sabato, ottobre 20

Non c’è alternativa reale a Lega e Movimento Cinque Stelle Governo Salvi/Maio destinato a durare, nonostante gaffes e incidenti vari nel disamoramento della pubblica opinione verso la politica

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Chi scrive crede di conoscere abbastanza bene Sergio Staino; l’intervista che il ‘papà’ di Bobo e del suo microcosmo familiare rilascia all’’Huffington Post‘ è un fare i conti con se stesso nelle ore del suo settantottesimo compleanno (a proposito: auguri); una ‘riflessione’ ad alta voce su quello che è stato, poteva essere; perché, e come. Per Staino quella sera dell’ormai lontano 1993, quando con un’operazione ben orchestrata, Bettino Craxi viene aggredito a suon di monetine davanti all’hotel Raphael, è stato «il primo atto di anti-politica della storia repubblicana, l’avvento di quello che i Cinque stelle e la Lega hanno oggi portato a compimento con il loro Governo».  Una «furia giustizialista», la definisce: non era una grande cosa. «Soprattutto non era una gran cosa aver goduto per quella scena… Mi vergogno della gioia che ho provato quando lanciarono le monetine contro Craxi».

«Mi capita di pensare dove abbiamo sbagliato», dice ancora Staino. «Cosa abbiamo fatto per favorire che forze negative si affermassero e prendessero addirittura il potere in Italia. E mi torna sempre in mente l’assalto al Segretario del PSI al Raphael. Allora ci rifiutammo di vederlo come un legittimo rappresentante delle istituzioni. Un uomo con il quale dialogare. Ci lasciammo andare a una pulsione sub politica, a un’estremizzazione dei valori etici, all’esaltazione della magistratura. Sono i sentimenti che hanno aiutato a gettare discredito sul Parlamento, sulle altre istituzioni, sulla politica, attraverso la teorizzazione della superiorità della società civile e con una serie di movimenti che, di fatto, hanno prima aperto le porte a Berlusconi, e poi le hanno aperte a Grillo».

Per quel che riguarda l’attualità politica Staino si dice «angosciato da questo Governo, preoccupato per lo stato della sinistra in Italia, in Europa, nel mondo. Ho l’impressione di vivere in un Paese sempre più cinico, in cui gli altri non sono mai riconosciuti come fratelli, ma sono individuati come avversari, a volte anche come nemici». E specificatamente per quel che riguarda la sinistra italiana: «Conosco troppi compagni che hanno votato 5 stelle. Non si può far finta che non esistano. Non si possono criminalizzare. Avremmo dovuto cercare di fare quello che ha fatto la Lega, ma al contrario: esaltare il loro elemento di sinistra, mentre Salvini ha esaltato quello di destra».

Una analisi, un ragionamento tutt’altro che isolato. Con altre parole, e ben più articolato argomentare, sono le cose che dicono Walter Veltroni e Romano Prodi; e molti altri padri ‘nobili’ del PD e della sinistra. Anche Veltroni, per esempio, avverte che «è un momento davvero drammatico, c’è sconcerto nell’opinione pubblica, la politica è stata ridotta a un gioco spregiudicato, deprivato di regole e etica». E aggiunge: «…La Seconda Repubblica non è mai esistita. Così è stata chiamata perché sono spariti i partiti del ‘900 e perché è stata cambiata la legge elettorale, diciotto volte. Ma la democrazia ha bisogno di regole, di un disegno coerente, di bilanciamenti, di poteri e di controlli».

La sinistra, dice Veltroni, «non può stare ferma. Non può coltivare il tanto peggio tanto meglio. Sembra dissolta, immobile come una statua di sale». Non può insomma ingozzarsi di pop corn e lasciar correre gli eventi secondo una road map tracciata da quelli che di volta in volta son definiti populisti, o sovranisti. Ci sono «grandi spazi per una sinistra nuova, aperta, che ritrovi il gusto e l’umiltà del lavoro tra la gente…la sinistra ha perso consenso perché ha smarrito il rapporto con il popolo, perché non capisce la società digitale, perché non è stata in grado, in tutto il mondo, di elaborare politiche sociali capaci di rispondere al bisogno di lotta alla precarietà della vita. Perché qualcuno ha teorizzato la follia dell`inesistenza di destra e sinistra…».

Fin qui, il ‘ragionare’, e (forse) il prepararsi a essere un’opposizione che sia degna di questo nome e di questo compito. Nel frattempo,  propiziati anche dal volar di stracci all’interno del PD (che dispone di sempre minori risorse intellettuali e concrete: il denaro per mantenere in piedi la struttura, la ‘ditta’, come un tempo la chiamava Pierluigi Bersani), accade quello che da tempo analisti ed osservatori hanno colto: un sempre più disamoramento della pubblica opinione verso la politica (testimoniato anche dall’ulteriore calo di votanti alle elezioni amministrative di ieri); un ulteriore premio alle forzesovraniste‘, Movimento 5 Stelle e Lega: riconoscimento non ai loro meriti (spesso inesistenti), quanto punizione a quei partiti e quelle formazioni politiche e leader percepiti come ‘tradizionali’, fonte e causa dei mali del Paese.

Intanto il Governo Salvi/Maio, presieduto da Giuseppe Conte, è destinato a durare, nonostante gaffes e incidenti vari. La ‘luna di miele’ con una consistente parte di elettorato propenso a concedere credito e fiducia, misto a una sorta di fatalismo  («vediamo che faranno, peggio degli altri no»), durerà. Lega e M5S in queste prossime settimane si produrranno nella conta dei sottosegretari, dei vice-ministri e nell’assalto sistematico a tutte le varie diligenze del potere concreto e reale. Le angosce di Staino (e dei tanti come lui), sono destinate a durare ancora per qualche tempo. Poco, ma sicuro.

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