domenica, Aprile 18

Non cadiamo nel tranello dei terroristi L'ISIS lavora per far credere sia in atto uno scontro di civilità: obiettivo il Califfato sunnita

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I fatti (i terroristi) di Parigi ci hanno sconvolto. Perché ad essere stati uccisi, sono stati dei giovani inermi, immersi nella spensieratezza di un fine settimana. Per la prima volta, abbiamo vissuto il terrorismo contro i civili, come accade da anni in Israele. Il giorno prima dei fatti di Parigi, due attacchi suicidi contro Hezbollah a Beirut avevano causato 43 morti e 239 feriti. E’ una strategia che si muove su più fronti. Quello interno, contro gli sciiti e quello esterno, contro di noi. L’intenzione del sedicente Stato Islamico è ricompattare il mondo sunnita ed espanderlo oltre la massima estensione che ebbe l’Islam nella sua storia, con il califfato Omàyyade, tra il 660 e il 750 d.c. Per farlo, utilizza l’arma più potente, l’ideologia. Essa è il collante e l’energia che muove le masse. Il miele delle mosche impazzite, di quella gioventù emarginata e disillusa che trova il proprio riscatto.

Questa costola sunnita del radicalismo islamico, che sembra identificarsi con il wahhabismo, ha origini in Arabia Saudita e ha diviso ulteriormente la già variegata galassia della comunità islamica mondiale. Essa è stata alimentata da più parti per indebolire i regimi sciiti e rendere ulteriormente instabile l’area mediorientale. L’evidenza dei fatti ci fa supporre che la situazione sia poi sfuggita di mano e che quest’orda di fanatici in pick-up, drogata dai petrodollari, abbia ora la pretesa, di riscattare tutte le vittime arabe dell’imperialismo occidentale.

Il facile tranello in cui vogliono farci incappare, è che sia in atto uno scontro di civilità. In realtà, cercano lo scontro, per identificarsi nell’intera comunità islamica. Lo scontro alimenta il risentimemto e l’emarginazione, gli ingredienti perfetti per la loro ideologia unificante. Quanto più isoleremo le comunità islamiche insediate in Europa, tanto più daremo il pretesto alla loro guerra santa. Il nostro culto della laicità, quando discrimina gli islamici, è il miglior regalo che possiamo offrirgli.

L’Islam avrà sicuramente bisogno della sua rivoluzione illuminista e di una seria autocritica, per non aver saputo arginare la peste del fondamentalismo. Il pericolo, però, è che anche l’Europa non abbia più gli anticorpi per combattere le ideologie. La nostra società del benessere, incolta e ipertecnologica, non ha più bisogno di certezze. Così si crea una gioventù smarrita, vittima dell’indifferenza, senza identità e in balia di cattivi maestri.

E allora, dovremmo ricominciare dall’educazione scolastica. L’unica arma che abbiamo contro l’appeal ideologico, è la memoria della storia, della nostra e altrui identità culturale. Ci fu un tempo, in cui l’islam e l’Europa vissero pacificamente. L’epoca di quell’Islam colto che tradusse i testi degli antichi greci. E l’Europa non fu solo guerra e colonialismo, ma anche civiltà e bellezza.

 

 

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