mercoledì, Maggio 12

Nuova cucina organizzata image

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pizza

 

Ora, che a Roma fosse un segreto non me la sentirei di dichiararlo a cuor leggero. Si può, anzi, affermare che mai come in questo caso la locuzione un po’ stantìa ‘segreto di Pulcinella’ ci sta come il cacio sui maccheroni, tanto per ribadire che il luogo comune è una delle maledizioni di Napoli, e che al destino non si sfugge con tanta facilità. Così, leggere che sono partite novanta richieste di custodia cautelare nonché sequestri per 250 milioni di euro nell’ambito di un’inchiesta sulla camorra, presunta azionista di riferimento di celebri pizzerie ubicate soprattutto nel centro di Roma, suscita nel cittadino medio dell’Urbe, più che un allibito ‘oooh’ di meraviglia, una stanca alzata di sopracciglia. Come a significare: ma va’, e chi se n’era accorto che negli ultimi cinque, dieci anni la capitale aveva scoperto il gusto magico della pizza col cornicione alto e la mozzarella di bufala doc?

Buona, buonissima. Così diversa da quella, ottima ma scrocchiarella e sottilissima, made in Rome, che te ne puoi mangiare tre di fila e ti resta ancora spazio per un paio di bruschette e pure la panna cotta.

E invece, dal terzo millennio, via di schiaffoni al pomodoro, sfizi e pagnottielli, sfogliatelle e pastiere, un bengodi a prezzi più che onesti, alla portata di tutti. Servizio impeccabile, locali tirati al lucido e sempre spaziosi, minimo cento coperti, l’idea di una organizzazione grandiosa, potente, ricca. Già.

Non credo di scoprire nessun altarino dicendo che entrare, consumare, diventare magari clienti abituali di queste catene così gradevolmente confortevoli e ghiotte lasciava, almeno nei meno sprovveduti, un retrogusto vagamente spiacevole. Non nella pancia, però, pienamente e fin troppo totalmente soddisfatta, ma nella coscienza. Giù giù in fondo, nell’angolo male illuminato e puzzolente di muffa che ancora noi gente comune manteniamo ormai solo per abitudine, come una cantina umida e ingombra di vecchiumi inutili, ricordi ingombranti di vite passate. Bugigattolo pochissimo frequentato, abitato da microrganismi in via d’estinzione, fastidiosi e dediti a lamentazioni e proteste che col tempo si sono fatte sempre più flebili e timide. Parlo della sensazione, inquietante ma netta, che dietro questi investimenti sontuosi non ci fossero i lustri di faticoso risparmio di un pizzaiolo, magari egiziano, arrivato finalmente con sacrificio ad aprire una bottega tutta propria, ma fiumi di denaro quanto meno sospetto, in tempi di vacche così magre.  

Evidentemente, ogni tanto, anche da noi in Italia succede che qualche ragnatela dalla cantina venga tirata via, e che si provi a restituire un briciolo di fiducia nello Stato, quello che malediciamo tutti i giorni perchè sempre sul punto di essere inghiottito in un sol boccone, come un  mini babà, dall’altro stato, il rivale che discute poco e all’occorrenza spara senza pensarci due volte.

Così da domani, un bel po’ di locali di ispirazione partenopea saranno sotto sequestro. Per fortuna, oggetto delle indagini saranno ‘solo’ la proprietà, l’amministrazione e la gestione di questi templi della buona cucina. I ristoranti e le pizzerie sospettati resteranno ancora aperti, a dispensare gioia a migliaia di palati che difficilmente, ormai, possono farne a meno. Nella speranza che in futuro anche quel sommesso ma insopportabile retrogusto possa  lasciare il posto alla tranquilla digestione del giusto.        

 

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