giovedì, Giugno 17

Nuova Zelanda: i 10 rischi per l’ambiente urbano field_506ffb1d3dbe2

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Sydney – La Nuova Zelanda è un Paese con caratteristiche che ne hanno inevitabilmente influenzato sia le proprie politiche industriali ed energetiche, che quelle ambientali, al pari della vicina Australia. La Nuova Zelanda, formata da due isole maggiori e da migliaia di piccole isole incastonate nell’Oceania meridionale, si presenta, infatti, come una Nazione sottopopolata e ricca di risorse naturali. Si estende per circa 268.000 chilometri quadrati – poco meno dell’Italia – ma ha una popolazione di soli 4,5 milioni di persone, pari all’incirca a quella dell’area metropolitana di Roma o di Sydney.

La singolare conformazione geografica del Paese comporta che questo presenti la più importante catena montuosa del continente, le Alpi Neozelandesi, al pari di bassopiani, pianure, migliaia di chilometri di spiagge e di isole, attorno alle quali si sviluppano diverse riserve marine. Complice il lungo isolamento dalle altre terre emerse (circa 80 milioni di anni), la Nuova Zelanda può vantare uno tra i maggiori livelli di biodiversità al mondo, al pari, tuttavia, di uno dei tassi di estinzione più alti fra tutti, nonostante la Nuova Zelanda sia stata una delle ultime terre ad essere popolata da esseri umani.

Proprio in tale scenario va contestualizzata una nuova ricerca effettuata da un team proveniente dall’Università di Auckland e da esperti provenienti da Australia, Regno Unito ed altri centri della Nuova Zelanda. Il team, diretto dal Dr. Margaret C. Stanley, ha studiato i danni degli ecosistemi urbani derivanti dalla crescente urbanizzazione, con una ricerca dal titolo ‘Emerging threats in urban ecosystems: a horizon scanning exercise’, pubblicata da ‘Frontiers in Ecology and the Environment’ (vol. 13, n. 10, pp. 553-560), prestigiosa rivista scientifica con uno del maggiori impact factor della categoria.

Questo il riassunto ufficiale dello studio: «A causa della crescente urbanizzazione, gli ecosistemi urbani sono sottoposti ad una maggiore pressione a causa di diversi pericoli. L’Horizon Scanning [un approccio multidimensionale e multidisciplinare per l’analisi delle implicazioni di una nuova tecnologia, NdA] ha il potenziale di fungere da sistema d’allarme anticipato, conseguentemente spronando un dibattito e la presa di decisioni per mitigare i pericoli. Noi abbiamo effettuato un Horizon Scanning sistematico, utilizzando una tecnica di Delphi modificata ed esperti provenienti da diverse discipline, al fine d’identificare i pericoli per gli ecosistemi urbani. I 10 pericoli identificati sono generalmente associati con rapidi avanzamenti tecnologici (pannelli solari, luci a LED, calcestruzzo auto-riparante) o con richieste della società in tema di natura urbana (richiesta di spazi verdi unicamente per umani). Nonostante molti di questi fattori presentino aspetti di opportunità di sviluppo tecnologico con benefici ambientali riconosciuti, noi ne abbiamo evidenziato i potenziali rischi, in modo tale che vengano immediatamente effettuate ricerche specifiche e strategie di mitigazione degli effetti negativi. Considerando la velocità del progresso tecnologico e le crescenti richieste delle popolazioni urbanizzate, l’Horizon Scanning dovrebbe essere effettuato di routine per gli ecosistemi urbani».

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