lunedì, Settembre 20

Nucleare, novità sul decommissioning? field_506ffb1d3dbe2

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Sono saliti vertiginosamente, nell’ordine di miliardi di sterline, i costi per lo smantellamento di una delle prime centrali elettronucleari costruite a partire dalla metà degli anni ’50 nel distretto (tra i più radioattivi d’Europa) di Sellafield sulla costa nord occidentale del mare d’Irlanda, nella contea di Cumbria.
Aggiornamenti e dettagli su un caso, che tiene con il fiato sospeso migliaia di cittadini inglesi da decine di anni, ci provengono da un servizio andato in onda sul canale ‘Channel 4 News‘, la scorsa settimana. L’emittente televisiva è riuscita ad accedere con le proprie telecamere al sito dove sta avvenendo lo smantellamento del Calder Hall, il primo reattore al mondo di tipo Magnox costruito per essere alimentato ad energia elettronucleare, e chiuso nel 2003.

Sellafield

Dalle dichiarazioni raccolte, i tecnici hanno ammesso che risultano superiori alle previsioni i costi per lo smantellamento dell’intero complesso. Ma soprattutto quelli destinati al pretrattamento, trattamento e infine stoccaggio, e mantenimento nel tempo sotto metri e metri di cemento armato, dei rifiuti radioattivi, acque contaminate incluse.
Per anni le scorie nucleari sono state assemblate in una lega contenente alla fine magnesio ed ossido di Uranio. Se il composto si trova miscelato in acque, per l’elevata reattività del magnesio con l’acqua, si sviluppa calore ed idrogeno fino ad innescare un processo esplosivo.

Sembra che i tecnici ricercatori stiano mettendo a punto un nuovo sistema di tipo chimico-fisico, che consentirebbe sia il trattamento in sicurezza delle scorie radioattive, che il loro stoccaggio senza il rischio di deterioramento nel tempo dei silos contenitivi in acciaio. Ma su questo piano ancora bocche cucite. Decisione, forse, suggerrita da quell’eccesso di prudenza tipica di chi fa ricerca scientifica, e messa a punto di nuovi processi da trasferire dalla scala di laboratorio a quella industriale.

Intanto, oggi ci si confronta ancora con il rischio continuo e costante a carico di chi lavora quotidianamente in quei siti, per non parlare delle possibili ricadute già in atto da anni sulla salute della popolazione.
L’Ente governativo inglese National Audit Office (Nao) aveva anticipato, e quantificato alla Nuclear Decommissioning Authority, in un rapporto rilasciato nel 2008, la lievitazione dei costi dei trattamenti di dismissione. L’Autorità per il decommissioning nucleare era entrata a far parte, dal 2005, della compagnia – gestore dello smantellamento complessivo di 19 siti in Sellafield.

In particolare la relazione ha rilevato la natura e la portata dei costi ereditati. Se nel 2007 l’Autorità aveva stimato in 61 miliardi di sterline il costo di smantellamento di tutti i siti per una durata di 100 anni, l’ammontare totale dell’intero ciclo di vita è balzato a 73 miliardi con un aumento del 12% rispetto alle stime del 2005.
Nel report si parla anche delle pressioni politiche esercitate sulla compagnia per limitare le voci di spesa, evitando di gravare sul bilancio del Paese, e su costi aggiuntivi per il contribuente.

(Servizio video tratto dalla selezione immagini della emittente ‘Channel 4 News‘)

 

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