domenica, Maggio 9

Nucleare Iran: tutte le possibilità sul tavolo di Teheran Ecco tutte le opzioni sul tavolo di Rohani, chiamato a decidere tra la rappresaglia e la diplomazia

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Oggi il Presidente americano annuncerà se gli Usa usciranno dall’accordo nucleare iraniano o meno. E appare oramai certo che l’annuncio sarà quello dell’uscita. Da capire, nelle prossime ore, che tipo di uscita sarà, e sul tavolo di Trump vi sono una serie di svariate possibilità.
Da tempo Teheran si sta preparando all’uscita di Washington dal’accordo. Sul tavolo del Presidente Hassan Rohani vi sono tutte le possibilità di reazione diverse, ma la gran parte sono subordinate alla posizione di UE, Russia, Cina.

L’Iran è nel pieno dello scontro, per il momento quasi solo diplomatico, con Israele, il rischio di una guerra è molto alto. All’interno Rohani si trova a dover gestire due situazioni in qualche modo opposte e entrambe potenzialmente molto pericolose. Da una parte gli ultraconservatori, che non hanno mai digerito l’accordo e che ora tanto più si sentono in ragione di alzare i toni contro i moderati che l’accordo lo hanno invece voluto e difeso. Dall’altra parte, c’è il malcontento sociale che sta diventando sempre più una crescente tensione con l’esplosione di proteste a catena (insegnanti, medici, operai dell’accaio, autisti, ferrovieri sono in sciopero in diverse città del Paese) contro la politica economica, al punto da fa rivivere per le autorità, secondo il ‘Wall Street Journal’, l’ondata di scioperi dei lavoratori del settore petrolifero che nel 1979 portò al rovesciamento del regime dello Scia. La protesta sindacale è divenuta rabbia pubblica contro il Governo che non è riuscito mantenere la promessa di migliorare la situazione economica in seguito, proprio, all’accordo nucleare. L’uscita degli USA dall’accordo e il ritorno alle sanzioni potrebbe essere il colpo definitivo, secondo gli analisti del ‘Wall Street Journal’. Una tensione sociale che il Governo ha gestito male: il divieto di manifestare e gli arresti degli oppositori non sono serviti ad altro che a accrescere la rabbia e la protesta.

Le risposta di Teheran alla rottura dell’accordo che verrà dagli USA, Rohani la dovrà calibrare tenendo ben presente queste due potenziali scintille pronte ad appiccare il fuoco.

In queste settimane e in particolare negli ultimi giorni è stato un crescendo di dichiarazioni. Ali Khamenei, il leader supremo dell’Iran, ha detto che Teheran farà ‘saltare’ l’intesa qualora Washington mantenesse la sua minaccia. Il portavoce del Ministero, Bahram Ghasemi, ha aggiunto che gli Stati Uniti pagheranno «a caro prezzo» un’eventuale uscita dall’accordo. E questa è schermaglia, guerra di parole.  Ieri la dichiarazione politica vera: Rohani ha fatto capire che Teheran potrebbe restare nell’intesa,  anche se gli Stati Uniti dovessero ritirarsi, se le altre parti contraenti garantiscono di rispettare i patti., insomma se l’Europa, la Russia e la Cina si schiereranno a favore dell’Iran.  «Quello che vogliamo è  che l’accordo sia preservato e garantito dalle parti non-americane», ha detto Rohani, «In questo caso, l’uscita degli Stati Uniti non sarebbe un problema».
Intanto il petrolio vola: il prezzo del greggio è salito al livello pù alto da tre anni e mezzo, con gli investitori evidentemente preoccupati delle conseguenze di eventuali sanzioni degli Stati Uniti contro l’Iran. E di sicuro il riapparire delle sanzioni contro il terzo più grande produttore di greggio della Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (OPEC) sconvolgerà il mercato globale.

La Cina in queste ore ha espresso pieno sostegno al Jcpoa, invitando la comunità internazionale a fare lo stesso per la stabilità e la sicurezza del Medioriente. Hua Chunying, portavoce del Ministero degli Esteri cinese, ha spiegato all’agenzia di stampa ‘Irna’ che Pechino è favorevole al fatto che si continui a rispettare quanto previsto dall’accordo sul programma nucleare iraniano. La Russia ha sempre difeso l’accordo ed è pronta a divenirne paladino.

La prima opzione, per altro ampiamente ‘minacciata’ dai vertici iraniani nelle scorse settimane, è che l’Iran potrebbe adottare le misure necessarie per preparare le sue strutture nucleari per un rapido riavvio, evitando qualsiasi azione che possa violare il JCPOA. «Siamo preparati per tutti gli scenari», aveva precisato il Presidente.
Teheran ha già detto che intensificherà le sue attività nucleari se le sanzioni dovessero essere riattivateAumenterebbe anche la sua sperimentazione di missili e il sostegno a gruppi militanti.

Avendo UE (nel contesto del quale hanno fatto sentire la loro voce i due Paesi forti, ovvero Francia e Germania), Russia e Cina dalla sua parte Teheran semplicemente farà quanto preannunciato da Rohani: «Se riusciamo a ottenere ciò che vogliamo da un accordo senza l’America, l’Iran continuerà a rispettare l’intesa», e «liberarsi della presenza maliziosa dell’America andrà bene per l’Iran», aggiungendo «Gli americani saranno i principali perdenti. Alla fine la sconfitta e il fallimento saranno per loro. Continueremo il nostro percorso».

Secondo gli analisti, l’Iran lavorerà per costruirsi un fronte occidentale unito contro le sanzioni se dovessero essere riattivate. E stessa cosa potrebbe fare «con i principali partner commerciali e importatori di petrolio (quali India, Corea del Sud, Giappone) nel tentativo di dissuaderli dal cedere alla pressione degli Stati Uniti. Stesso lavoro diplomatico sarà probabilmente condotto su Russia e Cina, i vertici della sicurezza nazionale e della politica estera iraniana sono convinti che l’espansione delle relazioni con Pechino e Mosca aiuterebbe a «neutralizzare e ridurre l’impatto delle pressioni statunitensi».
Secondo alcuni analisti, se gli USA uscissero dall’accordo, l’Iran resterebbe tecnicamente ancora obbligato a consentire le ispezioni come firmatario del Trattato di non proliferazione nucleare, non sarebbe più vincolato al più rigoroso regime di controlli da parte dell’AIEA che ha accettato nell’accordo. Tale regime includeva il cosiddetto Protocollo aggiuntivo, che ampliava l’accesso dell’AIEA ai siti in Iran, fornendo agli ispettori informazioni dettagliate su tutte le parti del ciclo del combustibile nucleare, l’accesso a breve termine a tutti gli edifici in un sito nucleare riconosciuto e il diritto di ottenere campioni da siti militari.

Uno degli scenari che sicuramente è fonte di preoccupazione di Rohani è la gestione dei riflessi sull’economia interna ‘fortemente dipendente dagli investimenti stranieri, e questo è la vera preoccupazione per i vertici iraniani.

In quanto alla reazione all’uscita, come sostengono gli analisti del Washington Institute, gli iraniani dovranno scegliere tra la rappresaglia (anche con interventi militari di disturbo sulla linea delle azioni che stanno conducendo nelle scontro con Israele) o giocare la carta della diplomazia per ottenere il sostegno europeo e arrivare a poter contare su di una coalizione UE-Russia-Cina che si oppone alla politica di Trump. Khamenei e Rouhani sembrano intenzionati a mettere gli USA dalla parte del torto evitando latrappola americana’; dalla loro capacità in questo dipenderà il futuro non solo dell’accordo o di un nuovo accordo ma anche del ‘Trump nucleare’, quello che oggi sul tavolo di lavoro si troverà due crisi nucleari, quella iraniana appena aperta, e quella nordcoreana che punta a chiudere a giugno.

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