sabato, Maggio 15

Non disperdiamo il patrimonio della Stazione Spaziale Internazionale La SSI, di cui in questi giorni è stato celebrato il ventesimo anno di funzionamento, deve continuare a funzionare con un’organizzazione che dia continuità a quello che ha rappresentato, conservando le sue vocazioni scientifiche alla comunità delle nazioni che perseguono la ricerca spaziale come un obiettivo di espansione della conoscenza

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Qual è l’eredità che ha lasciato John Fitzgerald Kennedy, 35° Presidente degli Stati Uniti, ucciso 57 anni fa a Dallas?  

Più volte abbiamo ricordato quei discorsi che convinsero il Congresso e il popolo del suo Paese all’opportunità di varare un programma che avesse per centro le spedizioni umane sulla Luna.  

E nel corso delle nostre considerazioni abbiamo sempre ribadito quanto la volontà di primeggiare nelle missioni spaziali fosse un‘esibizione di muscoli in uno stato di tensione che di fatto sussisteva tra l’est e l’ovest del mondo.  

Innegabile che molte di quelle problematiche affrontate per la soluzione di difficoltà non sempre testabili a Terra siano state tecnologie abilitanti di cui l’intera umanità ne ha beneficiato.  

Ora, al di là della retorica usata in certe circostanze che hanno visto più di una volta l’avvicinamento di conflitti irreversibili, riteniamo necessario raffigurare una realtà che deve apparire necessariamente meno rosea di quanto ci sogniamo.  

Lo spazio infatti è stato un luogo di ipotetico incontro agonostico tra Stati Uniti e Unione Sovietica dove sono state confrontate apparecchiature, lanciatori di grande potenze e innegabili capacità di intelligenze umane.  

Oggi il baricentro della scienza spaziale si è spostato su transiti meno chiusi di quanto non fossero a cavallo tra gli anni Sessanta e un paio di decenni fa. Sono stati effettuati molti investimenti per raggiungere le regioni esterne ai perimetri atmosferici della Terra anche da entità statali che apparivano in disparte, perché se ne sono rivvisati molto presto delle necessità pressati –prime tra tutte le telecomunicazini forse- ma anche altre applicazioni probabilmente meno intuibili ma ugualmente significative. Non ultima la geolocalizzazione. Tutte risorse ormai diventate indispensabili per ciascun abitante della Terra.  

Venti anni fa una svolta sorprendente è stata data dalla Stazione Spaziale Internazionale, una postazione che si muove in orbita bassa a circa 27.000 km/h, dedicata alla ricerca scientifica e gestita come progetto congiunto da cinque diverse agenzie spaziali: la Nasa, la russa RKA, l’ESA, la giapponese JAXA e la canadese CSA-ASC.  

La Stazione è un gioiello senza precedenti, di cui per altro l’Italia vanta la progettazione e la realizzazione di circa la metà della parte abitabile.  

Come sporadicamente narrato, l’idea di un sistema così complesso nasce non tanto dalla Guerra Fredda, quanto dal dover utilizzare parte del programma mai realizzato della Strategic Defense Iniziative (lo Scudo Spaziale) di Ronald Reagan la cui sola configurazione spiazzò le mire di supremazia dell’Unione Sovietica e convinse il Cremlino a mettere a fattor comune molte delle conoscenze e realizzare un qualcosa che sostenesse la ricerca e non andasse a invadere situazioni di geopolitica particolarmente spinose.  

Noi riteniamo che la Stazione Spaziale, di cui in questi giorni è stato celebrato il ventesimo anno di funzionamento, possa continuare a funzionare con un’organizzazione che dia continuità a quello che ha rappresentato, conservando le sue vocazioni scientifiche alla comunità delle nazioni che perseguono la ricerca spaziale come un obiettivo di espansione della conoscenza, evitando che vi siano dispersioni di un grosso bagaglio di relazioni accomunate.  

Vi è infatti il sospetto, se sono vere alcune dichiarazioni raccontate a Washington, che un nuovo atteggiamento della Casa Bianca e dei futuri preposti della Nasa possano ormai considerare superata la SSI, proponendo piani per finalità diverse.  

Sono lontani i tempi di frasi ad effetto: «Abbiamo deciso di andare sulla Luna in questo decennio e di impegnarci anche in altre imprese; non perché sono semplici, ma perché sono ardite». Non c’è un altro Kennedy forse in questo momento in grado di saper prendere decisioni e convincere tutti che siano le migliori, ma ci sono mille pericoli che incombono sull’intero scenario socio-politico del pianeta: non ultimo il progetto di una stazione cinese –Paese tenuto fuori della ISS- che potrebbe offuscare e superare il potenziale scientifico ottenuto fino ad ora. E temiamo che siano in molti a non averne compreso il pericolo o a giocare una partita proprio contro ogni razionale sentimento.  

Siamo certamente del parere che si possano creare altri avamposti che abbiano anche pregiate finalità commerciali, quali può essere una residenza fuori dall’atmosfera e dalla gravità per far provare sensazioni irripetibili sulla Terra. Riteniamo pure che un grosso laboratorio orbitante attorno alla Luna sia una soluzione ideale per la preparazione allo sbarco sul nostro satellite –e a quel progetto l’Italia parteciperà con tutto il suo know-how. 

Ma che questo non dissuada le grandi agenzie a trascurare un grande processo di ricerca che ha visto più continenti uniti in una ricerca oggi e in una necessità di difesa un domani non troppo lontano. È il compito di ogni governo che ha partecipato alla realizzazione della SSI, far rispettare questo impegno e tutelare una proprietà che è un patrimonio indivisibile.

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