giovedì, Maggio 6

Nuova Costituzione senza consenso

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In un Paese attraversato da un crisi profonda, aggravatasi nel 2014, non è raro sentire proposte di cambiamento. L’opposizione ha organizzato proteste, parlato di un congresso di ristrutturazione nazionale e, tra le altre cose, di un’Assemblea Nazionale Costituente. Si tratta di un procedimento per stabilire un patto sociale e stilare una nuova Costituzione. Secondo i promotori, quest’iniziativa potrebbe dare una scossa al Governo e dare il via alla risoluzione dei problemi dei venezuelani: l’inflazione, l’insicurezza e la scarsità di beni, solo per citarne alcuni.

Di questa iniziativa, promossa da varie organizzazioni tra cui Voluntad Popular, il partito coordinato da Leopoldo López, in carcere da febbraio 2014, si è iniziato  a parlare diversi mesi fa, ma è a partire dallo scorso settembre  che il progetto ha iniziato a prendere forza. Il 27 dello stesso mese è iniziata la raccolta delle firme, uno dei requisiti previsti dall’attuale Costituzione; sono necessarie le firme del 15% degli elettori, ossia più di 2.875.000, per sollecitare il Consiglio Elettorale Nazionale (CNE) a dare il via agli ulteriori passaggi previsti: un referendum consultivo affinché i cittadini decidano se acconsentire o no all’avanzamento di questa procedura, l’elezione dei membri dell’Assemblea Nazionale Costituente, la sua installazione e, in conclusione, l’elaborazione della Carta Magna.

Secondo Luis Florido, dirigente nazionale di Voluntad Popoluar, a inizio dicembre le firme raccolte erano 803.500. A suo parere, le aspettative sono buone, tenendo anche conto delle statistiche dell’Instituto Nacional de Análisis de Datos: a settembre 2014, su 800 soggetti intervistati, il 67,9%  si dichiarava d’accordo con la convocazione di un’Assemblea Nazionale Costituente e il 54,6% si diceva disposto a firmare la petizione. A ottobre, il primo indicatore era salito al 70%, su un campione di 1.200 intervistati.

«Non c’è niente di più importante che ristabilire un patto sociale con il popolo, perché di questo si tratta. I venezuelani devono poter contare su un’istituzione che si occupi delle loro necessità, e al momento attuale ciò non avviene. Per questo motivo, la nostra iniziativa ha le capacità per generare un cambiamento necessario, profondo e inclusivo» sostiene Florido aggiungendo che, una volta raccolte le firme necessarie l’Assemblea Costituente, capace di modificare il sistema politico e la struttura dei poteri pubblici, potrebbe essere eletta nell’arco di quattro mesi.

Nel corso di questo processo, sottolinea Florido, verranno presi in considerazione tutti i settori della popolazione a prescindere dalle opinioni politiche, e questo è uno degli aspetti migliori dell’iniziativa.

Per ridurre i timori di alcuni, sono state definite delle norme per l’istituzione dei comizi, ossia le condizioni per lo svolgimento di questo iter costituzionale. Tra le norme figurano il divieto di messaggi presidenziali durante la campagna, l’equità nell’accesso ai mezzi di comunicazione e nell’utilizzo degli spazi di propaganda, l’eliminazione  delle macchine per il riconoscimento tramite impronta digitale nel processo elettorale e l’obbligo di controllo dei verbali di votazione.

Non tutti però sono così ottimisti. Ricardo Combellas, avvocato e membro dell’Assemblea Nazionale Costituente del 1999, svoltasi pochi mesi dopo la salita di Hugo Chavez al potere, fa notare che la mancanza di indipendenza dei poteri pubblici inciderà senza dubbio su ogni passo del processo costituente. Inoltre, dice, cambiare la Costituzione è un atto talmente serio da rendere necessario almeno un consenso nell’opposizione. Di fatto, le cose non stanno così. Il tavolo di lavoro di Unidad Democrática – gruppo del quale fanno parte i partiti contrari al Governo – ha deciso di dissociarsi dalla proposta, e alcuni settori della coalizione hanno obiettato che tutti gli sforzi vanno concentrati nelle elezioni parlamentari previste a dicembre 2015. Sebbene Florido sostenga che le due operazioni possono convivere e completarsi a vicenda, certo è che ancora non esiste una visione condivisa sulla Costituente.

«Se l’opposizione avesse la maggioranza nell’Assemblea Nazionale Costituente potrebbe dare il via a cambiamenti radicali, come destituire il Tribunale Supremo di Giustizia, l’Assemblea Nazionale o il Presidente. Per fare ciò sono però necessarie alcune condizioni. La premessa ideale per avviare cambiamenti costituzionali è che ci sia un consenso sociale e politico che ne garantisca la durata. Al momento questo consenso non c’è» commenta Combellas, spiegando che una delle criticità è data dal fatto che a differenza di altri momenti storici, la presente petizione per una nuova Costituente è stata presentata da un gruppo che non detiene il potere.

Questo può influire su un altro dei rischi possibili: che il partito attualmente al potere faccia della Costituente la propria bandiera. Così, sostiene Combellas, il Governo avrà campo libero per introdurre tutte le riforme che non sono state accolte nel 2007  e per realizzare il modello politico governativo: una sorta di socialismo del XXI secolo, rifiutato da un ampio settore della popolazione.

Ernesto Villegas, a capo del Distretto della capitale, membro del Partito Socialista Unito del Venezuela ed ex Ministro della Comunicazione ed Informazione, ha affermato a settembre quanto segue: «Il gioco potrebbe ritorcerglisi contro. Credono di avere tra le mani un missile puntato contro la rivoluzione boliviana, ma è ancora tutto da dimostrare… Il potere costituente è allineato con la rivoluzione boliviana, non con il suo smantellamento».

Al di là delle strategie politiche, Combellas segnala la presenza di una serie di ostacoli all’iniziativa: «Uno è di carattere formale: le firme vanno raccolte con l’approvazione del CNE. È necessario un accordo con le istituzioni statali per legittimare la raccolta di firme o queste avranno un pure valore simbolico, senza  alcuna validità legale». Di fatto, il giorno di inizio della raccolta il CNE ha emesso un comunicato dove veniva dichiarato il valore nullo dell’iniziativa salvo approvazione del potere elettorale.

Su questo punto sono sorte delle polemiche. Altri esperti, tra cui l’avvocato José Ignacio Hernández, segnalano delle incongruenze nel comunicato del CNE. In un articolo pubblicato dal portale web ‘Prodavinci’, Hernández spiega infatti che non è possibile limitare a priori l’operazione di raccolta firme perché non esiste una regolamentazione specifica per casi come questo. È sufficiente un controllo successivo alla raccolta. A suo parere, considerando la posizione del CNE, è molto probabile questo invaliderà le firme, e che ne richiederà una nuova raccolta.

Un fatto simile era già successo nel 2003, quando si erano raccolte le firme per richiedere un referendum contro l’ex presidente Hugo Chávez, ma il CNE aveva rifiutato la petizione perché fatta in anticipo rispetto ai tempi regolamentari, la metà del periodo presidenziale. In ogni modo, durante la seconda raccolta di firme denominata “Reafirmazo”, furono raccolte più di 3,4 milioni di firme, che dopo i vari controlli, rigetti e ratifiche, permisero la realizzazione del referendum con più di 2,5 milioni di firme ritenute valide.

A tutto ciò vanno sommati i possibili timori della popolazione nell’ aderire ad un iniziativa in cui è richiesta la loro firma: dopo il referendum del 2003 le liste dei firmatari furono rese pubbliche e cominciò una persecuzione nei confronti di coloro i quali avevano firmato. Secondo Florido questo rischio non è da escludere, ma il pericolo principale è che il Paese vada alla deriva se non si farà niente. “La gente non ha paura. Su 10 persone che passano davanti ai punti di raccolta, 6 firmano. La volontà c’è, perché questo è un modo per uscire da questa situazione, per ottenere un cambiamento”, dice.

Si tratta senza dubbio di un gioco politico complesso, nel quale nessuno può dirsi certo della vittoria. Combellas stesso è convinto che la Costituzione del 1999, che lui stesso ha contribuito a scrivere, sia accettata dalla maggior parte della popolazione; il problema è che essa non viene applicata. A suo parere l’iter della Costituente è talmente lungo e arduo che potrebbe addirittura incidere sul peggioramento della crisi. Un effetto diametralmente opposto a quello cui ambiscono i membri di Voluntad Popular e tutti coloro i quali hanno sostenuto l’iniziativa firmando la petizione.

 

Traduzione di Marta Abate

 

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