martedì, Agosto 3

Non solo ‘Primavere’ nei blog mediorientali Evoluzione dei sistemi della comunicazione

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Amman – Uno degli aspetti delle Primavere Arabe che ha maggiormente colpito l’opinione pubblica occidentale è stata l’evoluzione dei sistemi della comunicazione che hanno affiancato e coadiuvato le varie rivolte.
A distanza di tre anni dall’inizio delle rivolte, secondo alcuni osservatori, però, l’importanza della rete è stata sopravvalutata, almeno per quello che riguarda l’evoluzione degli eventi in loco, mentre ha avuto un ruolo importante nella trasmissione degli eventi all’estero.
Una grossa mole di materiale video ha  trovato una vetrina di primo piano su Youtube e Youreporter aggirando così i tentativi di censura e shootdown da parte dei vari Governi, attraverso veri e propri ponti telefonici creati in join-venture tra finanziatori e compagnie telefoniche compiacenti.

In Libia, merita ricordare, il caso dell’ingegnere Ousama Abushagur che, riuscendo nell’impresa di creare artigianalmente una centrale telefonica a Bengasi, con la sua accensione, ha riattivato le comunicazioni tra cellulari, creando la rete telefonica pirata Free Libyana operante sui satelliti messi a disposizione dalla compagnia emiratina Etisalat.
Quello che invece non ci si aspettava è stata la tenuta, sul lungo periodo, di un altro mezzo di condivisione: il Blog.

Secondo gli ultimi studi forniti da Technorati, il motore di ricerca dei blog, la mappa presenta circa 57milioni di blog nel mondo -circa centomila nuovi vengono aperti ogni giorno, le lingue più utilizzate sono l’inglese, il giapponese ed il cinese, seguiti a ruota da portoghese, arabo e italiano-  i blog aperti nelle zone arabe hanno subito un’impennata poderosa durante l’escalation delle proteste, e, nel solo 2012, si calcola che il 61% della popolazione con accesso internet gestiva o partecipava attivamente alle discussioni più varie nelle piattaforme blog.
Anche la scelta di scrivere in inglese o francese, piuttosto che in arabo, è chiaro sintomo della volontà di ampliare il più possibile il pubblico ricettivo senza limitarlo agli arabofoni.
Nella seconda metà del 2013, poi, con la distensione di aree come Yemen, Tunisia e Giordania questo processo è andato via via consolidandosi.
Un numero sempre maggiore di utenti, negli ultimi anni, considera il blog una fonte attendibile in cui reperire informazioni di qualità ed i grandi marchi stanno lentamente ridistribuendo i budget pubblicitari dagli advertisement o banner sui Social Network verso pagine dedicate fino alla ricerca dalla Star Blog, cioè blogger oramai affermati ed estremamente focalizzati in settori specifici, con un numero di seguaci fidelizzati rilevante.
Un’altra nuova figura conseguente è quella dell’influencer: cioè un personaggio famoso pagato per reclamizzare prodotti o servizi all’interno del proprio blog in maniera tale da creare un trend.
E’ proprio questo il punto forte del blog, il suo linguaggio diretto e non necessariamente tecnico.
L’utente si sente a proprio agio nel reperire informazioni e servizi in maniera più familiare e questa   tendenza va a stabilire un rapporto di empatia. Inoltre, la neutralità derivata dalla non-relazione fra il blogger ed il produttore del bene ricercato trasmette affidabilità. Sono questi gli aspetti che hanno portato il blog ad essere il terzo punto di riferimento per i clienti prima di un acquisto e i vari personaggi famosi ad aprirne uno.

Roba Al-Assi è la fondatrice di ‘Andfaraway.net’, uno dei primi blog in Medio Oriente datato 2004 con sede in Amman.

Roba, l’avvio del tuo blog risale a dieci anni fa, periodo in cui non erano al centro dell’attenzione nemmeno i social network, come mai questa decisione?
Quando il blog è stato aperto, oramai dieci anni fa, le reti di Social Network non erano ancora nate. Facebook, Twitter, YouTube, tutto è andato online ben dopo le umili origini di AndFarAway. Ho iniziato a bloggare perché sentivo il bisogno di avere uno spazio per esprimermi, salvare tutti i pensieri che ho avuto, e organizzare tutte le cose interessanti che ho visto, letto, sentito.

Perché hai scelto il blog?
Era l’unico mezzo disponibile, in quel periodo, anche se ancora molto rudimentale. Ho dovuto imparare ad utilizzare il codice HTML  e trovare soluzioni alternative per fare cose che oggi sono semplici ed automatiche, come ad esempio condividere immagini. Avevo 18 anni ed ero entusiasta di imparare e creare qualcosa di nuovo. Ora, a dieci anni di distanza, posso dire che tutto è andato per il meglio.

Il blog come strumento di comunicazione vede aumentare sempre più la sua importanza, soprattutto di recente, a scapito delle chat room e siti di social networks, qual è la ragione?
Non sono d’accordo con questo. Dalla mia esperienza personale, dal confronto con altri blogger, nonché dalle tendenze tecnologiche generali nel mondo, il mio parere è che i blog, come siamo abituati a conoscerli, sono quasi morti, dopo aver superato il loro periodo d’oro del 2006. Oggi, la rete è composta da un mondo di microblog in stile Twitter, Google+  e simili., fatti di aggiornamenti di stato, che sono sempre più spesso utilizzati per comunicare e condividere. E’ in sistemi di questo tipo che sempre più spesso si riconoscono le nuove fonti, ed è qui che si sta spostando il baricentro delle discussioni.

I blog hanno avuto un ruolo importante, a tuo parere, nei recenti  avvenimenti dei Paesi MENA?
I Blog dell’area MENA sono, per lo più, affascinanti per i media stranieri, ma sul territorio del mondo arabo, la maggior parte delle persone non ha la più pallida idea di quello che un blog è, in primo luogo. E non direi nemmeno che per i social network la situazione sia differente. E’ solo la disponibilità e facilità di comunicazione che la tecnologia consente per la prima volta nella storia, i social media sono solo stati il mezzo. Credo che non appena avremo a disposizione qualcosa di meglio dei social media, il mezzo cambierà.

La maggior parte delle testate on-line ha aperto, o sta aprendo, una rubrica specializzata  per dare spazio ai blog, quali pensi sia la ragione?
Il linguaggio utilizzato nei blog, a mio parere. Cioè il  racconto cronologicamente casuale di eventi sia un bel modo di diffondere informazioni e tenere i lettori in contatto con i giornali. Si adatta perfettamente al mezzo internet, meglio di ogni altro.

L’evoluzione della qualità dei blog lo ha recentemente eletto a strumento di valutazione del prodotto prima dell’acquisto da parte del cliente, come vedi l’evoluzione blog nei prossimi anni?
Questo è un ‘vecchio’ cambiamento, intendo che Engagdet e Gizmodo, ad esempio, si son mossi in questa direzione intuendo il nuovo trend per quasi tutto l’ultimo decennio! Credo che il blog si stia avviando ad essere uno strumento sempre più di nicchia nei prossimi anni, mirato verso persone con interessi specifici. Sarà nuovamente un media per appassionati. Leggo molto i blog , ma tutti i blog che leggo sono altamente specializzati come ad esempio Io9, che tratta solo di fantascienza, o BoingBoing focalizzato su notizie bizzarre.

 Ritieni di poter scrivere liberamente sul tuo blog?
Non ho mai realmente testato i limiti della mia libertà sul mio blog, questo perchè gli argomenti principali sono soprattutto cultura, arte, design e tecnologia. Questioni non esattamente sensibili.

La scalata dei Blog come strumenti di informazione non è comunque passata inosservata, specialmente in Medio Oriente ed in particolare in Giordania. L’art.49 del 2012,  entrato ufficialmente in vigore nel Giugno 2013, dopo sei mesi di tolleranza per la messa in regola secondo i nuovi parametri di legge, ha determinato la chiusura di altre trecento blog di informazione che non si erano adeguati alle richieste di legge. Essa prevede l’obbligo per i siti che contengono informazioni sulla Giordania di ottenere una licenza, di avere un direttore che sia iscritto al Sindacato dei giornalisti giordano, istituzione rigidamente regolata, e che i proprietari e i direttori siano considerati responsabili per tutti i contenuti, compresi i commenti sul web, mantenendoli in database per non meno di sei mesi. Proposte inaccettabili per chi, solitamente, gestisce un blog e lo fa come hobby a differenza del direttore editoriale di una testata, e, soprattutto, non ha la possibilità di filtrare o identificare quanto inserito da terzi, conseguentemente non può assumersene responsabilità legale.
Le reazioni internazionali al blocco dei siti hanno scatenato numerose proteste: Human Right Watch, Reporters senza frontiere, Article 19 e il Committee to protect Journalist hanno fatto da cassa di risonanza rilanciando la notizia ed aprendo numerose discussioni a riguardo.
Dopo l’annullamento della tassa di iscrizione al Registro stampa e la promessa di aprire un dibattito sull’argomento, esponenti di alcuni blog hanno presentato un ricorso ufficiale contro la norma.
L’esito, in positivo o in negativo, segnerà un precedente importante.

 

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