venerdì, Aprile 16

'Nuova Antologia' e gli scenari del XXI secolo

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Norberto Bobbio l’aveva definita: “L’archivio storico dell’Italia della ragione”. In effetti, nei suoi 150 di vita, la rivista ‘Nuova Antologia’, nata il 31 gennaio 1866 nel clima di fervore e di pulsioni democratiche  che contrassegnarono l’Unità d’Italia e, in particolare, il periodo di ‘Firenze Capitale’, in tutti questi anni ha spesso anticipato, registrato e analizzato le trasformazioni culturali, sociali e politiche del nostro Paese.

Nata dalle ceneri della storica rivista ‘Antologia’ pubblicata dal 1821 al 1832 da Gian Pietro Vieusseux a Firenze e soppressa dalla censura lorenese per la sua ‘pericolosa’ apertura al progresso, la ‘Nuova Antologia’ fondata da Francesco Protonotari docente di economia all’Università di Pisa, affiancato da Bettino Ricasoli e dall’Editore Felice Le Monnier, sin dal suo primo numero poneva al centro del dibattito e della riflessione politica e culturale un problema vivo e di grande attualità ancora oggi: quello dell’emancipazione femminile e del ruolo della donna nella società, sollevato da un articolo di Cristina di Belgioioso.

La bella principessa patriota dagli occhi neri sul pallido volto e dallo sguardo conturbante e malinconico, condivise l’esilio di Parigi dei grandi italiani – Tommaseo, Gioberti, Mazzini, Mamiani e tanti altri – e raccolse nella sua ‘corte’ scrittori e musicisti come Stendhal, Balzac, Hugo, Dumas, Heine, Chopin, Rossini, Gounod, Bellini, Listz. La donna che fu sulle  barricate a Milano con i rivoluzionari, spese tutte le sue risorse per arruolare a Napoli 400 volontari, e che Francesco Hayez immortalò nel più famoso bacio della storia dell’arte, esposto all’Accademia di Brera.

Ebbene, quell’articolo pubblicato nel primo numero di ‘Nuova Antologia’, scritto 30 anni prima delle suffragette da una donna poi dimenticata ed esclusa dalla corte e dai nuovi poteri, è considerato il ‘manifesto del proto femminismo’. E questo dà già l’idea del carattere progressista, coraggioso e innovativo di una rivista che, nel corso della sua storia, con cadenza mensile non ha mai cessato le sue pubblicazioni – neanche durante il periodo nero del fascismo – e che annovera tra le sue voci più illustri personalità della letteratura, della politica, della scienza, dell’economia come Giosuè Carducci e Alessandro Manzoni (del quale la rivista ospitò la celebre relazione sull’unità della lingua), Leopardi e Francesco De Sanctis, che anticipa qui le pagine della ‘Storia della letteratura italiana’, Edmondo De Amicis quelle di ‘Cuore’, Giovanni Verga ‘Mastro don Gesualdo’, Gabriele D’Annunzio ‘Le Laudi’, Luigi Pirandello ‘Il fu Mattia Pascal’ e ‘Così è se vi pare’, Aldo Palazzeschi ‘Le sorelle Materassi’, Riccardo Bacchelli ‘Il mulino del Po’, eppoi Renato Fucini, Matilde Serao, Giovanni Pascoli, Grazia Deledda, Giovanni Papini e Carlo Emilia Gadda, nonché poeti quali Umberto Saba, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale e Mario Luzi, critici letterari come Carlo Bo e Geno Pampaloni, filosofi come Benedetto Croce, Giovanni Gentile, Eugenio Garin e Norberto Bobbio, giornalisti scrittori come Giuseppe Prezzolini, Indro Montanelli e Eugenio Scalfari, economisti come Luigi Luzzati, Luigi Einaudi, Paolo Baffi, critici musicali come Enrico Panzacchi e Massimo Mila, scienziati come Enrico Fermi, Guglielmo Marconi, Giuseppe Montalenti, storici come Gaetano Salvemini e Luigi Salvatorelli, Renzo De Felice e Rosario Romeo, giuristi come Carlo Jesolo, Pietro Calamandrei e Paolo Barile.

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