lunedì, Settembre 20

Nord Corea: l’economia della resilienza, in barba alle sanzioni Il regime di Kim si fonda sullo ‘byungjin’, sviluppo economico. Ce ne parla Marco Milani, ricercatore presso il Korean Studies Institute dell’Università of Southern California

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Quanto divario c’è tra l’economia reale e i proventi economici che sostengono il regime?

I proventi economici che sostengono il regime hanno la finalità ultima di mantenere il regime al suo posto e portare avanti le sue politiche. Ovviamente non si tratta solo del programma nucleare e missilistico, ma anche delle attività rivolte alla popolazione. L’economia nordcoreana è ancora fortemente pianificata, nonostante alcune limitate riforme e la presenza di attività di mercato tollerate, quindi parte dei proventi economici del regime vengono utilizzati per lo sviluppo dell’economia nazionale. Ad ogni modo i proventi del regime non ricadono in maniera diretta sul livello di vita della popolazione, ma vengono sempre mediati dalle politiche e dalle priorità del regime.

Quanto incide sull’economia l’emigrazione, ovvero i lavoratori nordcoreani all’estero e dunque le loro rimesse? E di queste rimesse quante finiscono ‘in tasca’ al regime?

La questione dei lavoratori nordcoreani all’estero è piuttosto complessa. Il regime ha infatti inviato migliaia di lavoratori all’estero come manodopera a basso costo: si va da lavoratori della ristorazione in Cina o altri paesi asiatici, a lavoratori nelle costruzioni in Russia e altri Paesi dell’Europa orientale, e altri ancora. Tutti questi lavoratori sono strettamente controllati dal regime e il denaro che guadagnano viene puntualmente inviato in patria e gestito dal regime, non si può quindi parlare di rimesse nel senso tradizionale. Le somme che arrivano direttamente alla popolazione sono molto limitate: alcuni defectors riescono a far arrivare denaro nel Paese tramite brokers, così come molti coreani che vivono e lavorano in Giappone e che riescono a sfruttare i contatti esistenti tra il regime nordcoreano e le associazioni presenti nel Paese.

Quanto incidono le sanzioni internazionali?

Le sanzioni internazionali hanno un impatto sia sul regime che sulla vita della popolazione. Tuttavia la resilienza di tutto il Paese all’isolamento e alle sanzioni è decisamente alta, soprattutto dopo la cosiddetta ‘ardua marcia’ degli anni ’90. Il Paese è in grado di sopravvivere ed andare avanti anche in una situazione internazionale ostile; inoltre ha sviluppato negli anni diversi canali, più o meno legali, per aggirare questo isolamento. Di conseguenza molto spesso le sanzioni rischiano di colpire molto di più la popolazione del Paese piuttosto che il regime stesso; in particolare, quando le sanzioni agiscono anche sulle attività di aiuto umanitario all’interno del Paese.

Quante le possibilità di una ripresa?Quali le previsioni future?

Non credo sia corretto parlare di ripresa dal momento che nell’ultimo anno l’economia del Paese è crescita del 3.5%. Ad ogni modo, sarà interessante fare una valutazione precisa dell’impatto delle nuove sanzioni sull’economia reale del Paese (se ci sarà un aumento sostenuto e continuato dei prezzi di alcuni beni, come il regime riuscirà a limitare l’impatto delle sanzioni, ecc…) per poter capire le direzioni future. Per poter migliorare la situazione economica generale del Paese sarebbe importante ripristinare la cooperazione, soprattutto da parte del sud, e cercare gradualmente di limitare l’isolamento del Paese; entrambe queste opzioni non sembrano però sul tavolo in un momento in cui la pressione e l’isolamento sono i principali strumenti della comunità internazionale. In tale contesto sarebbe però importante riuscire a mantenere una separazione tra il regime sanzionatorio e le necessità di aiuti umanitari alla popolazione civile, in maniera tale che il promo non abbia un impatto negativo sul secondo.

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