martedì, Settembre 21

'Nuova Antologia' e gli scenari del XXI secolo

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Qual è oggi il ruolo e il compito che si pone la rivista?

Quello delle origini, continuare ad essere una palestra come luogo di confronto fra idee ed interessi diversi per la crescita della società civile, “una palestra per la letteratura civile”, è stata definita. Conoscere il passato per affrontare il presente e costruire il domani: fornire gli strumenti critici e di conoscenza per affrontare la complessa realtà in cui ci troviamo oggi, in questa direzione va il nostro impegno che chiama in causa le giovani generazioni. In una società che cambia così rapidamente  occorre partire dalla cultura, per raggiungere il delicato equilibrio tra rispetto della memoria storica e l’attualità della discussione, dalla conoscenza di ciò  che eravamo e dei profondi mutamenti in atto  di cui non possiamo essere soggetti passivi: per questo, ‘Nuova Antologia’, attraverso la Fondazione si è aperta ai giovani promuovendo borse di studio, premi nazionali ed internazionali, pubblicando scritti e ricerche di alto valore scientifico.

Le nostre pubblicazioni sono presenti, come momento di studio, di esame critico, discussione e stimolo  in ben 7 licei fiorentini, coinvolgendo attivamente circa 300 studenti, oltre che studiosi delle varie discipline. Ed in Palazzo Vecchio erano in tanti,  realmente coinvolti nel nostro progetto  culturale. Oggi di fronte ad una realtà così complessa ed inquietante – i “grovigli che il nuovo porta con sé” , secondo la definizione di Giuliano Amato – c’è sempre più bisogno di un impegno della   cultura non in modo accademico, distaccato, ma calato nel vivo della realtà e della sua complessità, tema su cui insiste Claudio Magris: “cultura non è nozionismo ma conoscenza, capacità di amare o rifiutare con discernimento“.

 

Professor Ceccuti, come osserva nel suo saggio Giorgio Giovannetti, il Novecento che doveva essere il secolo della borghesia e della pace, è stata l’era del totalitarismo antiborghese e delle guerre mondiali. Anche gli artisti, dotati di capacità visionarie, non sempre sono capaci di intuire dove va il mondo. Questo vostro numero significa che non vi arrendete all’ imprevedibilità della storia?

In un certo senso direi di sì. Non ci arrendiamo, cerchiamo di capirne l’evoluzione nei suoi aspetti positivi e negativi. La rivista, attraverso i brevi scritti degli studiosi chiamati a dibattere le varie problematiche (le istituzioni e le idee, la politica italiana, l’Europa, le relazioni internazionali, l’economia,  la scienza, la società, la cultura e la formazione, il giornalismo e l’editoria), fornisce stimolanti risposte alla richiesta di immaginare l’Italia, l’Europa e il mondo tra 20-30 anni. Dico immaginare  perché come diceva Oscar Wilde, “si può prevedere tutto tranne il futuro”. Del resto, le previsioni su quello che doveva essere il Novecento  sono state clamorosamente smentite, tanto che qualcuno immaginò ‘la fine della storia’.

Oggi il tempo presente è segnato da processi epocali di cambiamento: la rete, che interconnette lungo le autostrade digitali il mondo globalizzato (“strade con pochi limiti e quasi nessuna regola”, secondo Stefano Rodotà), le biotecnologie, le neuroscienze, la nanotecnologia e la fisica incideranno sul nostro futuro,  il modo di lavorare è cambiato (“ibrido elastico e mobile” dicono gli economisti, tra  cui si fa strada per superare  l’attuale modello capitalistico, l’idea di una ‘sharing economy’) , ma quali scenari globali si prefigurano?

Le mutazioni climatiche avranno serie conseguenze sulla nostra vita, nel 2050 la popolazione dai 7 miliardi di oggi salirà a 9 e sarà necessario cambiare il modo di nutrirsi, di procurarsi le risorse, grandi fenomeni migratori  (milioni di persone) saranno spinti verso i Paesi che detengono la ricchezza mondiale (i migranti, secondo l’ultimo rapporto delle Nazioni Unite dai 154 milioni del 1990 ai 232 del 2013, in buona parte per guerre e persecuzioni). Per cui, sintetizza lo storico Massimo Montanari: “da qui a pochi anni, o mangeremo (bene) tutti o nessuno potrà più farlo”. Per quanto ci riguarda da vicino, avremo una Italia multietnica, plurilinguistica e con varie realtà religiose, un Paese in cui muteranno anche le famiglie.

 

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