venerdì, Maggio 7

Nuova Zelanda, ancora critiche all'intelligence Un report mostra che i servizi sono quasi preclusi a Maori ed altre minoranze e poco aperti alle donne

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SydneyI servizi segreti della Nuova Zelanda sono un ambiente prevalentemente maschile, razzista e sessista. Questo è quanto ha dichiarato Ken Mair, politico e attivista neozelandese, basandosi su un diversity report ufficiale rilasciato nel corso dello scorso anno. Mair, in questa occasione, ha sostenuto che «Il SIS [NZSIS, principale servizio d’intelligence del Paese, NdA] ha grosse difficoltà a reclutare tra i Maori, in quanto è visto come un’organizzazione attivamente impegnata nel minare le legittime aspirazioni degli indigeni. Sono sicuro, inoltre, che abbiano grandi quantità di informazioni su persone come me, nonostante io abbia sempre utilizzato metodi e dialettica non violenta per favorire il progresso ed il cambiamento politico».

Cosa contiene, all’atto pratico, questo report? Il giornalista del ‘New Zealand Herald’ David Fisher è riuscito ad ottenere il permesso per divulgare la propria copia, inviatagli direttamente da Una Jagose, Direttrice del GCSB (Government Communications Security Bureau), l’altro maggiore servizio d’intelligence del Paese. Scorrendo tra le sue 54 pagine, mettendo da parte la pur giusta retorica propria di un documento relativo ai servizi segreti di una nazione attiva nello spionaggio internazionale, si trovano alcuni dati effettivamente interessanti.

Nello specifico, a pagina 11, una tabella mette a confronto i dati relativi alla presenza di Maori, popolazioni del Pacifico, Asiatici, cittadini Mediorientali, Africani e Sudamericani con quelli dei Neozelandesi di origine europea. Il paragone è rilevante proprio poiché vi sono importanti differenze tra le percentuali di queste minoranze rispetto alla popolazione totale e la loro presenza nei servizi segreti. Andando nel dettaglio, il report attesta che i Maori rappresentano il 14,9% della popolazione neozelandese, laddove rappresentano il 16,5% di tutti gli impiegati nel settore governativo, ma solo il 7,4% degli impiegati del GCSB e solo il 4,9% del NZSIS.

Discorso simile per le popolazioni del Pacifico, le quali rappresentano il 7,4% della popolazione totale, il 7,7% dei lavoratori nel settore governativo, ma solo il 3,9% ed il 2% di coloro che lavorano rispettivamente nel GCBS e nel NZSIS. I dati peggiorano per gli Asiatici (11,8% della popolazione, 7,6% degli impiegati governativi, 4,3% degli impiegati nel GCSB e 5,9% di quelli nel NZSIS) e per i cittadini provenienti da Medio Oriente, Africa e Sud America (1,2% della popolazione, 1,2% degli impiegati governativi, 2% degli impiegati nel GCSB e 1% di quelli nel NZSIS), mentre, coloro i quali hanno dichiarato d’avere una discendenza europea, rappresentano il 74% della popolazione totale, il 72% dei lavoratori nel settore governativo e addirittura l’82,4% di coloro che lavorano nel GCSB e l’86,3% di coloro che lavorano nel NZSIS.

La diffusione del report – e le conseguenti critiche diffuse da parte di politici, attivisti e associazioni di categoria – non ha toccato solo l’argomento delle minoranze, ma anche quello della percentuale di donne impiegate in tale tipo di ambito. A pagina 17, in effetti, si trova un’altra tabella riassuntiva della percentuale di donne rispetto alla popolazione totale neozelandese (51,3%) e quella relativa al loro impiego in agenzie governative (59,8%), nel GCSB (36,3%) e nel NZSIS (40,6%). Più avanti, tuttavia, spicca una seconda tabella relativa alla percentuale di donne in posizione di rilievo, la quale mostra che nel settore governativo queste sono nettamente di meno (41,5%), al pari di quelle che lavorano nel GCSB (24%) e nel NZSIS (28,5%).

Considerando l’ufficialità dei dati, si può dunque trarre un primo giudizio approssimativo, ovvero che tutte le minoranze etniche e le donne sono sottorappresentate nell’impiego all’interno del New Zealand Security Intelligence Service (NZSIS) e del Government Communications Security Bureau (GCSB), le principali agenzie di spionaggio del Paese. E’ altresì possibile evidenziare che, allo stesso tempo, Maori, popolazioni del Pacifico e cittadini di sesso femminile sono lievemente sovrarappresentati nel calcolo generale di coloro i quali hanno un impiego nel settore governativo neozelandese.

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