mercoledì, Maggio 25

Non regaliamo la Luna agli altri! Rinunziare alla competizione a favore di paesi dichiarati unilateralmete amici può essere un vero e proprio atto di criminalità istituzionale

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Settimana intensa per chi ama la Luna. La Luna di Pasqua che nei giorni scorsi ha mostrato tutta la sua interezza. La ‘Rosa’, secondo gli americani non per il suo colore ma perché così sono i fiori della pianta Phlox subulataspecie appartenente alla famiglia delle Polemoniaceae, che negli Stati Uniti fiorisce proprio in questo periodo. Ma anche, Luna sempre più lontana, sia per eventi politici che di natura strettamente tecnica.

Iniziamo dai secondi: dopo aver nuovamente sospeso quelle che allegramente si chiamano le ‘prove costume’, ovvero i test che si compiono tempo prima della partenza direttamente dalla piattaforma di lancio 39B del Kennedy Space Center, la NASA ha riportato nell’edificio in cui è stato assemblato (Vehicle Assembly Building), lo Space Launch System, il vettore che porterà gli equipaggi umani nelle prossime spedizioni lunari. Un segnale che fa comprendere quante nuove difficoltà faranno dilatare la prima missione sul nostro satellite naturale dell’era post kennediana. Sembra, lo raccontiamo per i più esperti, che sia stata una valvola che controlla la pressione dell’elio usato nello stadio superiore del razzo, a fare i capricci ma nonostante si sia tentata una manovra alternativa, dopo aver caricato l’ossigeno liquido, è stata rilevata una perdita di idrogeno nella conduttura alla base della rampa di lancio mobile a costringere al trasferimento del lungo sigaro in hangar.

Più grave, almeno per i fatti di casa nostra, che la Russia sia stata esclusa dalle missioni lunari dell’Europa. Con una decisione che alla fine non ha meravigliato nessuno, in una conferenza stampa al termine di un consiglio straordinario, il direttore dell’ESA Josef Aschbacher ha dichiarato che la sua agenzia ha rotto definitivamente ogni cooperazione con la Roscosmos, l’agenzia spaziale russa. Così, dopo l’annuncio della sospensione del programma ExoMars, arriva la notizia che sarà interrotta con esito immediato anche la collaborazione prevista nelle missioni lunari dell’impero di Putin, che prevedevano il coinvolgimento di strumentazioni e tecnologie progettate e realizzate in Europa.

Come sempre, ai più disinformati la notizia scivolerà senza traumi. Serve veramente pensare di andare sulla Luna se a oggi non sappiamo ancora come accenderemo i condizionatori d’aria questa estate?

È vero. L’Agenzia Spaziale Europea non ha mai elaborato missioni autonome sulla Luna, mentre è impegnata con NASA e Roscosmos con contratti di collaborazione. Non è una posizione di gran prestigio, ma in questo modo per l’una e l’altra agenzia si fanno lavorare le industrie dei Paesi membri che la mantengono. Nel caso in particolare di ExoMars il danno per l’Italia, suo terzo sostenitore, è importante e per quanto a Parigi assicurino che si sta mobilitando un gruppo alla ricerca di altre agenzie interessate, comunque l’operazione non sarà a costo zero e la sofferenza riguarderà proprio chi ha creduto nella cooperazione e che ha investito in quei prodotti. Quindi c’è poco da essere allegri. Specie per noi italiani.

Naturalmente dovremmo avere una diplomazia in grado di seguire queste vicende e proporre un bilanciamento dei danni tra tutte le componenti dell’ente europeo, ma abbiamo visto già da quando Riccardo Fraccaro era sottosegretario con delega allo spazio come tutta l’Italia ha saputo giocare compattamente per far fuori l’unica candidata italiana che avrebbe dovuto diventare capo dell’ESA. Quindi, non ci aspettiamo nessuna manovra, né contiamo, onestamente che il comitato interparlamentare eserciti qualche pressione direttamente alla fonte.

Il fatto però è anche un altro: andare sulla Luna oggi non è quello sport dei ricchi che si sono permessi John Kennedy, Nikita Chruščëv e i loro successori ai tempi della Guerra Fredda. Oggi la tecnologia spaziale ha già dimostrato capacità ben maggiori a quelle necessarie per lo sbarco su un corpo che orbita ad appena 350.000 km. di distanza dalla Terra. Sulla Luna occorre andare perché lo sfruttamento del satellite fa parte della space economy, cioè di quella porzione matura di guadagno dalla tecnologia concepita anni prima.

Esiste una letteratura scientifica molto ricca che riferisce di importanti materiali presenti sulla Luna, considerati strategigi per la Terra. È un’economia che si sta espandendo enormemente e che al momento è stimata in circa 400 miliardi di dollari. Un’opportunità da sfruttare fino a che si è primi. Di che si tratta? «L’estrazione di risorse come terre rare e metalli del gruppo del platino», ha rilevato in una recente intervista l’astrofisica Simonetta Di Pippo, da poco direttrice del laboratorio SEElab della Sda Bocconi di Milano. Materiali fondamentali in molte produzioni, specie in quelle dell’elettronica spinta.

Il controllo di queste risorse può rappresentare un momento di grande delicatezza nell’equilibrio di forze che si sta sviluppando ultimamente nel mondo dei potenti. Trascurarne l’importanza è da ignoranti. Rinunziare alla competizione a favore di paesi dichiarati unilateralmete amici può essere un vero e proprio atto di criminalità istituzionale.

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