venerdì, Settembre 17

Non vi rendete conto che siete ridicoli? Si discute, si litiga, ci si accapiglia al solo ed unico scopo di guadagnare qualche voto con i propri strilli. E agli strilli, i commentatori, la 'stampa libera e meno libera' rispondono commentando i litigi in questione

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Mentre il mondo si affanna, meglio, finge di affannarsi, intorno al tema dell’Afghanistan e delle libertà negate alle donne in quel Paese, come se ci fossero solo le donne a subire danni, e gravi anche, la nostra politichetta, sfruttando anche il grave errore di uomini di valore come Giorgio Agamben, Massimo Cacciari e Gianni Vattimo di mettere in campo una discussione sulle libertà riferendola, o lasciando che venisse riferita, alla vaccinazione e alla certificazione, continua a contorcersi in discussioni di lana caprina urlate. Tanto più urlate e volgari, in quanto il ‘semestre bianco’, pone i politicanti al riparo dall’unico rischio che temono davvero: le elezioni.

Ecco, vedete: si discute, si litiga, ci si accapiglia al solo ed unico scopo di guadagnare qualche voto con i propri strilli, che poi alla fine è solo ‘visibilità’ a giudicare dai sondaggi. E agli strilli, i commentatori, lastampa libera e meno libera‘ e le ‘grandi firme’ (che non sono più come una volta gli atelier di moda, ma i giornalisti autoiscritti all’ordine dei grandi giornalisti) rispondono commentando con più o meno sussiego, e sempre in modo molto verboso e autoreferenziale, i litigi in questione. Io, confesso, vengo preso da una crisi di itterizia ogni sera quando Enrico Mentana annuncia, serissimo, che ‘stasera ci sono molte notizie nel TG’, come se uno pensasse ‘ah che bello, stasera Mentana ci guarda e tace’, e poi comincia a raccontare che Matteo Salvini in mutande da bagno ha dichiarato di essere contro il green pass al cinema e alla vendita ambulante di panini imbottiti! Ma nessuno, Mentana incluso, si domanda che cosa siano questi partiti che litigano, cosa propongono, quale filosofia (per carità, si fa per dire) seguano.
Certo, domandarselo è, sarebbe, invece, non solo lecito, ma, direi, doveroso.

Al di là della ‘caratura’ bassissima, per non dire infima, dei politicanti nostrani, uno non può non domandarsi, ad esempio, come sia possibile, anzi, come si possa anche solo pensare che il segretario di un partitoimportante‘, come immagina di essere il PD, non solo partecipi a delle elezioni suppletive per motivi esclusivamente di sopravvivenza fisica (come ci ha detto, essendo ora privo di fonti di guadagno, dice … , dice … , dice lui, poverino), ma lo faccia scontrandosi, tanto per cambiare, col solito subdolo Matteo Renzi, senza il simbolo del partito del quale dice di essere il segretario!
Pensateci un momento. E ditemi se non è davvero al limite del surreale, anzi, oltre quel limite.
Enrico Letta, ‘il dotto Letta‘ come lo chiamo io -visto che sostiene di essere un fondamentale pensatore politico-giuridico-economico-geopolitico e chi più ne ha più ne metta, titolare di una misteriosa cattedra francese- partecipa a quelle elezioni senza il simbolo del partito. Ora, badate, se è comprensibile, benché doloroso, che un uomo politico di spessore, mazzolato anche per sua propria colpa dalla stampa e dal suo stesso partito (avrei fatto meglio a dirla all’incontrario!), come Antonio Bassolino cerchi di riconquistare la sindacatura di Napoli senza il simbolo del suo partito, che presenta un altro, capire perché lo faccia Letta è al di sopra delle mie capacità. E, per di più, nulla esclude che alla fine, disgustati, gli elettori senesi e aretini noti per essere a dir poco ‘scabrosi’, non lo votino nemmeno, visto che sono usati come strumento per procurare un reddito al dotto di cui sopra.
Ma, tolto ciò, perdonatemi, la cosa è di una gravità devastante, specie dopo che quell’altro esemplare luminoso di politico, Nicola Zingaretti, il ‘fratello di Montalbano’, non solo ha rinunciato all’improvviso alla segreteria di quel partito, ma lo ha fatto dicendosene disgustato o peggio. Problemi ai quali -meraviglioso!- il mitico Fabrizio Barca propone di rispondere cercando candidabili a caso -tipo stellini- e progetti politici pure, nelle Agorà, con l’accento sulla ‘a’. E non viene, il Barca, sfiorato dal dubbio che forse se le sezioni (che lui chiama circoli, perché non ‘club’, Giorgio Napolitano sarebbe felice) potessero funzionare libere, e numerose, come una volta, e i dirigentidel partito, Barca incluso, si dimettessero tutti in massa lasciando il posto a gente vera, in breve tempo il PD avrebbe una politica e degli elettori. E invece, basta aprire il giornale o accendere la TV per vedere il dotto, magari un po’ sciamannato, commentare serio e ‘duro’ le cose dette da Salvini sul passaporto verde -il centro del nostro dibattito politico.

Del resto, non è un caso che si sia visto l’altro giorno l’ex Presidente del Consiglio, in tenuta ‘casual’ (cioè vestito come un buzzurro), ciondolare a Piazza del Pantheon, con compagna dotata di cane maleducato, per parlare di passaporto e non so che altro.
Anzi, per citare ‘Il Tempo‘: «Poi appare tra la folla, in tenuta da palestra con fidanzata e nuovo cucciolo di cane al seguito, l’ex premier e neo capo del M5S Giuseppe Conte. Resta indietro, intorno alla fontana del Pantheon, posando con una t-shirt nera e i muscoli da palestrato in bella mostra (anche se una certa pancetta non la riesce proprio a nascondere)»: seguito? Preceduto, quel cane tirava che sembrava un caterpillar!
Ecco, guardate, al di là della pancia di cui poco mi curo, di cosa si discuteva nella solita manifestazione? Del fatto che un Tizio, non certamente studioso di Hegel benché impegolato in una scuola, ha dato un pugno in faccia ad un giornalista che filmava la manifestazione anti-green-pass, per commentare col solito inutile sussiego (in quella tenuta, tutto puoi fare meno essere sussiegoso, specie se mentre parli il tuo cane abbaia come un forsennato e cerca di azzannarne un altro) la bruttura della cosa. Ora, per carità, è certo che prendere a pugni un giornalista durante una manifestazione su un tema così cretino, non è cosa buona, ma farne una questione di Stato, francamente, mi pare eccessivo.
Ecco, questo è il nostro livello: una tragedia, tutti i TG che dedicano minuti e minuti all’orrido fatto, interviste smisurate al danneggiato afflitto e sentenzioso, manifestazioni in piazza e arrivo del palestrato con cane per solidarizzare. Anzi, per metterci la ciliegina sopra, la stampa sottolinea, allusivamente, che mancavano Giorgia Meloni e Matteo Salvini. E non parliamo della efficientissima e prontissima Luciana Lamorgese, che scova armi di distruzione di massa nei covi dei ‘no-vax’, per non parlare dei documenti e dei manifesti inneggianti a sparare a … Di Maio! Ma non vi rendete conto che siete ridicoli?
Certo, cosa grave, ma vogliamo essere seri e dare alle cose il giusto peso? E magari parlare di qualcosa che abbia a che fare con la politica, col nostro futuro.
Macché! E infatti, tornando al dotto senza simbolo di partito potrei rilevare che, come spesso fa, la sinistra in Italia non perde mai l’occasione di darsi la zappa sui piedi. Ma dirlo oggi del PD è almeno difficile: cosa c’entri la sinistra col PD è uno dei segreti meglio custoditi in questo Paese e, quindi, non lo dico. È però evidente che un comportamento del genere è un modo per dire che essere parte di quel partito non è cosa né buona, né giusta. Sbaglio?
Ma no, la nostra politica ruota tutta e solo intorno a cose di quel genere, salvo mandarsi messaggi di odio trasversale a proposito del reddito di cittadinanza, un disastro, e quota 100, un disastro doppio.

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Sull'autore

Giancarlo Guarino, ordinario, fuori ruolo, di diritto internazionale nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, è autore di numerose pubblicazioni su diverse tematiche chiave del diritto internazionale contemporaneo (autodeterminazione, terrorismo, diritti umani, ecc.) indagate partendo dal presupposto che l’Ordinamento internazionale sia un sistema normativo complesso e non una mera sovrastruttura di regimi giuridici gli uni scollegati dagli altri.

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