paesi del mondo in cui vivono.

Queste sono prospettive promettenti, ma quali sono le difficoltà e le sfide che i Maori dovranno affrontare nell’immediato futuro?
Le sfide poste davanti ai Maori di oggi e di domani sono ancora tante. Cominciando dalle condizioni sanitarie, in costante miglioramento ma caratterizzate da un’incidenza ancora troppo alta di patologie cardiache, tumori e diabete. Anche dal punto di vista educativo ci sono importanti margini di miglioramento. Se infatti i giovani Maori diventano sempre più istruiti, i dati non sono ancora paragonabili con quelli dei coetanei neozelandesi di origine europea, e lo stesso discorso è valido per il tasso di disoccupazione o per la percentuale di Maori che posseggono una casa di proprietà. Anche sotto il profilo culturale si può fare di più, l’integrazione ha raggiunto livelli impensabili fino a prima del Rinascimento Maori, ma si deve migliorare l’impatto di tale cultura nel sistema culturale e scolastico della Nuova Zelanda. Se devo fare una previsione, tuttavia, sono ottimista e penso alla capacità di adattamento che i Maori hanno mostrato negli ultimi 200 anni, spesso in condizioni veramente proibitive. Il grado di rappresentanza politica e di influenza socio-economica che hanno raggiunto lo dimostra e ci lascia ben sperare per il futuro.

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->