martedì, ottobre 23

Nuova Caledonia: la Francia (o la UE) si prepara a perdere un altro pezzo? L'ennesimo caso di un referendum indipendentista impone una riflessione sulle spinte centrifughe europee

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La Nuova Caledonia, Territorio d’Oltremare francese al largo dell’Australia, è ad un momento di svolta: il prossimo 4 novembre, nell’arcipelago, si terrà un referendum sull’indipendenza da Parigi.

Kanaky, il nome dell’arcipelago nella lingua dei primi abitanti (i Kanak, appunto), fu scoperta dagli inglesi nel 1774 e, nel 1856, divenne un possedimento francese. Per una quarantina d’anni, fu utilizzata come colonia penale ed ospitò soprattutto prigionieri politici (per la maggior parte anarchici) che, in molti casi, decisero di restare nell’arcipelago dopo la fine della pena, dando vita a quella comunità di origine europea che oggi viene chiamata Caldoches.

I tentativi dei Kanak di liberarsi dal controllo francese furono sempre infruttuosi e in diversi casi, ache recenti, si sono avute delle vittime. L’ultimo caso, nel 1988, costò la vita a quindici Kanak e due poliziotti francesi: lo scontro, seguì l’uccisione di due poliziotti e la presa di alcuni ostaggi da parte dei Kanak, come protesta contro l’abolizione di una maggiore autonomia, concessa nel 1984 dal Governo socialista ed abolita nel 1986 dal nuovo Presidente, Jacques Chirac, anche per attrarre le simpatie della parte più conservatrice dei francesi (quella aderente al Front National di Jean-Marie Le Pen che, nell’occasione disse: “o i Kanak si sottomettono, o vanno sterminati”). Dopo i fatti dell’88, si giunse agli Accordi di Matignon e, successivamente (1998), all’Accordo di Numea: oltre alla garanzia di maggiore autonomia alla Nuova Caledonia, si garantiva che, allo scadere di un periodo di venti anni, l’arcipelago avrebbe potuto svolgere un referendum sull’indipendenza. I vent’anni sono passati e il Congresso della nuova Caledonia ha fissato la data per il fatidico referendum.

Un’eventuale indipendenza, di certo, sarebbe mal vista da Parigi che, infatti, ha speso molte energie per indurre i neocaledoni a scegliere di restare a far parte della Repubblica, nel cui Parlamento sono rappresentati da due Deputati e due Senatori.

L’interesse della Francia alla Nuova Caledonia, oltre ad essere politico, è anche economico. Contrariamente a quanto si pensi, infatti, la Nuova Caledonia non è semplicemente un luogo di villeggiatura per i francesi, che possono recarsi in un luogo tropicale esibendo la sola Carta d’Identità e continuando a pagare in Euro: l’arcipelago possiede i più grandi giacimenti di nichel del mondo (un terzo della produzione globale viene estratto in Nuova Caledonia). È chiaro, dunque, che a Parigi si guardi con una certa preoccupazione all’esito del referendum; non troppa, in ogni caso, dato che, come sempre accade in questi casi, i legami economici tra le ex-colonie e gli antichi colonizzatori restano normalmente molto stretti, soprattutto nel caso di Paesi così piccoli.

Dall’altra parte, l’eventuale indipendenza, tradizionalmente voluta dai Kanak, comincia ad attrarre anche i Caldoches, ovvero i neocaledoni di origine europea, che rappresentano la parte più ricca ed istruita della popolazione: se, tradizionalmente, i Caldoches rappresentavano la parte più legata alla Francia (tanto che lo stesso appellativo era considerato quasi una fonte di discriminazione), ultimamente le cose stanno cambiando e non è raro incontrare neocaledoni di origine europea pronti a dichiararsi indipendentisti. È chiaro che, nel caso della nascita di un nuovo Stato (che dovrebbe chiamarsi Kanaky), la gran parte del potere politico ed economico verrebbe gestito dai Caldoches, anziché dai Kanak, poveri e scarsamente istruiti. È quindi probabile che l’eventuale nascita dello stato di Kanaky non andrebbe assolutamente a vantaggio della popolazione Kanak, bensì a vantaggio di quella popolazione Caldoche già benestante.

Nella fase della decolonizzazione, avviata negli anni ’50 del XX secolo, la Francia ha gradualmente perso gran parte dei propri possedimenti. La situazione si è stabilizzata con l’andare del tempo e l’eventuale indipendenza della Nuova Caledonia sarebbe la prima dal 1980, anno in cui il vicino arcipelago di Vanuatu si staccò da Parigi. Va anche detto che, nel corso degli anni, la politica francese verso quei residui coloniali che le restavano è cambiata e, dal punto di vista dell’autonomia, ha visto diverse aperture.

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