sabato, ottobre 20

Nord Corea – USA: i (falliti) accordi precedenti Oggi sembra possibile un incontro fra le due parti, ma in passato questo non sarebbe stato un evento così insolito. Cosa successe le altre volte e perché si fallì sempre?

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Quello che pochi mesi fa era ritenuto impossibile, oggi potrebbe essere realtà. Il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato la propria disponibilità a incontrare il leader norcoreano Kim Jong-un per discutere in merito alla denuclearizzazione della Repubblica Democratica Popolare di Corea. Si potrebbe aprire, se non si fosse già aperto, un nuovo capitolo delle relazioni fra Washington e Pyongyang e mai come ora la minaccia di un’escalation militare fra gli eserciti dei due Stati sembra un’opzione poco praticabile.

Le tensioni fra Usa e Nord Corea sono una costante degli ultimi decenni: il punto di rottura definitivo si ebbe a seguito della Guerra di Corea, che andava a innestarsi su una serie di difficoltà diplomatico-militari preesistenti. Si può così dire che il primo negoziato, conclusosi con un accordo fra le segreterie dei due Stati, sia l’armistizio firmato a Panmunjom il 27 luglio del 1953, in presenza anche della Cina. Si trattava di un accordo di cessate il fuoco, che istituiva la famigerata zona demilitarizzata (una fascia, di spessore compreso fra i 2,5 e i 4 chilometri, volta a separare le due Coree) e regole circa lo scambio di prigionieri, in attesa della stipulazione di un trattato di pace. Nonostante che la questioni sia stata più volte ripresa, il trattato di pace non è mai stato firmato, tanto che, ad oggi, non la guerra non è ancora formalmente finita. Tentativi furono fatti l’anno successivo alla stipula dell’armistizio, alla Conferenza di Ginevra del 1954, che si conclusero con un nulla di fatto; un altro nel 1975, con la Corea del Nord che tentò di aprire un dialogo con i nemici statunitensi, che ritenevano però più efficace l’intermediazione della Cina. Negli anni 2000, invece, più volte il regime di Pyongyang ha annunciato il suo ritiro dall’armistizio, senza però far seguire nulla a queste minacce.

Il 1985 è un anno importante per le relazioni fra Usa e Nord Corea: in quell’anno, il Presidente della Corea del Nord Kim Il-sung sottoscrisse il Trattato di non proliferazione nucleare, impegnando così il proprio regime a non costruire un arsenale atomico. La firma di questo accordo era destinata a influenzare tutto il resto dei negoziati fra i due Stati, a partire da quelli iniziati nel 1990: da quell’anno in poi, i rapporti diplomatici fra i due nemici iniziarono a essere più intensi, ma non per questo più pacifici

Con l’inizio dell’ultimo decennio del XX secolo, il mondo stava ormai definitivamente perdendo la struttura bipolare che aveva caratterizzato tutta la storia dal secondo dopoguerra in poi. La Corea del Nord rimaneva quindi come ultimo baluardo di quei tempi che, grazie a una fortunata invenzione giornalistica di Walter Lippmann, passarono alla storia come ‘Guerra Fredda’. Nel gennaio di quell’anno, le due parti si incontrarono a Pechino, con la richiesta nordcoreana dello stop delle esercitazioni militari congiunte sudcoreano-americane, con conseguente ritiro delle truppe di Washington. Dal canto loro, gli Stati Uniti chiedevano a Pyongyang di sottoscrivere un accordo di salvaguardia nucleare, con lo scopo di permettere ispezioni alle strutture nucleari nordcoreane. I dialoghi ebbero luogo ancora lungo il corso dell’anno, per giungere al 1992, quando la Corea del Nord sottoscrisse l’accordo, fissando nel mese di giugno l’inizio delle ispezioni. L’anno successivo tuttavia, scoppiò la prima crisi nucleare nordcoreana, con Kim Il-sung che minacciò – non attuandolo – il ritiro della Corea del Nord dal Trattato di non proliferazione, con conseguente fallimento dei tentativi di dialogo nel maggio del 1994. Era solo una parentesi, però: con il viaggio in Corea del Nord dell’ex Presidente americano Jimmy Carter, i rapporti si distesero e i dialoghi ripresero, con tanto di conclusione di un accordo. Nel 1994, a Ginevra (quarant’anni dopo la Conferenza che avrebbe dovuto portare al Trattato di pace), si firmò l’Accordo-quadro, in cui la Corea del Nord si impegnava a fermare o dismettere i propri reattori nucleari e di permettere le ispezioni, mentre in cambio gli Stati Uniti si impegnavano a fornire ai coreani assistenza energetica e due centrali elettriche a reattori nucleari ad acqua leggera.

Questi furono i primi accordi dell’era Kim Jong-il figlio del defunto Kim Il-sung, morto nel 1994 e subito innalzato a Presidente Eterno dal regime di Pyongyang. Si proseguì sulla strada inaugurata nell’ottobre del 1994, con la formazione del KEDO (Korean Peninsula Energy Development Organization), un’organizzazione che doveva vigilare e controllare l’approvvigionamento dei reattori dell’accordo del 1994, mentre furono fatti dei tentativi per tenere dei colloqui multilaterali, con il coinvolgimento di Cina e Corea del Sud. Questi anni di relativa apertura sono tuttavia puntellati da piccole o meno piccole provocazioni da parte nordcoreana, che hanno sempre posto un freno a tentativi più seri di riconciliazione. Tuttavia, con la fine dell’amministrazione Clinton e l’elezione di George W. Bush a Presidente degli Stati Uniti, la situazione subì una brusca battuta d’arresto.

Iniziarono a farsi forti i sospetti che, nonostante gli accordi presi, la Corea del Nord avesse comunque iniziato clandestinamente un processo di arricchimento dell’uranio, procedura fondamentale per la proliferazione nucleare. La Corea del Nord ammise nel 2002 di avere un programma e i sospetti americani si rivelarono dunque fondati: in risposta, i rifornimenti garantiti dal KEDO vennero sospesi. Pochi mesi dopo, la Corea del Nord annunciò il definitivo abbandono del Trattato di non proliferazione, ratificano quasi vent’anni prima. Tuttavia, questi anni (che passarono alla storia come Seconda crisi nucleare), conobbero un accordo: una Dichiarazione Congiunta fra Usa, Nord Corea, Sud Corea, Russia, Cina e Giappone (tutti Paesi politicamente o geograficamente interessati) venne firmata nel 2005. La Corea del Nord si impegnava ad abbandonare nuovamente lo sviluppo di testate nucleari. Ma anche questa Dichiarazione non venne rispettata a lungo.

Kim Jong-il rimaneva Leader Supremo in Corea del Nord, mentre in America arrivava Barack Obama. Il numero di incontri fra le due parti calò drasticamente, mentre aumentò, contestualmente, quello di provocazioni militari coreane, con test nucleari, affondamenti di navi. Poco dopo l’elezione di Obama, tuttavia, Kim Jong-il morì e il suo posto venne preso da Kim Jong-un. Era arrivato il tempo dei lanci missilistici e dei test nucleari: era iniziata quella che gli Stati Uniti chiamarono ‘pazienza strategica’, il che significava un rifiuto di stringere accordi con la Nord Corea finché questa non avesse iniziato una fase di denuclearizzazione. Da allora in poi, non ci sono stati più incontri fra le due parti, con l’eccezione dell’Accordo del 29 febbraio, nel 2011, in cui la Corea del Nord si impegnava genericamente ad accettare una moratoria sui test missilistici e sull’arricchimento nucleare in cambio di aiuti alimentari.

Da lì, solo test nucleari, lanci missilistici e minacce di guerra, ricambiate volentieri dal nuovo Presidente Donald Trump. A inizio anno, la svolta. Che il nuovo clima di distensione riuscirà dove la strategia attendista di Obama non era riuscita?

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