sabato, Luglio 24

Norway go green il fondo sovrano più grande al mondo punta alle rinnovabili

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I Paesi del Nord Europa sono spesso riconosciuti come i più virtuosi, i più attenti alle esigenze delle famiglie, dei lavoratori, dell’ambiente. Quelli da cui prendere esempio insomma. A questo proposito la Norvegia, nella prima settimana di aprile, ha fatto un ulteriore passo in avanti nel mondo dell’etica varando un provvedimento che porterà il proprio fondo sovrano ad investire maggiormente nelle energie rinnovabili e nell’economia green. Se all’apparenza questa sembra una notizia che potrebbe limitarsi al solo benessere del Paese scandinavo la realtà mostra che non è così, in quanto il fondo sovrano di Oslo è il più grande al mondo e vale oggi 5.122 miliardi di corone (623,5 miliardi di euro), investiti fuori dal Paese in azioni, obbligazioni e, in misura minore, nel settore immobiliare. E’ dunque facile comprendere come la disponibilità economica del fondo andrà a beneficio dell’economia europea.

Il Goverment pension Fund-Global, il fondo sovrano sostenuto grazie ai proventi del petrolio, viene utilizzato per sostenere il sistema previdenziale di Oslo. È stato creato con l’obiettivo di salvaguardare e creare benessere finanziario per le future generazioni e si caratterizza per un forte investimento sul mercato italiano. Gli investimenti nel Bel Paese sono tanti e diversificati: circa 4,7 miliardi di euro in azioni, 6,3 miliardi in obbligazioni e 4,2 miliardi in titoli governativi. L’andamento del fondo è così eccezionale che il governo ha previsto che esso continuerà ad espandersi grazie agli introiti derivati da petrolio e gas naturale fino a sfondare quota 1,2 trilioni di dollari (1000 miliardi di euro) nel 2020. Un risultato davvero eccezionale se si conta che il fondo è nato solo nel 1990 e che ha già scalzato dal vertice del ranking stilato dal Sovereign Wealth Fund due colossi petroliferi come Arabia Saudita (675,9 miliardi di dollari) e Emirati Arabi Uniti (627 miliardi di dollari).

A rendere così eccezionale il fondo sovrano norvegese però non sono solo i numeri da record. Un altro elemento assolutamente originale, e il vero punto da prendere ad esempio per il resto del mondo, è l’attività del Council on Ethics, ente che si occupa di monitorare le attività delle compagnie in cui il fondo investe. Il Concilio, fondato per decreto reale il 19 novembre del 2004, detta le linee guida sull’operato del fondo con l’intento di impedire gli investimenti ogni qualvolta vi sia il rischio che una compagnia destinataria dell’investimento sia coinvolta in attività che possono contribuire a violazioni dei diritti umani, corruzione, danni ambientali o altre violazioni particolarmente gravi di norme etiche fondamentali. Il modello norvegese, ancora una volta, si mostra incentrato non solo sul successo economico, la stabilizzazione dei mercati e la diversificazione del rischio, ma anche, e soprattutto, sulla responsabilità. 

Proprio il concetto di responsabilità e l’etica alla base del fondo hanno spinto all’inizio di aprile la Norvegia, uno dei principali produttori di idrocarburi del mondo, a decidere di rendere più ecologico il proprio fondo sovrano. Sin ora la Banca centrale era stata autorizzata a investire tra i 20 e i 30 miliardi di corone nel settore delle energie rinnovabili. Con le direttive inserite nel nuovo Libro Bianco invece, il ministro delle Finanze, Siv Jensen, ha disposto il raddoppiamento di tale cifra, portandola tra i 30 e i 50 miliardi di corone. Il governo di destra di Erna Solberg ha anche proposto di affidare alla Banca centrale maggiori prerogative in materia di etica, permettendogli così di decidere quali società escludere dagli investimenti. Trasferire queste responsabilità alla Banca centrale consentirebbe al fondo di «parlare con una sola voce all’estero ed evitare che le decisioni di esclusione siano lette come iniziative di politica estera», ha detto Jensen. Questa manovra avrà interessanti ripercussioni sul mercato delle energie rinnovabili e, probabilmente, anche sulla diffusione delle FER a livello globale dovute allo spostamento del denaro, ad oggi, investito in combustibili fossili. Oggi il 9-10% degli investimenti del fondo è dedicato a carbone, gas e petrolio. La nuova direttiva potrebbe spostare le cose tanto da permettere al Paese di raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra del 30% entro il 2020.

Benchè questi propositi siano assolutamente positivi e degni di nota, per ora gli spostamenti di denaro verso le rinnovabili è ancora inferiore rispetto a quanto chiesto dalle organizzazioni per la difesa dell’ambiente. In particolare, esse avevano sollecitato l’investimento del 5% del valore del fondo, pari a 255 miliardi di corone, nella lotta ai cambiamenti climatici. Cifra assai lontana dai 30-50 miliardi di corone prospettati dalla Solberg. Tra coloro che più hanno fatto sentire la propria voce su questo tema vi è Terje Osmundsen della Norwegian Climate Foundation che ha asserito che «Se il Fondo sarà autorizzato a investire fino al 5% del totale delle proprie attività (pari al target fissato per i suoi investimenti immobiliari) in infrastrutture legate alla produzione di energia da fonti rinnovabili, il fondo potrebbe in media allocare circa 10 miliardi di dollari l’anno in investimenti energia verde a partire dal 2015». Se ciò venisse fatto il fondo sovrano norvegese diventerebbe il primo investitore in energia pulita al mondo.

Ad ogni modo, entro il mese di aprile il Governo norvegese renderà pubbliche le nuove scelte di investimento, attraverso la diffusione di un report, ed allora si saprà effettivamente come e quanti fondi andranno spesi. Le associazioni ambientaliste, come il WWF che da anni conduce la campagna Seize your power – Riprenditi l’energia invitando le istituzioni ad investire nelle energie rinnovabili e tagliare i finanziamenti ai combustibili fossili, confidano molto nelle potenzialità di questo nuovo corso del fondo sovrano. Secondo Nina Jensen, amministratore delegato di WWF Norvegia «Il fondo norvegese è il maggiore investitore statale del mondo. Una convinta sterzata in direzione delle rinnovabili darà un segnale infinitamente potente e fisserà uno standard per altri investitori internazionali». Il potere della Norvegia in questo ambito è sottolineato anche da Samantha Smith, leader del Global Climate & Energy Initiative del WWF, che ha affermato che «È raro che un governo da solo possa modificare la curva sul cambiamento climatico. La Norvegia, attraverso il suo fondo sovrano, può». Non resta dunque da sperare che le aspettative delle associazioni ambientaliste siano rispettate e che anche qualche altro Stato scelga di seguire l’esempio di Oslo.

 

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