domenica, Aprile 18

Nuova vita per 'Il Manuale Cencelli'

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‘Logiche da manuale Cencelli’ è un’espressione ormai di uso comune soprattutto durante i cambi di Governo, nella delicata fase di nomina dei nuovi Ministri, spesso usata in senso dispregiativo, per alludere a nomine effettuate senza alcuna meritocrazia.
Che nelle assegnazioni di alte cariche politiche la logica non è quella meritocratica ce lo ha insegnato la politica della Prima Repubblica, quando le nomine per incarichi da Ministro e Sottosegretario erano assegnate, calcolatrice alla mano, con un sistema matematico funzionale ad assicurarsi equilibri di poteri.

A svelare pubblicamente il sistema di equazione usato nella politica italiana è stato un manuale che ha fatto la storia, ‘Il Manuale Cencelli. Il prontuario della lottizzazione democristiana. Un documento sulla gestione del potere’. Pubblicato nel 1981 per Editori Riuniti da Renato Venditti, autorevole firma de ‘L’Unità’ e ‘Paese Sera’, scomparso il 12 aprile 2015, è stato rieditato per volontà della figlia, Mariella Venditti, volto noto del ‘Tg3‘, da Aliberti Editori, e presentato ufficialmente presso la Sala del Mappamondo di Montecitorio alla presenza di Massimiliano Cencelli, l’onorevole Fabrizio Cicchitto, il senatore Ugo Sposetti e i giornalisti Luca Telese e Aldo Cazzullo.

Renato Venditti, giornalista comunista, pilastro dell’Associazione Stampa Parlamentare,  ha seguito per gran parte della sua carriera le vicende della Democrazia Cristiana, conquistandosi la stima dei suoi più importanti esponenti, da Aldo Moro a Ciriaco De Mita e Giulio Andreotti, il quale, durante un’intervista, del manuale disse: «Uno dei libri da dimenticare. Purché lo dimentichino tutti», una convinzione maturata anche all’interno degli stessi democristiani, consapevoli che  le correnti organizzate in gruppi di poteri danneggiano sia il partito sia la democrazia.

Il merito di Renato Venditti è stato quello di avere reso pubblica la legge non scritta con cui la Democrazia Cristiana assegnava i posti di Governo tra i vari partiti e correnti, ideata, sul finire degli anni Sessanta, da Massimiliano Cencelli, giovane capo della segreteria di Adolfo Sarti, deputato democristiano, Sottosegretario al Turismo e Spettacolo del Governo Moro.

«Adolfo Sarti era un uomo di grande intelligenza, un grande studioso di Proust, ha ricordato Massimiliano Cencelli, però stava al Ministero del Turismo che non aveva niente, quattro stanze e una macchina che si divedevano in tre. Quindi lui diceva: perché Cossiga è alla Difesa, Gaspari (Remo Gaspari) è alle Poste e io devo essere relegato qui, a via della Ferratella?». Era il 1968,  Aldo Moro stava per uscire di scena come Presidente del Consiglio, si profilava il secondo Governo di Giovanni Leone e per Sarti si presentava l’occasione adatta per tentare finalmente il salto di carriera, perché il posto occupato era solo il primo gradino della scala ministeriale.
Chiamò nel suo ufficio il suo segretario, Massimiliano Cencelli, e gli mostrò un foglio di carta con scritte solo due indicazioni, «da una parte monocolore dall’altra centrosinistra. Sarti chiedeva a Cencelli di sapere quanti posti di Ministro sarebbero spettati alla corrente democristiana, amici di Taviani, sia nel caso che si fosse ricostruito il Governo organico di centro sinistra, formato da quattro partiti, sia che si decidesse di dare a Leone il suo secondo incarico di Presidente per un Governo monocoloreCencelli, ritirato nella sua stanza, si fece portare una calcolatrice elettrica, effettuò alcuni conteggi e poi tornò da Sarti con la risposta: “Con il quadripartito spettando alla Democrazia Cristiana 15 Ministri e 27 Sottosegretari i posti della corrente Taviani sarebbero stati rispettivamente 1,80 e 3,24. In caso di monocolore, cioè di un Governo formato da tutti i Ministri democristiani, agli amici di Taviani sarebbero spettati Ministri 2,64 e Sottosegretari 5,64”.

Se è riconducibile a questo episodio l’atto di nascita del manuale Cencelli, l’espressione tuttavia assunse una dignità ufficiale solo qualche giorno dopo, merito una risposta rilasciata da Adolfo Sarti ai giornalisti che lo avvicinavano a Montecitorio per sapere come sarebbero stati distribuiti i posti di ministro tra le correnti democristiane: «Bisogna consultare il manuale Cencelli».

Nasceva così, da un’intuizione, un nome che sarebbe entrato nell’immaginario collettivo di politici e giornalisti con un alone di mitologia, temuto e venerato insieme.

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