sabato, Ottobre 16

Nucleare: Centrali ferme e bombe ecologiche

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Dopo i casi, che hanno riguardato l’impianto nucleare inglese di Sellafield, insieme ai possibili sviluppi di nuove tecnologie di decommissioning, e il trasporto sulle carrette del mare di scorie radioattive dalla Francia all’Australia In questi giorni, in California, scoppia la polemica politica intorno ad un’altra bomba ecologica. Ad alzare la voce sulla presunta inesistenza di una tecnologia concreta dietro ai processi di trattamento, e stoccaggio delle scorie radioattive, è la deputata Mary Shallenberger.

AKJ29P Aerial of nuclear power plant on California coast USA

AKJ29P Aerial of nuclear power plant on California coast USA

In occasione del meeting ‘Coastal Commission’, la Shallenberger, citando un estratto dal documento rilasciato il 23 dicembre del 2013 dalla Commissione regolatoria il nucleare degli Stati Uniti d’America, relativa al sito dove ha sede l’impianto di generazione nucleare di San Onofre,  ha sollevato pesanti interrogativi circa lo stoccaggio dei rifiuti e il piano di trasporto delle scorie radioattive provenienti dalla centrale nucleare Edison a San Onofre, nel sud della California.

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I reattori sarebbero fermi da lungo tempo nonostante i miliardi di dollari investiti e starebbero rilasciando radiazioni nei territori limitrofi. Per la deputata la tecnologia prevista nel piano di stoccaggio non sarebbe stata ancora accreditata, e non esisterebbero piani di monitoraggio. Tutto questo, nel complesso, renderebbe impraticabile, e poco efficente lo stesso piano di stoccaggio o trasporto dei rifiuti nucleari. «Eppure», dice Shallenberg, «tutti i deputati hanno votato perché venisse rilasciato e rinnovato il permesso». Più di 1600 tonnellate di scorie altamente radioattive giacerebbero, da anni, a San Onofre, e forse continueranno ad esserlo per un tempo indefinito, contaminando spiagge, mare, e corsi d’acqua.

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C’è da considerare che la costa californiana si colloca in una zona a rischio tsunami. I contenitori delle scorie fatti in acciaio inox, causa l’effetto corrosivo, hanno dimostrato di perdere la propria capacità contenitiva, in meno di 20 anni. Mark Lombardo, Direttore del centro Governmental Nuclear Regulatory Commission (NRC) ricerche e gestione del combustibile nucleare esaurito, ammette che non esiste una tecnologia per verificare la presenza di crepe. Se attualmente esistono perdite all’interno dei silos di acciaio, lo si scoprirà solo tra 20 anni. Secondo Lombardo, sono necessari 16 anni perché le crepe avanzino attravarso la parete delle taniche. La deputata fa notare che l’esperto dimentica di ricordare che le taniche contenitive di tipo HOLTEC sono garantite a 20 anni per la conservazione, ma non sono omologate per il trasporto. Lombardo dimenticherebbe che il produttore dei contenitori Holtec, Kris Singh, ha affermato, che i contenitori non possono essere riparati.

 

(Intervento estratto dalla selezione video del canale ‘EON‘)

 

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