martedì, Agosto 3

Nonna TV, scontro finale 40

0

televisione

 

Che la costruzione  delle opinioni sia una questione di pertinenza ormai quasi esclusiva dei media è un fatto largamente accettato, come idea generale. C’è oggi molta più consapevolezza di questa realtà di quanto non ve ne  fosse ai tempi delle grandi dittature della prima metà del Novecento, quando alcuni astuti tiranni intuirono e sfruttarono assai bene  il fenomeno, manipolando enormi masse. Allora però la vis comunicativa, propria dell’eloquenza e del carisma individuale del personaggio che imponeva le sue idee soprattutto tramite i discorsi di piazza e il controllo dei giornali e della scuola, non poteva contare sulla diffusione capillare della televisione, regina della seconda metà del secolo passato.

Passato, già. Ma la tv, che ha tirato su almeno un paio di generazioni e affronta oggi la terza, in che condizioni è?

In Italia non buonissime, direi. Ma vediamo la situazione un po’ più da vicino, partendo dalla Rai e dal suo controverso servizio pubblico. Salta subito all’occhio, ed è anche un indicatore evolutivo interessante, la ridondanza dei notiziari. Tre reti generaliste, tre notiziari trasmessi giornalmente in varie edizioni. Dai tempi di Telekabul, soprannome affibbiato al Tg3 del compianto Sandro Curzi, dell’aggressivo Tg2 craxiano e del tranquillizzante transatlantico battente bandiera Tg1 molta acqua è passata sotto i ponti, e si vede. Il più uguale a se stesso è certamente il giornale di Raiuno, pio e paternalista come un tempo, gli altri due gli si sono conformati nella sostanza, mantenendo un’impaginazione formale più sbarazzina e up to date. Insomma, l’orientamento politico si è  omogeneizzato e le differenze sembrano rispondere più al raggiungimento di target legati più alle tre età anagrafiche dell’homo televisivus che alla perduta pluralità delle sue opinioni.

In più, la trasmissione non stop di notizie da parte di Rainews 24, il vero concorrente tv dell’informazione web, ha totalmente svuotato di significato i tre monumenti ricordo della grande lottizzazione. Non che oggi la politica sia fuori dalla Rai, tutt’altro. E’ che nonostante si provi in tutti i modi ad allungare il brodo della contrapposizione modello guerra fredda sinistra-destra, che ha fruttato al grande manipolatore di Forza Italia quasi vent’anni di potere incontrastato, il Paese è cambiato. Si scontra su problemi concreti: il lavoro, le tasse, i diritti civili, la lotta alla criminalità e alla corruzione, le questioni legate all’immigrazione. Tutta roba che non vede netti schieramenti politici collocati al di qua o al di là di linee ideali, o ideologiche.

Proprio su questo terreno ha terminato la propria parabola politica Silvio Berlusconi, le cui corazzate d’informazione televisiva, per tornare in argomento, si stanno sciogliendo come neve all’incedere della nuova stagione.

Il terzo polo, rappresentato da La7, network spregiudicato e per forza di cose attento ad ogni spazio lasciato libero dai due giganti Rai e Mediaset, coltiva in qualche modo l’area del dissenso antagonista, strizzando l’occhio al mondo grillino ma senza correre il rischio di essere ad esso omologato. Un’operazione simile a quella che conduce, con più successo, nel settore della carta stampata il “Fatto Quotidiano”.

Per il resto, l’avanzare di quello che alcuni osservatori definiscono “pensiero unico” ed altri (quorum ego) il tardivo allineamento italiano su standard di pensiero occidentali, sta facendo perdere vistosamente colpi alle piazze infuocate dei talk show, in caduta libera di audience. Finalmente la gente comincia a non poterne più di facce stravolte, vomitanti insulti a soggetto con cinica determinazione. Gli opinion maker di bell’aspetto, stufi di redigere faticosi editoriali quotidiani e anelanti a telecontratti milionari sono avvertiti: posti in esaurimento.

La nuova, se così si può dire, frontiera della televisione, il campo di battaglia dove l’asperrima sfida col web, nuovo mostro assetato di coscienze, sembra ancora aperta è il settore dell’intrattenimento.

Quello sportivo è ormai appannaggio della pay tv, Sky su tutte. Ciò a causa delle enormi cifre raggiunte dal giro d’affari legato soprattutto al calcio, zoccolo duro a morire nonostante le continue diatribe di campanile, o forse proprio in virtù di quelle, anche se è in aumento il numero di appassionati che ricorrono allo streaming per seguire le partite. Il fenomeno è stato infatti prontamente affrontato da Sky e compagni, provvedendo a un’offerta  a pagamento di qualità superiore alle dirette un po’ artigianali recuperate dai navigatori incalliti sui siti di mezzo mondo. 

L’intrattenimento “leggero” sembra invece ormai orientato con successo su programmi vagamente demenziali, dove i colossi tradizionali si scontrano con nuove emittenti che puntano tutto su ciniche sfide tra grassi e magri, finte esibizioni di maghi capaci di trucchi mirabolanti, mostruosità assortite e, soprattutto, crudelissime battaglie a sfondo culinario dove cuochi spietati maltrattano con palpabile sadismo sventurati apprendisti in lotta tra loro per uno sprezzante riconoscimento di talento.

Si prevede, per il futuro, un aumento del tasso di perversione. La guerra è entrata nella fase finale e gli ultimi colpi si preannunciano letali, senza riguardi per nessuno.   

 

L’informazione che non paghi per avere, qualcuno paga perché Ti venga data.

Hai mai trovato qualcuno che ti paga la retta dell’asilo di tuo figlio? O le bollette di gas, luce, telefono? Io no. Chiediti perché c’è, invece, chi ti paga il costo di produzione dell'Informazione che consumi.

Un’informazione che altri pagano perché ti venga data: non è sotto il Tuo controllo, è potenzialmente inquinata, non è tracciata, non è garantita, e, alla fine, non è Informazione, è pubblicità o, peggio, imbonimento.

L’Informazione deve tornare sotto il controllo del Lettore.
Pagare il costo di produzione dell’informazione è un Tuo diritto.
"L’Indro" vuole che il Lettore si riappropri del diritto di conoscere, del diritto all’informazione, del diritto di pagare l’informazione che consuma.

Pagare il costo di produzione dell’informazione, dobbiamo esserne consapevoli, è un diritto. E’ il solo modo per accedere a informazione di qualità e al controllo diretto della qualità che ci entra dentro.

In molti ti chiedono di donare per sostenerli.

Noi no.

Non ti chiediamo di donare, ti chiediamo di pretendere che i giornalisti di questa testata siano al Tuo servizio, che ti servano Informazione.

Se, come noi, credi che l’informazione che consumiamo è alla base della salute del nostro futuro, allora entra.

Entra nel club L'Indro con la nostra Membership

Condividi.

Sull'autore

End Comment -->