venerdì, Aprile 23

Non abbandonate la nave field_506ffbaa4a8d4

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Ci sono poche cose come il mare in grado di regalare metafore perfette. Berlino ne ha appena premiato la potenza espressiva, conferendo il suo massimo riconoscimento cinematografico, l’Orso d’oro, al film italiano di Gianfranco Rosi sull’accoglienza dei migranti a Lampedusa, FuocoAmmare. Uno sguardo magnetico, che costringe l’Europa a vedere cosa accade tra le onde che battono incessantemente le coste di Italia e nord Africa, dove ogni volta che affonda una barca, sono in tanti a morire.

Il popolare conduttore televisivo, Flavio Insinna, due settimane fa ha preso una bella iniziativa, rendendo pubblica la donazione del suo motoscafo da 44 piedi, ancora in ottime condizioni, all’associazione Médecins sans Frontieres, che agisce proprio in quei canali per fornire soccorso ai nafraghi che finiscono in mare. Le barche malandate dei migranti che riescono ad arrivare sull’isola di Lampedusa, il primo tra i tanti approdi possibili della Sicilia, rimangono ormeggiate laggiù, sotto sequestro e nessuno sa cosa farne, tranne un’intraprendente francescano, che ha deciso di portarne una ad Assisi e di esporla in piazza, trasformata in un presepe.

Il numero di queste imbarcazioni abbandonate in Sicilia è divenuto negli anni così imponente, che un senatore siciliano, Giuseppe Marinello, l’ha fatto presente anche in Parlamento, dove è stato appena depositato un Disegno di Legge, di cui il Senatore è primo firmatario insieme ad altri parlamentari di tutti gli schieramenti. ll ddl nasce come iniziativa parallela e complementare al Regolamento 1257/2013 dell’Ue, per far fronte all’emergenza ben precisa dell’abbandono di navi e per facilitare il riciclo di tutti i materiali recuperabili.

Non è ancora disponibile, ma ne abbiamo chiesta una copia e abbiamo visto che essenzialmente si basa sui seguenti quattro pilastri:

  1. ridefinire il concetto di relitto e di nave abbandonata (art. 2)
  2. effettuare entro sei mesi una mappatura di tutte le navi abbandonate, affondate o semiaffondate in porti, approdi e nelle loro immediate vicinanze (art. 3)
  3. istituire un osservatorio permanente presso il Ministero dell’Ambiente (art. 4)
  4. avviare un consorzio per il recupero, lo smaltimento e il riciclo dei materiali (art. 5)

Tutto naturalmente senza aggravio di costi per il contribuente.

La cosa più importante è ridefinire il concetto di nave abbandonata” ci spiega un collaboratore dell’ufficio tecnico, che sta seguendo l’iter legislativo, “per consentire il recupero e lo smaltimento degli scafi che si trovano in porti, approdi o nelle immediate vicinanze, da cui proviene oltre il 90% delle barche abbandonate“. Vediamo un po’ di numeri:

  • 150 relitti sommersi o semiaffondati
  • 31.000 imbarcazioni abbandonate
  • 10 grandi navi abbandonate nei porti quest’anno

Il disegno di legge ha come priorità quella di risolvere il problema dei relitti sommersi e delle grandi navi abbandonate“, ci dice il superconsulente, ma include per estensione l’intero palco nautico, formato da 103mila imbarcazioni da diporto iscritte nei registri delle capitanerie di porto e della motorizzazione e da ben 475mila natanti (meno di 10 metri) senza obbligo d’iscrizione, per un totale di circa 600mila barche in circolazione. Procediamo dunque alla ricognizione per ordine d’ingombro.

L’urgenza in questo momento è riportare a galla e demolire i 150 relitti che giacciono sommersi o semiaffondati nei porti italiani e nelle rade, destinandoli ai demolitori in grado di adottare i nuovi criteri di sicurezza, imposti dal regolamento europeo e dalla convenzione di Hong Kong, per evitare che si ripetano le tragedie di chi in passato ha avuto a che fare con l’amianto, senza rispettare i dovuti protocolli. Relitto della Concordia a parte, trasferito in gran pompa mediatica nel porto di Genova circa un anno e mezzo fa, attualmente la maggior parte delle navi da demolire segue la rotta della Turchia, dove ci sono le condizioni più favorevoli. C’è però una prassi dell’abbandono abbastanza consolidata da scoraggiare, che la norma propone di perseguire con la disposizione (art. 6,7,8) per tutte le navi, di dare risposta in tempi certi a un ordine di rimozione dell’autorità portuale, in mancanza della quale vengano automaticamente considerate abbandonate e affidate a un Consorzio, che se ne assuma i costi di rimozione, divenendone proprietario, così da sgravare la fiscalità generale dall’incombenza.

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