venerdì, Aprile 16

Norman Atlantic: a bordo, solo il Comandante field_506ffbaa4a8d4

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Si chiama Argilio Giacomazzi. E’ un eroe. Al momento, è un eroe. E’ rimasto al suo posto, a bordo della sua ‘Norman Atlantic’, finché la nave non è stata completamente evacuata, anche dall’equipaggio. Immediatamente, come il fuoco che ha arroventato tutto il natante, sui social, nei cuori di tutti noi, questo uomo di mare ha rappresentato una redenzione della figura di Comandante, gettata nel fango da Francesco Schettino e dalla sua fellonia.

Lo pensano tanti italiani, tant’è che su Facebook ha preso il volo la pagina fan’ ‘Schettino guarda e impara’ e credo che in queste ore il sunnominato ex comandante della ‘Costa Concordia’ senta ancora di più il peso del disprezzo, soprattutto se si fa il paragone con il comportamento del Comandante Giacomazzi.

La tragedia della Norman Atlantic ha rappresentato un terribile richiamo alla realtà, che ha rotto l’atmosfera ‘sospesa’, buonista, delle feste natalizie. Non possiamo neanche immaginare in quale inferno abbiano vissuto i naufraghi, prima che le operazioni di soccorso, rese assai problematiche, quasi impossibili dalle condizioni meteo e del mare, riuscissero a portarne in salvo la maggior parte. Il tutto in un’atmosfera da tregenda anche perché, per la solita aggressività dell”homo foemina lupus‘, vari testimoni hanno descritto le scene ignobili di uomini che picchiavano le donne – depositarie di una prelazione per l’accesso ai mezzi di soccorso -, onde assicurarsi loro un posto sugli elicotteri del salvataggio.

La maggior parte, meno dieci: al momento è questo il numero ufficiale delle vittime (ma i media greci parlano di 38 dispersi) e, guardando su vari canali i TG, un po’ mi sono vergognata della petulanza con cui alcuni Colleghi hanno tampinato la signora greca superstite, ricoverata in ospedale, facendole ripetere fino allo sfinimento la ricostruzione di quelle quattro terribili ore in cui è stata fra i gelidi marosi, insieme a suo marito, Georghios Doulis che, purtroppo, non ce l’ha fatta a salvarsi, preferendo immolarsi per tutelare lei.

Ci sono momenti in cui si prova imbarazzo ad essere giornalisti, perché ci sono colleghi che, in nome di un malinteso diritto di cronaca fine a se stesso, perdono di vista la delicatezza di sentimenti che suggerirebbe loro di non infierire nel voyerismo emotivo; di non perseguitare una povera donna stravolta dall’orribile esperienza appena vissuta, in cui ha perso il suo affetto più caro.

Nell’incipit, usavo cautela nell’attribuire il titolo di ‘eroe’ ad Argilio Giacomazzi. Perché non è chiaro il conflitto fra le prescrizioni, in particolare riguardanti le porte tagliafuoco e un ponte, il 4, proprio quello dove è divampato l’incendio, che non era stagno come sarebbe stato necessario proprio per prevenire un incidente come quello che è poi avvenuto e la navigazione, malgrado tutto.

Sei in tutto le deficiences trovate alla nave pochi giorni fa dall’ispezione dell’organizzazione internazionale Paris Mou, pur avendo la nave stessa superato a luglio scorso i controlli di sicurezza di RINA Services. La domanda è: essendo i rilievi di ‘Paris Mou’ datati 19 dicembre  -successivi, dunque, ai controlli del RINA-, il Comandante avrebbe dovuto aspettare che fosse compiuti i lavori di adeguamento alle prescrizioni, prima di caricare i passeggeri e prendere il mare?

Con la volubilità che contraddistingue il destino (e l’opinione pubblica), potrebbe darsi che emerga che l’eroe di questi giorni abbia peccato di superficialità; e l’armatore, pure. Finita l’enfasi empatica del post tragedia, ci metto la mano sul fuoco (sic!) che imperverseranno le polemiche, anche per far scattare (o meno) le polizze assicurative.

Mentre noi stiamo commuovendoci o piangiamo le tante vittime, infatti, senza che ce ne rendiamo conto, (con quale Compagnia era assicurato l’armatore?) un esercito di avvocati, periti e quant’altro saranno già in febbrile lavoro, confrontandosi su campi avversi. Tutto per questioni di denaro, naturalmente; anche quello che non è stato speso per adeguare alla navigazione la Norman Atlantic. E’ quello il fuoco che corrode la nostra anima; per qualche centinaia di migliaia di euro (i lavori di adeguamento richiedono un fermo della nave anche per più settimane e interventi costosi) non solo si sono perse vite umane (al momento, cinque…), ma se ne sono messe a rischio molte altre, fra i passeggeri, l’equipaggio e i soccorritori.

Questo periodo post natalizio è stato funestato da una serie di incidenti, sia navali che aerei, che hanno assommato un pesante bilancio di vittime. Lo speronamento nel Porto di Ravenna, fra una nave del Belize  -con equipaggio siriano- ed una turca (che ha avuto la peggio) ha altri morti all’attivo; e, dall’altra parte del mondo, un Airbus di una Compagnia aerea della Malesia (il terzo aereo malese, quest’anno), pare che abbia portato in fondo al mare il suo carico umano di 163 passeggeri e l’equipaggio.

E’ come se il destino avesse voluto lanciarci un ammonimento, noi che stiamo qui, a rimpinzarci di panettoni e mostaccioli; cassate di ricotta e capitoni: memento mori! Qualcuno anche d’indigestione… e c’è tutto il tran tran dei morti di fame, in guerre, in epidemie che non vanno in prima pagina ma che muoiono lo stesso, nell’indifferenza generale.

Intanto, mi pare di aver capito che c’è un altro argomento passato sotto silenzio -ed ai colleghi riuniti a Roma, alla Sala Polifunzionale di via Santa Maria in Via, alla conferenza stampa di consuntivo annuale del Premier Matteo Renzi forse non è venuto in mente di chiederglielo -: lo sapete che, nel tourbillon delle depenalizzazioni scattate ultimamente, sono state mitigate (o forse cancellate) anche le pene per chi si macchia di stalking?

Insomma, pareva strano che un provvedimento, accolto come una vittoria a tutela delle donne (ma, in piena coscienza, ci sono anche uomini stalkizzati…) desse un’arma in più per proteggere dalle persecuzioni vittime innocenti. Come al solito, il maschilismo trova tutti i grimaldelli per scassinare la sicurezza femminile …

 

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