venerdì, Maggio 7

Nucleare Iran: tutte le possibilità sul tavolo di Trump Ecco tutte le possibilità che gli Stati Uniti hanno sul come ritirarsi dall'accordo sul nucleare iraniano

0

Da questa sera (primo pomerggio di Washington) è molto probabile che sul tavolo di lavoro dello Studio Ovale, il tycoon si trovi due crisi nucleari insieme da risolvere. Il Presidente Donald Trump, infatti, alle 20 ora italiana, renderà pubblica la sua decisione circa l’uscita degli USA  dall’accordo nucleare iraniano o meno. Questa notte il ‘New York Times’, in un lungo intervento che riporta dichiarazioni di diplomatici europei sotto anonimato, ha suggellato quanto da settimane oramai tutti ipotizzano: gli USA si ritireranno dall’intesa Jcpoa (Join Comprehensive Plan of Action), siglata nel 2015 da Usa, Russia, Cina, Francia, Gran Bretagna e Germania con Teheran, che rimuove le sanzioni all’Iran in cambio di un blocco per 10 anni del suo programma atomico. Quel che resta da capire è come avverrà questo ritiro.

Una delle possibilità -definita ‘opzione nucleare‘- è che Trump decida di imporre di nuovo in blocco tutte le sanzioni contro l’Iran, da quelle sull’export di petrolio a quelle specifiche contro società o individui. Ma ciò comporterebbe una violazione dell’intesa da parte degli Usa, perchè le sanzioni devono rimanere congelate se l’Iran ne rispetta i termini. E non solo l’Iaea (Agenzia internazionale per l’energia atomica), nell’ultimo rapporto dello scorso febbraio, ha certificato che l’accordo è stato onorato ma lo ha fatto anche il nuovo segretario di Stato Usa, Mike Pompeo.
Secondo il ‘Washington Post’, che cita fonti statunitensi e internazionali, Trump sceglierebbe proprio questa opzione: reintrodurre alcune sanzioni contro l’Iran: quelle volte a ridurre l’export di petrolio da Teheran. Trump ha, infatti, il potere di ripristinare le sanzioni che sono state sospese in seguito all’intesa del 2015 sul nucleare iraniano, Jcpoa. Potrebbe anche annunciarne di nuove ma si prevede che «si fermerà prima di rinnegare completamente l’accordo concentrandosi invece su una parte dell’ampia gamma di sanzioni che erano state sospese quando l’accordo è stato attuato», lasciando ad esempio «nel limbo altre esenzioni che scadranno a luglio». Le misure contro Teheran che Trump intende reintrodurre sono quelle che erano state varate dal Congresso nel 2012 e che puntano a ridurre le importazioni di petrolio dall’Iran da parte anche degli altri Paesi che rischiano altrimenti ritorsioni americane. E il mercato petrolifero di fatto si sta già preparando.

Altra possibilità di Trump è decidere di non certificare l’accordo, come è chiamato a fare ogni 90 giorni, e il prossimo termine scadrà il 12 maggio, e passare il cerino al Congresso. E’ quella che viene definita ‘de-certificazione’. Dopo la firma del Jcpa del 2015 il Congresso ha infatti imposto l’ Iran Nuclear Agreeement review act (Inara), una legge nazionale che assicura alle Camere Usa un potere di verifica sull’intesa. La decisione sul da farsi passerebbe dunque al Congresso che avrebbe 60 giorni di tempo per stabilire se intervenire con nuove sanzioni, non fare nulla, chiedere dei correttivi sul processo di certificazione o emendare l’accordo nucleare.

Terza possibilità: il Presidente potrebbe certificare l’accordo ma chiedere delle modifiche, scongiurando l’isolamento e consentendo agli alleati europei di lavorare a possibili aggiustamenti.
Quarta possibilità: Trump potrebbe de-certificare l’accordo ma senza reclamare l’immediata reintroduzione delle sanzioni. Le sanzioni contro la Banca centrale dell’Iran, volte a colpire gli accordi internazionali sul petrolio, non entrerebbero in vigore per altri 180 giorni, di fatto dando all’Amministrazione e ad altri firmatari altri 5 mesi per cercare un compromesso, come evidenziano gli analisti.
Quinta possibilità, la peggiore, è che Trump non certifichi l’accordo e richiedere formalmente all’Onu nuove sanzioni. Per alcuni analisti quella che si verrebbe a creare sarebbe la ‘crisi più grande’.
E comunque «qualsiasi cosa Trump decida, è l’inizio della fine dell’accordo», secondo Aaron David Miller, ex diplomatico e analista del Wilson International Centre for Scholars.

Il  ‘New York Times’, fa notare per più di un anno i consiglieri hanno cercato di convincere Trump era meglio di qualsiasi «altra alternativa e che gli Stati Uniti non avevano alcun Piano B nel caso fossero gli USA a violare gli accordi. Quei consiglieri – Rex W. Tillerson e il generale Gen. HR McMaster – sono stati estromessi negli ultimi mesi e sostituiti da due poderosi critici dell’accordo iraniano, il segretario di Stato Mike Pompeo e John R. Bolton, il consigliere per la sicurezza nazionale».
«Trump sta scommettendo che può costringere l’Iran a una nuova trattativa», e i partners europei potrebbe tentare di convincerli «permettendo loro di mantenere relazioni economiche con Teheran senza penalizzare nessuna delle loro imprese”.

La Casa Bianca, secondo il quotidiano, sta mettendo appunto l’annuncio, in particolare lavora ai risvolti che esso avrà sul fronte economico commerciale, secondo le fonti diplomatiche europee gli USA si stanno preparando a una nuova realtà: la morte dell’accordo e dei flussi commerciali con l’Iran.

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->