martedì, Maggio 24

Novak Djokovic, ‘perché io so’ io … e voi non siete un c…o’ È (forse) finita l’assurda, surreale e kafkiana vicenda che ha visto coinvolti la giustizia australiana e il nuovo ‘Marchese del Grillo’, il cristiano ortodosso prima che tennista. Carriera politica assicurata in patria…

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Tutto quello che ho per difendermi è l’alfabeto;

è quanto mi hanno dato al posto di un fucile

(Philip Roth)

Infine, sin troppo tardi e con un senso di sbracamento dove in diverso modo tutti hanno fatto una figuraccia, la telenovela è finita. Il Ministro australiano dell’immigrazione Alex Hawke ha battuto e non al tie-break il tennista Novak Djokovic. Gli è stato revocato il visto e dunque il tennista non potrà tornare in Australia per i prossimi tre anni e pertanto rimarrà fermo presumibilmente a 9 titoli vinti dell’Australian Open senza poter andare in doppia cifra.

(Forse) la fine di un’assurda surreale e kafkiana vicenda che ha visto coinvolti Novak Djokovic, il ricco tennis mondiale dei tornei ATP e la giustizia australiana, merita qualche commento di natura sociologica che dallo sport si sposta su alcuni temi che nell’attuale tempo pandemico da virus tengono banco. Due temi emergono da questo polverone neanche parente minore di una più strutturata sceneggiata napoletana, molto più seria in un’altra epoca della vita culturale della città di Napoli. Temi che polarizzano l’opinione pubblica del mondo da due anni in questo disastrato e disastroso tempo di malattia, morti, cure, influenze, opinioni sparse, deficienze diffuse, ignoranze maggioritarie. Anche troppo, con posizioni fideistiche e clamorose figuracce a corredo. Le prime del tennista serbo con corredo di famiglia dai tratti mistici e con posizioni grottesche, le seconde in capo all’Australia che finora aveva sempre mostrato il pugno di ferro, l’inflessibilità e l’applicazione rigida di leggi per contrastare un virus che aleggia nell’aere. E che comunque ne esce molto malandata nella sua reputazione. Checché ne dicano torme di sciamannati no vaccini su cui si sono spese troppe parole, anche troppo comprensive.

Per farla breve, il tennista n. 1 al mondo nelle classifiche, questo il dato saliente, arriva in quell’immensa isola il 4 gennaio di quest’anno per vincere (a furor di popolo) il 10° torneo dei prossimi Australian Open che cominciano oggi, lunedì 17 gennaio. Poiché è un fervente imbelle contrario ai vaccini, mostra documentazione che pareva sufficiente a poter partecipare al torneo tennistico inserito tra i 6 Grandi Slam. Ricco di pubblico ben pagante per cifre ragguardevoli con montepremi allettanti. Poiché covizzato, il 16 dicembre l’esenzione dal vaccino e la propria presenza parevano cosa fatta. Invece da allora è cominciato un balletto ridicolo con posizioni in opposizione all’apparente rapido ingresso che hanno messo in ridicolo il governo e le leggi di quel Paese.

Innanzi tutto, vi è stato un conflitto di posizioni espresse dallo Stato di Vittoria ed il Governo centrale, con il primo che ha accettato subito il suo ingresso, benché non vaccinato. Motivo? Il solito di questi furbeschi cialtroni no vax, dichiarando appunto coperto causa virus contratto. Qui è sorto il primo problema, del rispetto delle leggi e della sua applicazione uguale per tutti. Secondo problema. Nell’attuale società, ma non ditelo ai cialtroneschi o paurosi o convinti no vaccino in nome di un egoistico ed autoreferenziale “nasco libero e così voglio morire”, sciattamente considerata la più liberale della specie umana, l’esistenza della Rete, la trasmissione elettronica dei dati, Facebook ed altre piattaforme “registrano”, classificano, immortalano chiunque si presenti a tiro di uno strumento che riproduce immagini, foto, video, e quant’altro. Ebbene, avendo dichiarato una misteriosa quanto conveniente positività gli pareva, al Nole così appellato, di aver ben fregato tutti. Ops, dal 17 dicembre, giorno in cui avrebbe dovuto essere in quarantena, in poi è stato più volte beccato in diverse manifestazioni pubbliche, dunque dinanzi ad altri, privo di mascherina e tranquillo come di uno che stesse alquanto bene.

Essendo ormai noi mortali, anche nelle non più sperdute lande del mondo, controllati da sistemi ottici e di registrazione in grado di ritrovarci ovunque, con l’aiuto di centinaia di satelliti, viviamo in un’epoca ed in un villaggio globale ubiquo privi di alcun riparo. Insomma una vera e propria dittatura dell’immagine, del controllo sociale, della sorveglianza individuale o di interi paesi. Questo per ricordare ai dementi della ‘dittatura sanitaria’ che non si sono ancora accorti che quando vomitano odio minacce o anatemi apocalittici in Rete vengono registrati, classificati e dopo ‘profilati’ da sistemi di controllo elettronico che si chiamano Google, Facebook del ‘criminale’ Mark Zuckeberg che vendeva i dati di decine di milioni di americani a Cambridge Analytica, altri farabutti criminali, e di altre piattaforme. Dunque oggi ogni fatto, da un matrimonio ad un colpo di Stato che qualcuno ritiene abbia i canoni giusti diviene una notizia, dove tutti sanno tutto in tempo reale. Tenete a mente queste parole, perché questo è il nocciolo dell’attuale forma di rappresentazione sociale della società.

Questione in apparenza semplice, ma con conseguenze inattese. Ovvero che la maggior parte della gente ovunque nel globo pensa ancora con strutture mentali e stilemi di un’epoca che non esiste più ritenendosi ‘libera’ di fare o dire ciò che vuole. Come appunto ha pensato di mal fare il Djokovic. Sbagliato. Prendiamo il tragico di una violenza sessuale contro una donna. Molti nel loro delirio allucinatorio autoreferenziale poi ‘postano’ foto od immagini appunto in Rete pensando di farla franca, come fosse un rinforzo a quanto compiuto. Come quanto accaduto al figlio di Grillo. Tutti hanno detto parlato concionato, ma pochi, quelli che devono, i magistrati, ha visto le immagini girate appunto quale ‘trofeo’ in grado di asseverare quel presuntissimo stupro avvenuto nella villa del comico in Sardegna. E così sono montate trame da fiction nella situazione australiana con punte di orrido come quando la ‘Sacra famiglia’ del tennista non rispondendo a domande si è alzata per cantare l’inno serbo. In una trasposizione di una veglia religiosa, con il demente del padre che paragonava il figlio, privi ormai molti di senso della logica e di misura delle cose, addirittura a Gesù!!! Roba di una blasfemia ad opera di cattolicissimi!

E Lui, il campione? Lui è un altro bel soggetto umano, che scambia un campo di tennis per una terra di conquista, per un luogo da benedire con la fede, che dichiara infatti “prima di essere un atleta, sono un cristiano ortodosso”. Insomma dalla terra battuta o dal campo in sintetico qui la vicenda si sposta nel regno della fede. E quando si tocca la religione le armi cominciano a sparare. Come sempre da secoli. Così uno sportivo è divenuto, per somma colpa dei balbettii del governo australiano a cui bisognerebbe augurare un’invasione in massa no di alieni ma di migranti al grido di “migranti di tutto il mondo uniamoci per sbarcare in Australia, qualcosa strapperemo!”, il portavoce neanche tanto a sua insaputa, l’emblema, il gagliardetto, la bandiera del riscatto di un popolo quello serbo ancora accidioso contro tutti per quelle bombe cadenti su Belgrado. Con genocidi alle spalle, basta citare la mattanza di Srebrenica dei musulmani, ma poi ricordarsi assolutamente di criminali come Ratko Mladic, condannato dal tribunale dell’Aia per crimini di guerra. O di Slobodan Milošević, morto nel carcere dell’Aia nel 2006, o di Milan Babić ex leader dei serbi di Krajina, morto suicida in cella per una condanna patteggiata di 13 anni.

E dunque il tennista assurge al rango di ‘eroe’ di cui già nel 2011 si diceva “è stato inviato da Dio (nientedimeno!!). Fa per il nostro Paese più di qualsiasi politico”. Miliardario no vax e novella Giovanna D’Arco in pantaloncini. Ed un eroe simile dove vive, in Serbia, per stare vicino ai suoi conterranei uniti nella stessa fede? No, veramente già a 18 anni si trasferì a Montecarlo, dicunt perché sentiva troppo la pressione in patria. Diversi pensano per evidenti motivi fiscali. Poi resosi conto dell’inadeguatezza della vicenda che fa, torna in patria? Giammai, si trasferisce a Marbella, non proprio un luogo per pensionati e lavoratori, in una villetta a schiera, direte voi? Ma dai, in una villa di 9 camere, con piscina, sauna, bagno turco e naturalmente campo da tennis. Villa che nel 2020 si compra per 10 milioni di euro. Un patriota, insomma, di quelli che piacerebbero a ‘mamma Giorgia’ italica!! In tutta questa buffonata ovviamente non poteva mancare il patriarca ortodosso serbo, il quale pontifica “Le sofferenza che si passano a Natale passeranno; domani rimarrà soltanto un’impercettibile ombra… Milioni di serbi ortodossi pregano per te, come noi”. Amen. Una chiesa ortodossa che ha resistito in passato dall’avanzata ottomana, poi nei decenni del socialismo ha custodito un’identità nazionale poi difesa dagli attacchi occidentali. Insomma tutto concorre verso una via di resistenza contro gli infedeli (occidentali, qui australiani ed anche le multinazionali) che perseguitano il popolo serbo. Così Djokovic diviene un comodo ed appariscente strumento nelle mani del Signore per opporsi ai poteri (‘dittatoriali’?) altrui. Commento paterno dinanzi alla seconda e definitiva negazione del visto di accesso inAustralia? Tra l’orrido ed il demenziale per “il tentativo di assassinare (!) il miglior sportivo (più di tutti?, mio) del mondo è finito, 50 proiettili (!) nel petto di Novak”, (meglio delle 50 sfumature di soporifero grigio?). Chi ne esce male è uno Stato sovrano laico che tra beghe di giurisdizione con il governo centrale ha fatto proprio ciò che non doveva. Far passare tanto tempo invece di poter, come doveva e sapeva, decidere sin da subito per non far entrare un altro ‘unto’ dal Signore in un territorio in cui milioni di australiani hanno vissuto come una presa in giro la propria reclusione per mesi in pandemia o non poter entrare in patria per mesi (a Melbourne, per dire, vi sono stati ben 260 giorni di feroce lockdown).

Insomma una brutta pagina per incapacità, remore, burocrazia verso un no-vax planetario che così nuova linfa a quanti hanno già regalato la propria logica ed intelligenza tirando fuori di sentirsi come gli ebrei, di paragonare il vaccino al processo di Norimberga, fino al giurista nazionale che fonda il Cln, Comitato di liberazione nazionale, quello della Resistenza!, per opporsi a tutto in nome di un male interpretato martirio contro un vaccino che vuole asservirci ai.. poteri forti. Non è dal vaccino che le prerogative democratiche sono smagrite, il percorso viene da lontano, innanzi tutto dalla forma di capitalismo di sorveglianza degli ultimi decenni ai sistemi elettronici di controllo delle popolazioni. Ma su ciò non si spende una parola. Tempi bui ed ottusi in cui vivere, tra libertà inesistenti, individui smarriti, società incapaci di regolare la complessità. Djokovic offeso e deluso è ripartito per andare a riposarsi a… Dubai. Beato lui, secondo alcuni! Rafa Nadal e Roger Federer oggi risentono degli acciacchi dell’età. Sono adesso meno forti del serbo ma sicuramente più grandi. Pace fatta e democrazia per tutti gli altri tennisti? Intanto vediamo chi vincerà questi AustralianOpen, con l’ombra (di Banco) di Djokovic, il cristiano ortodosso prima che tennista. Carriera politica assicurata in patria…

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Sull'autore

PhD Sociologo, scrittore per elezione e ricercatore per vocazione, inquiete persone ancora senza eteronimi di Pessoa. Curioso migrante di mondi, tra cui Napoli, Vienna, New York. Ha percorso solo per breve tempo l’Università, così da preservarlo da mediocrità ed ipocrisie, in un agone dove fidarsi è pericoloso. Tra decine di pubblicazioni in italiano ed in lingua si segnala l’unica ricerca sociologica al mondo sull’impianto siderurgico di Bagnoli, Conte M. et alii, 1990, L’acciaio dei caschi gialli. Lavoro, conflitto, modelli culturali: il caso Italsider di Bagnoli, Franco Angeli, Milano, Pref. A. Touraine. Ha diretto con Unione Europea e Ministero Pari Opportunità le prime indagini sulle violenze contro le donne, Violenza contro le donne, (Napoli 2001); Oltre il silenzio. La voce delle donne (Caserta 2005). Ha pubblicato un’originale trilogia “Sociologia della fiducia. Il giuramento del legame sociale” (ESI, 2009); “Fiducia 2.0 Legami sociali nella modernità e postmodernità” (Giannini Editore, 2012); “Fiducia e Tradimento. In web we trust Traslochi di società dalla realtà diretta alla virtualità della network society”, (Armando Editore, 2014). Ha diretto ricerche su migrazioni globali, lavoro e diritti umani, tra cui 'Partirono bastimenti, ritornarono barconi. Napoli e la Campania tra emigrazione ed immigrazione' (Caritas Diocesana Napoli, 2013 con G. Trani), ed in particolare “Bodies That Democracy Expels. The Other and the Stranger to “Bridge and Door”. Theory of Sovereignty, Bio-Politics and Weak Areas of Global Bίos. Human or Subjective Rights?” (“Cambridge Scholar Publishing”, England 2013). Nella tragica desiderante società dello spettacolo scrive per non dubitare troppo di se stesso, fidarsi un poco più degli altri e confidare nelle sue virtuose imperfezioni. Sollecitato, ha pubblicato la raccolta di poesie Verba Mundi, Edizioni Divinafollia, Bergamo. È Vice Presidente e Direttore Scientifico dell’Associazione Onlus MUNI, Movimento Unione Nazionale Interetnica.

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