Nuova Zelanda e l'incubo terremoti

Il Paese, parte del continente Oceanico, è situato a circa 1.500 chilometri ad est dell’Australia ed è caratterizzato da estese catene montuose, tra cui le note Alpi Meridionali. Il territorio risente della propria particolare natura morfologica, sorgendo infatti nel punto di incontro tra la Placca del Pacifico e la Placca Indo-Australiana, motivo per il quale gran parte del territorio neozelandese è collinare o montuosa. Oltre ai fenomeni sismici, sono molto frequenti anche i fenomeni vulcanici, dovuti soprattutto alla lenta subduzione della Placca del Pacifico su quella Indo-Australiana, continuando a generare sia attività sismica che attività vulcanica. La popolazione è abituata a questi eventi sin dalla prima colonizzazione inglese, ciò nonostante molti di essi continuano a creare danni importanti.

Fra questi, il più importante tra quelli recenti è senza dubbio il terremoto che colpì e distrusse diverse zone di Christchurch, la seconda città più popolosa del Paese. Il 22 Febbraio 2011 una scossa di 6,3 gradi della Scala Richter ebbe il suo epicentro molto vicino alla città, causando 185 morti, più di 1.500 feriti e distruzione in molti quartieri. Quel sisma provocò danni così ingenti per due motivi: la scarsa profondità dell’epicentro – appena 5 chilometri – e la fragilità di alcuni edifici, ancora danneggiati dal forte terremoto dell’anno precedente, la cui magnitudine fu quantificata in 7,1 gradi. Il terremoto provocò anche un piccolo tsunami nel Mar di Tasmania, con onde alte circa 4 metri.

 

Christchurch dall'alto, dopo il terremoto del 2011
Christchurch dall’alto, dopo il terremoto del 2011

 

Considerando, dunque, l’entità del problema sismico neozelandese e la sua costante presenza nell’arco della sua storia, quali sono le misure adottate dal Paese per farvi fronte? Queste possono essere raggruppate i tre gruppi distinti. Innanzitutto, come è lecito attendersi, in Nuova Zelanda le norme che regolano la costruzione di nuovi edifici sono molto stringenti. Tutte le nuove costruzioni devono essere infatti realizzate secondo i più recenti criteri antisismici, così come grande attenzione è posta sulla scelta dei terreni dove sarà concesso il permesso edilizio.

In secondo luogo, la ricerca geologica e antisismica è estremamente attiva nel Paese, supportata dal governo e gestita da diverse organizzazioni. Tra queste, senza dubbio un ruolo fondamentale è ricoperto dalla già citata GNS Science, il cui nome completo è Geological and Nuclear Sciences, un’organizzazione scientifica nata nel 1865 e conosciuta, nel corso dei decenni, con diversi nomi. GNS Science collabora sia con il governo centrale che con le sue controllate e con il settore privato, fornendo consulenze specialistiche e pubblicando report scientifici, diversi dei quali sono consultabili gratuitamente.

Altra organizzazione di straordinaria importanza per la Nuova Zelanda è la ECQ, ovvero la Earthquake Commission, un’organizzazione nata nel 1945 per volere del governo e principale fornitrice di assicurazioni contro disastri naturali come terremoti, grandi smottamenti, eruzioni vulcaniche, disastri idrotermali e tsunami. Gli obiettivi principali della ECQ sono la facilitazione della ricerca riguardo i danni creati dai disastri naturali, la ricerca inerente a nuovi metodi per evitare o quantomeno ridurre tali danni e, come detto, fornire la principale forma di assicurazione contro tali eventi ai Neozelandesi. Tra le pubblicazioni frutto di tali ricerche, una delle più complete è l’ECQ Annual Report, pubblicato annualmente e consultabile gratuitamente. Altra importante organizzazione è la New Zealand Society for Earthquake Engineering (NZSEE), società formatasi nel 1968 e impegnata nella realizzazione di progetti tecnici, progetti di studio, seminari, conferenze e pubblicazioni scientifiche.

Il terzo ramo che vede impegnata la Nuova Zelanda nella lotta ai danni derivanti dai terremoti è rappresentato dall’educazione. Questa rappresenta un aspetto fondamentale della prevenzione, dal momento che è principalmente diretta ai più giovani e agli studenti. Tra le principali attività volte a promuovere un atteggiamento consapevole nei confronti della caratteristiche sismiche del Paese spicca New Zealand ShakeOut, un programma di educazione nazionale diretto a tutti i tipi di scuole, asili nido compresi. Ad oggi sono registrate 1,3 milioni di persone, circa un terzo dell’intera popolazione neozelandese. Altra attività importante è quella svolta dalla stessa ECQ, la quale ha lanciato Fix & Fasten, ovvero “ripara e rinforza”, una campagna volta a persuadere il maggior numero possibile di persone a riparare la propria abitazione o ufficio – se danneggiati in precedenza – e, contemporaneamente, a rinforzare tali strutture secondo i più recenti criteri antisismici.

A rafforzare le misure preventive, come anticipato in un articolo del Febbraio 2014, concorre inoltre il sempre maggiore utilizzo dei droni nelle operazioni di ricerca e salvataggio, un campo di cui la Nuova Zelanda è stata tra i primi Paesi al mondo ad interessarsi. Questo è ancora più necessario se si considera che – oltre agli evidenti rischi di attività sismiche e vulcaniche – la Nuova Zelanda è anche attivamente impegnata in attività di estrazione mineraria e di ricerca di petrolio e gas naturale, una condizione che aumenta potenzialmente il rischio collegato alle caratteristiche geologiche del Paese, richiedendo dunque la maggiore cautela possibile.