domenica, Settembre 26

Nuova proposta sui Voucher: scacco al Referendum?

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Il 27 Gennaio 2017 la Corte Costituzionale aveva approvato due dei quesiti referendari avanzati dalla Cgil, uno di questi si riferiva all’abrogazione dei voucher. In questi mesi la  ̔ paura ̓ del Referendum ha portato il Governo a pensare ad una proposta di Legge valida per arginare i problemi rilevati dal Sindacato. Il 10 Marzo 2017 è uscito il testo unificato sulla modifica dei ticket, che domani, Martedì 14 Marzo, approderà in commissione Lavoro della Camera. «Daremo il tempo per gli emendamenti», spiega la relatrice Patrizia Maestri, che sottolinea: «Il testo non è chiuso, quindi in corso d’opera può essere modificato in un verso o nell’altro». Questo testo provvisorio, che raccoglie 11 proposte di Legge, verrà rivisto e corretto; ma intanto possiamo osservare quali sono i cambiamenti principali che andranno a modificare l’utilizzo  ̔improprio ̓ dei voucher .

Per prima cosa verranno ristrette le mansioni per cui viene utilizzato il pagamento in voucher, infatti saranno retribuiti in ticket solo prestazioni lavorative domestiche  a carattere straordinario (babysitter e badanti); Ripetizioni; Piccoli lavori di giardinaggio, pulizia e manutenzione; Manifestazioni no profit; Lavori di emergenza (per calamità o eventi naturali improvvisi) e solidarietà; Attività di natura meramente occasionale per imprenditori o professionisti senza dipendenti; Attività agricole di carattere stagionale. Anche l’utilizzo da parte delle piccole imprese verrà ridimensionato, infatti i voucher saranno acquistabili solo da Famiglie e privati non imprenditori; Imprese o professionisti che non abbiano lavoratori alle dipendenze; Agricoltori per attività stagionali. Il bacino di lavoratori pagato a voucher in questo testo viene molto ridimensionato: potranno svolgere lavori occasionali solo i disoccupati, pensionati, studenti sotto i 25 anni, disabili, soggetti in comunità di recupero, lavoratori stranieri provenienti da paesi fuori dalla Ue che abbiano perso il lavoro da meno di sei mesi. Anche il valore stesso dei voucher cambierà: rimarrà di 10 euro se i committenti sono le famiglie, mentre salirà a 15 euro se i datori di lavoro sono imprenditori e professionisti. Il lavoratore potrà ricevere compensi in voucher fino a 5.000 euro l’anno, ma non oltre 2.000 euro l’anno da un singolo committente. Il tetto massimo si abbasserà sia per le piccole imprese sia per le famiglie, che potranno pagare in voucher fino a 3.000 euro l’anno. Le famiglie potranno acquistare voucher per via telematica o nelle rivendite autorizzate; le imprese solo carnet numerati in via telematica. Se viene omessa la comunicazione, è prevista  la sanzione da un minimo di 400 a un massimo di 2.400 euro; in caso di utilizzo improprio, la sanzione andrà da  600 a 3.600 euro. In caso di uso improprio, superati i limiti quantitativi e qualitativi, per prestazioni funzionali all’attività di impresa scatta la trasformazione in contratto a tempo indeterminato.

Per comprendere le principali modifiche di questo testo rispetto al contestato Jobs Act, ascoltiamo il parere di due esperti in Diritto del Lavoro: Lorenzo Gaeta, professore ordinario della facoltà di giurisprudenza presso l’Università di Siena, e Federico Martelloni,  professore associato  presso il Dipartimento di Scienze Giuridiche dell’ Università di Bologna. I due professori espongono le proprie idee sulla proposta di Legge, che per entrambi appare un evidente tentativo di eludere il Referendum richiesto dalla Cigl e approvato dalla Corte Costituzionale.

Secondo il parere del professor Gaetala Riforma che si vuole far passare adesso – ovviamente in maniera strumentale, poiché la si sta componendo in fretta e furia per evitare il Referendum – rappresenta un tentativo di riportare la modalità dei voucher a un discorso di lavoro esclusivamente occasionale: infatti potranno usufruire di tale strumento di pagamento solo le famiglie e le imprese a zero dipendenti”. Per il professore già questo tentativo di ridimensionamento rappresenta un passo avanti “anche se in Italia le microimprese sono un numero elevatissimo e , dunque, il problema dell’uso imprenditoriale è solo parzialmente evitato”.

Un giudizio diverso, anche se non completamente opposto,  è dato dal professor Martelloni, secondo il quale “questa modifica deriva da una parte dalla consapevolezza delle forze politiche dell’utilizzo strumentale dei voucher, che sono diventati l’ultimo anello della catena del lavoro precario; in secondo luogo ho l’impressione che la finalità sia quella di  ̔disinnescare ̓ il Referendum voluto dalla Cgil”. Uno dei punti del testo contestati da Martelloni è il fatto che “la proposta in questione non va ad eliminare totalmente la committenza imprenditoriale, bensì prevede solo un ridimensionamento alle imprese unipersonali, ovvero con zero dipendenti. Però, limitare l’uso dei voucher alle sole micro-aziende non esclude in toto il rischio di utilizzo strumentale dei voucher: infatti gli esercizi pubblici a conduzione unica, invece di dotarsi di personale di cui hanno strutturalmente bisogno, potrebbero utilizzare non un solo lavoratore a voucher, bensì un bacino di lavoratori occasionali che si alternano in condizioni di precarietà. Per questo motivo questa soluzione non mi convince del tutto, perché non elimina totalmente l’uso da parte della classe imprenditoriale”.

Il dibattito nasce dalla possibilità di consentire l’uso del pagamento in voucher alle aziende a zero dipendenti; scelta contestata anche dalla Cigl, che vorrebbe restringere tale strumento alle famiglie, solo per le quali, come dice Gaeta, “Marco Biagi aveva pensato al pagamento in voucher per il lavoro occasionale. L’idea con cui era nata la Legge Biagi nel 2003 era quella di  creare uno strumento di pagamento immediato e più fruibile da parte delle famiglie impossibilitate a fare contratti veri e propri per prestazioni lavorative occasionali . Poi, però, da un’idea giusta è venuto fuori un utilizzo quasi fraudolento da parte degli imprenditori a cui era stato ampliato l’uso dei voucher nella Riforma Fornero e nel Jobs Act. Se si fosse rimasti alla Legge Biagi non saremmo mai arrivati a questo punto; le imprese, soprattutto gli esercizi pubblici, ci hanno guadagnato tantissimo sull’utilizzo dei ticket”.

Dello stesso parere è Martelloni, per il quale “sarebbe possibile una soluzione parlamentare solo con un taglio netto della committenza imprenditoriale; oppure sarebbe opportuno che si andasse alle urne per esprimere la volontà popolare valutando, con il consenso di tutti, la possibilità di reintrodurre questo strumento nel modo più controllato che era all’origine, ovvero come prevedeva la Legge Biagi, in cui i voucher venivano utilizzati da parte delle famiglie con limitazioni di tipo oggettivo e soggettivo. Se si riportasse davvero ai limiti originari un istituto che era stato pensato per segmenti assolutamente marginali nel mercato del lavoro questa potrebbe essere una vittoria dei proponenti del Referendum, poiché sarebbe esattamente la prospettiva attraverso cui i voucher sono visti nella ‘Carta dei diritti universali del lavoro’ della Cigl”. Il timore di Martelloni è che si arrivi a soluzioni pasticciate, fatte in fretta e quindi poco meditate: “Il voucher ha una caratteristica particolare, infatti riporta lo scambio fra lavoro e compenso alla sua versione originaria, prima che esistesse il Diritto del lavoro; una  disciplina che è nata ritendendo che la logica del “Secco scambio”, che vale per gli scambi fra merci, non potesse valere per quel particolare rapporto in cui da una parte ci sono delle persone. Nei contratti di lavoro standard chi assume si fa carico della cura del dipendente, garantendo ferie, malattia, retribuzione fissa, maternità, disoccupazione ect; mentre con il pagamento in voucher niente di tutto questo è garantito: siamo ritornati al punto in cui il lavoro di una persona vale quanto la merce”. Dunque, mentre per il professor Martelloni questa proposta non è ancora convincente e non soddisfa assolutamente le richieste del Sindacato, una diversa posizione viene presa da Gaeta, secondo cui “verrà molto ridimensionato l’uso improprio dei voucher da parte degli esercizi pubblici; ci sono tutti gli strumenti per eludere questa prassi fraudolenta. Tutto sommato mi sembra una proposta abbastanza equilibrata, naturalmente è una Legge che realizza un compromesso giusto e potrebbe funzionare se applicata in maniera corretta”.  

Come affermano entrambi, la proposta di modifica dell’utilizzo dei voucher è stata velocizzata per disinnescare il Referendum voluto fortemente dal Sindacato; ovviamente questa mossa non è stata presa positivamente dalla Cigl che continua la sua lotta per l’abolizione dei voucher. Su questo punto Gaeta afferma che “in realtà il Sindacato ha proposto questo Referendum puntando al quesito inerente all’abolizione delle modifiche dell’Articolo 18  introdotte nel Jobs Act, che la Corte Costituzionale non ha approvato, dichiarandolo inammissibile. Gli altri due punti della proposta referendaria, ossia quello sui voucher e sulla questione degli appalti, in realtà erano i quesiti secondari, subordinati a quello respinto. A questo punto la Cgil trasformerà la lotta ai voucher nel suo cavallo di battaglia, perciò non escludo che ci potrà essere un’ala dura che persisterà nel richiedere l’abolizione dei voucher tramite Referendum, che però dovrà attendere; infatti, quando la Legge verrà approvata in Parlamento, questa dovrà essere di nuovo vagliata dalla Corte Costituzionale, che valuterà le richieste del Sindacato. Se la Corte approvasse la Legge, quasi sicuramente respingerebbe la possibilità di Referendum abrogativo dei voucher. Politicamente questa Riforma potrebbe non soddisfare l’ala più estrema della Cigl, però l’iter giudiziario farà il suo corso e l’unico giudizio che possiamo attendere sarà quello della Corte Costituzionale. La Corte non giudica politicamente, è un organismo tecnico che vaglia le proposte in maniera oggettiva, dunque se ha ritenuto ammissibile la proposta abrogativa della Cigl vuol dire che un problema sull’utilizzo dei voucher è stato evidenziato oggettivamente, ed è giusto che il Governo si muova per risolverlo”. Su questo punto Martelloni dichiara che “Il fatto che i voucher siano ancora usufruibili da parte di micro-imprese non soddisfa assolutamente le richieste della Cgil; l’utilizzo strumentale dei voucher sarà solo ristretto e non eliminato. Il fatto che scenda il tetto da 7000 a 5000 euro non è un cambiamento così fruttuoso: non si toglie il problema dell’uso strumentale dei ticket, vuol solo dire che il lavoratore precario guadagnerà meno, anche perché il tetto massimo del datore di lavoro rimane invariato. Un testo di questo tipo ha solo la funzione di disinnescare la  ̔bomba̓ Referendum; è evidente che questo istituto introdotto nel testo, riguardante le imprese a zero dipendenti, sarebbe competitivo nei confronto di altri contratti a causa mista, in primis il contratto di apprendistato”. Ma anche se la proposta non soddisfa a pieno le richiesta del Sindacato “comunque vada”, secondo Martelloni, “è già una vittoria da parte della Cgil, perché fino a un anno e mezzo fa la Riforma sui voucher era stata fatta per ampliarne l’uso; questo ridimensionamento a ben vedere sarebbe già un segnale, magari strumentale e opportunista, che il Governo è stato obbligato a limitarne l’uso per salvaguardare il mercato del lavoro”.

Possiamo dire che questo passo indietro per entrambi i professori rappresenta la cosa migliore, perché si sta tornando allo spirito originario con cui venne pensata la Legge Biagi; secondo Martelloni “La cosa migliore sarebbe tornare alla Legge del 2003, ma se non volessimo togliere alle micro-imprese la possibilità di avvalersi dei voucher, dovrebbe essere introdotta una clausola affinché questi siano utilizzati solo in occasioni di eccezionalità: questo strumento non deve essere utilizzato in maniere strutturale, come di fatto è accaduto in questo ultimo periodo”. Poco importa se la proposta è stata fatta nel tentativo di aggirare il Referendum, l’importanza primaria deve essere il ridimensionamento dell’utilizzo dei voucher da parte del settore imprenditoriale che ne ha abusato; da domani il testo sarà rivisto in Parlamento e, dunque, ci saranno ancora margini di miglioramento della proposta che, di per sé, è un piccolo passo per arginare la precarizzazione del lavoro.

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